Anomalia tricolore Perché i Verdi in Italia non hanno mai sfondato

Ritrosia, difficoltà comunicative, incapacità di proporsi, appiattimento verso le posizioni della sinistra: dentro le difficoltà - e gli errori - dei partiti ambientalisti italiani, che non hanno rappresentanza politica dal 2008

LaPresse

In Austria, Germania ed Irlanda sono un’importante forza di governo, in Francia sono tra i protagonisti dell’alleanza progressista creata in occasione delle legislative, in Danimarca e in Svezia supportano gli esecutivi al potere dall’esterno. I partiti Verdi sono una realtà importante in molte Nazioni europee, specialmente nelle regioni centro-settentrionali del continente, ma non sono riusciti a sfondare ovunque. 

Nell’Europa Meridionale, ad esempio, sono tra i grandi assenti della scena politica, e le cose non sono cambiate negli ultimi anni, quando l’emergenza climatica ha assunto un ruolo sempre più importante nella coscienza collettiva. In Portogallo, in Grecia e in Spagna l’assenza (o quasi) di movimenti ambientalisti si fa sentire e stona con quanto accade nel resto d’Europa. E poi c’è l’Italia. 

La quasi totale assenza dei Verdi nel nostro Paese, come ricordato dal portale Non Sprecare, è una grave anomalia del quadro politico ed è una di quelle di cui si parla meno. Questa assenza non è legata allo scarso senso civico, anche perché i sondaggi evidenziano che i temi ambientali preoccupano molto gli italiani. I Verdi non hanno rappresentanza politica dal 2008: un tracollo molto rapido se si pensa che, agli inizi degli anni Duemila, potevano contare su 12 deputati ed altrettanti senatori. 

Dopodiché è venuta a mancare una classe dirigente dotata di una vera coscienza ambientalista, i ministri dell’Ambiente sono risultati sempre meno incisivi e gli elettori hanno scelto di rifugiarsi altrove: nell’astensione o nel Movimento 5 Stelle. Non è mancata, poi, una forte litigiosità, sia tra i politici “verdi” sia all’interno delle associazioni, che ha allontanato molti simpatizzanti. I Verdi, nel corso della loro storia, hanno mostrato volti diversi. Sono stati capaci, tra il 1990 ed il 2005, di ottenere risultati concreti come l’approvazione della legge sui parchi nazionali e quella sull’ecobonus, prendendo parte ai governi dell’Unione e dell’Ulivo. 

Hanno avuto tra le loro fila personaggi come Rutelli, Mancini, Ronchi ma sono stati incapaci di capire la società e bravi a farsi dei nemici. Rivista Studio cita la sconfitta del referendum sull’abolizione della caccia e sull’uso dei pesticidi del 1990, il primo a fallire per mancanza di quorum è per un’opposizione sociale diffusa. Il sociologo Gianfranco Bettin, ex candidato sindaco di Venezia, ritiene invece che «i Verdi si sono sempre sentiti grilli parlanti, depositari della verità ed in quanto tali esentati dal lavoro di convincere le persone. Bravi a costruire un messaggio, incapaci di creare relazioni per radicarlo». 

Secondo alcune voci critiche la Federazione dei Verdi, nata alla fine degli Anni 80 e recentemente trasformatasi in Europa Verde, ha commesso alcuni gravi errori. E tra questi ci sarebbe l’essersi appiattita eccessivamente verso le posizioni della sinistra. In Europa le forze politiche ambientaliste gravitano nell’area del centrosinistra, ma cercano di essere alternative a progressisti e socialisti, stringendo accordi con questi movimenti solamente dopo il voto. Manca un leader in grado di attrarre le attenzioni di televisione e social grazie alle tematiche ambientaliste. 

Negli ultimi anni gli ecologisti hanno mostrato un certa capacità di attrazione, a livello europeo, nei confronti degli eletti con il Movimento 5 Stelle. Tra questi ci sono Eleonora Evi, ora co-portavoce nazionale di Europa Verde, ed altri eurodeputati ex pentastellati come Marco Affronte, Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e Rosa D’Amato. L’eurogruppo è molto forte, mentre a livello nazionale si è registrato un certo movimento, nella scorsa legislatura, di onorevoli diventati Verdi (ma solo per un breve periodo). Da Bartolomeo Pepe, proveniente dal Movimento e poi diretto al Movimento Base Italia, a Paola De Pin, ex pentastellata poi diretta verso l’estrema destra passando per Enrico Buemi, socialista prima e dopo.

In vista delle elezioni politiche del 2022, Europa Verde e Sinistra Italiana hanno stretto un patto che ha portato alla nascita di una lista rossoverde. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, ha dichiarato a Fanpage che «l’alleanza politica non riguarda solo Sinistra Italiana, ma anche un pezzo consistente del mondo civico del nostro Paese come sindaci, consiglieri regionali eletti in realtà amministrative» e che intende «costruire una rete, un punto di riferimento in Italia che manca per chi crede nel tema della giustizia sociale ed ambientale. 

Bonelli ha chiarito come al centro dell’alleanza ci siano «giustizia sociale, climatica, lavoro e diritti», con l’obiettivo di «tutelare quel mondo d’impresa che vuole puntare sulla transizione ecologica» senza dimenticare una strategia energetica che, puntando sulle rinnovabili, «possa dare una prospettiva di riduzione dei costi».

Un sondaggio realizzato da Tecnè (Mediaset) e pubblicato il 20 agosto 2022 ha stimato che Verdi/Sinistra Italiana potrebbero ottenere il 3,7 per cento dei voti alla Camera ed il 3,6 per cento dei consensi al Senato, mentre una recente rilevazione di Termometro Politico è più pessimista e ritiene difficile una percentuale superiore al 2.

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