Divorzio alla burinaL’autogol di Totti, le borse di Ilary e la vita formidabile sceneggiatrice

Stiamo assistendo a un sequel, questa volta sul lasciaggio, della sottovalutata perla kitsch di Canale 5 “Ho sposato un calciatore”

Cecilia Fabiano/LaPresse

«Ma davvero tu pensi che io m’ammazzo per te?». «Quando lo fai è sempre troppo tardi». Il dialogo viene dal sottovalutato capolavoro di Canale 5 “Ho sposato un calciatore”, in onda nella primavera del 2005, ma potrebbe tranquillamente stare in quel compresissimo capolavoro che è l’intervista suicida che Francesco Totti ha dato ieri ad Aldo Cazzullo.

Perché l’ha fatto? La domanda ce la siamo fatta tutti tutto il giorno, e come diceva una vecchia canzone risposta non c’è nelle parole; ma non c’è neppure nelle strategie legali, nel buon senso, nel gioco delle parti, nella logica formale. Bisognerebbe mettere in una stanza quelli che pensano che Francesco Totti da quell’intervista guadagni qualcosa, ed esaminarne i cervelli con grandissima attenzione: continueremo a non capire perché Francesco Totti si sia ammazzato, ma di sicuro in quelle sinapsi alterate troviamo la cura per qualcosa.

Un amico ieri m’irrideva perché, il giorno prima, avevamo assistito a una discussione sull’attivismo social in cui una benintenzionata stigmatizzava quelli che ci invitano a risparmiare ma «tengono il Rolex in cassaforte», e io avevo sbeffeggiato quest’idea da commercialista di provincia che il Rolex sia entelechia di preziosità e mica l’orologio per chi non può permettersi gli orologi costosi; e poi ieri è arrivato Totti a dire a Cazzullo che Ilary gli ha rubato i Rolex prendendosi pure le garanzie (sottinteso: per rivenderseli; se le cause per diffamazione italiane fossero quelle americane, Ilary di qui a poco si comprerebbe villa Necchi, o qualunque sia il corrispondente romano).

Sono passati diciassette anni da quando, mentre in Italia arrivava “Ho sposato un calciatore” (rifacimento dell’inglese “Footballers’ Wives”), i giornali inglesi accusavano Wayne Rooney e la fidanzata di cornificarsi con massaggiatrici e baristi, ma soprattutto accusavano lei, Coleen, non di nascondere orologi in cassaforte per fingersi povera, non di arrubbarsi orologi dell’ex per fargli dispetto, ma di aver buttato via per capriccio un anello di fidanzamento da venticinquemila sterline: non ci sono più le grandiosità burine d’una volta.

Totti dice a Cazzullo che ha trovato l’anno scorso messaggi che rendevano evidenti i tradimenti della moglie, e che quindi (sintesi mia) il suo tradimento è un fallo di reazione; Ilary dice a Repubblica che con le cose che ha scoperto lei si rovinano cinquanta matrimoni, facendo intendere d’aver avuto più corna che Rolex. Chissà se troveremo prima su eBay gli orologi che Ilary avrebbe sottratto a lui o le borse che, dice Totti al Corriere, lui per ripicca ha sottratto a lei: tenete d’occhio i nuovi arrivi, magari Francesco Totti non conosce il mercato delle Hermès usate e, oltre a Cazzullo, avremo da guadagnarci anche noialtre, dall’intervista suicida. Una Birkin al prezzo d’una Carpisa val bene qualche panno sporco di milionari sciacquato in pubblico.

C’è un’interessante chiusura di cerchio per cui la serie bruttina su Totti dell’anno scorso, “Speravo de mori’ prima”, l’ha scritta Stefano Bises, che adesso è il più prestigioso nome delle sceneggiature televisive italiane e diciassette anni fa era quello di “Ho sposato un calciatore”. Purtroppo il prestigio professionale in tv funziona così, non col passaggio da giovane promessa a solito stronzo ma con quello da autore di capolavori ad autore di roba inutile ad alto budget. Adesso, però, se non sono tutti scemi, uno sceneggiato sul divorzio Totti a Bises devono farglielo scrivere, ce lo devono, e deve somigliare al capolavoro kitsch del 2005.

