RitrovarsiTurismo trasformativo in Canton Ticino, tra sessioni di silenzio e “bagni” nella foresta

Si va in vacanza per tornarne migliorati, cambiati dentro. E questa regione svizzera è il posto giusto per provarci, specialmente grazie a un’immersione - fisica e mentale - nella natura

Innerwalk Project, Locarnese (Ph. Milo Zanecchia)

Quante sfumature di verde ha un paesaggio alpino? Con quanti sensi si può percepire un albero? Il rumore degli uccelli, della motosega e del motoscafo nel lago, laggiù, diventano una sinfonia se ti metti nella disposizione di percepirli. Rigenerarsi nella natura oggi, dopo un periodo vissuto sull’orlo dello stress sanitario, geopolitico e climatico – che peraltro non pare destinato ad avere mai fine – più che un vezzo è diventato una necessità vitale.

Per questo ci siamo recati in Canton Ticino – tramite mobilità verde su rotaia, poco più di un’ora da Milano – a caccia di angoli pittoreschi, cascate solitarie e laghi alpini color smeraldo, alpeggi e fonti che si candidano a centri energetici. Ma soprattutto in cerca di esperienze guidate che questa energia utilizzano per aiutare a ritrovare sé stessi e il proprio equilibrio interiore.

Il Ticino, regione svizzera meno muscolarmente dotata di altre dal punto di vista sciistico e impiantistico, regala tuttavia valli verdi e fonti (il sentiero delle quattro sorgenti sul massiccio del Gran Sasso unisce i luoghi dove sgorgano Reno, Rodano, Reuss e Ticino ticino.ch/sorgenti), cascate solitarie o maestose (Aurigeno, Maggia e Giumaglia in Vallemaggia, Piumogna in Val Levantina, del Botto a Rovio in Val Mara ticino.ch/luoghienergetici), viste sui grandi laghi Lugano e Maggiore, in grado di riconciliarci con un’esistenza colpita e affondata dagli eventi. 

La meraviglia che sale dalla natura vissuta a tu per tu consente non solo di staccare la spina e rilassarsi, ma diventa il terreno fertile per concepire idee e sensazioni nuove. Si chiama turismo trasformativo e pare sia l’ultima frontiera: dopo quello di massa e quello esperienziale, oggi si va in vacanza per tornarne trasformati, cambiati dentro.

Sound healing ed ecstatic dance
La potenza della musica e della danza per liberarsi e liberare le inibizioni e sciogliersi