Lo farei partire dal 2014, quando Annamaria Bernardini de Pace scrive al Giornale una lettera che comincia così «Caro genero, mi sai indicare il momento in cui da genero devoto sei diventato degenero? Forse quando hai giurato sulla tua bambina che non avevi tradito mia figlia, o quando, molto tempo prima, in segreto, l’avevi già tradita?».

ABdP è avvocato divorzista, e il genero che in quel momento si sta separando da sua figlia è l’attore Raoul Bova. L’avvocato poi dirà che era finzione letteraria, come diciamo – ostentando indignazione per la mancanza di familiarità con l’io narrante – tutte noi che fingiamo di non usare mai e poi mai la scrittura per sputtanare qualcuno.

Otto anni dopo, ABdP, avvocato di Totti, presiede al rilascio dell’intervista suicida (i saperlalunghisti giurano non sia un caso di cliente smanioso di parlare in pubblico e avvocato impossibilitato a contenerlo: anzi, giurano sia il contrario). Quando l’ho letta, l’intervista suicida, mi sono messa a canticchiare «Non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani».

Non siamo mica gli americani, che devono convincere le giurie dando la loro versione dei fatti alla stampa. Non siamo mica gli americani, che hanno qualcosa da guadagnarci a far arrivare ai figli screenshot di risposte in cui si dice che la madre è traditrice e dispettosa e pure scroccona (Cazzullo non chiede a Totti che vuol dire che la recente vacanza di Ilary l’ha pagata lui: le carte di credito di lei sono addebitate sui conti di lui? Se dobbiamo essere la lavanderia dei panni della famiglia Totti, abbiamo diritto di sapere i dettagli).

Non siamo mica gli americani, però per una volta potremmo avere anche noi un notevole parco di personaggi secondari. Totti che scopre le corna con «una persona totalmente diversa da me, che appartiene a un mondo lontanissimo dal mio», e tu pensi sarà almeno Michele Mari, e non dice niente al migliore amico, ma convoca la migliore amica di lei che avrebbe fatto da mezzana. E l’amica di lei è la parrucchiera, e l’amico di lui è il massaggiatore, e l’amante diversissimo è un allenatore da palestra interamente tatuato, e c’è materiale umano più splendido dei ricchi burini?

In “Capote’s Women”, saggio di Laurence Leamer da cui in autunno Ryan Murphy girerà una serie, c’è una scena così magnifica che spero sia l’apertura della prima puntata. Gianni Agnelli sta con Pamela Churchill, già moglie del figlio di Winston. Lei vorrebbe farsi sposare ma lui non ci pensa proprio (quando resterà incinta la farà abortire e si metterà con Marella). Una sera la porta a Villar Perosa, e a una finestra c’è Giorgio – il fratello pazzo, l’Agnelli rimosso – che si mette a sparare con un fucile cercando di colpire la povera Pamela.

Ancora il divorzio Totti non ci ha fornito una scena così grandiosa, ma lasciamo un po’ di tempo ai personaggi d’allargarsi, a Ilary d’andare dalla Toffanin, sua ex compagna di balletti a “Passaparola”, a piangere mentre racconta la convocazione, da parte dell’ex marito, della parrucchiera colpevole d’averle presentato il bellimbusto, e il di lei interrogatorio.

Lasciamo che Chanel Totti – nata due anni dopo che Bises aveva chiamato la burinissima moglie di calciatore televisiva Cristal Ferrari – sbotti su TikTok contro tutti gli amichetti che le hanno mandato le foto dell’intervista in cui papà prima diceva che la sua priorità era proteggere i suoi figli, e poi procedeva a dettagliare le corna di casa e i furti di beni di semilusso. Lasciamo che il capolavoro venga limato dalla vita, che è sempre la più formidabile sceneggiatrice.

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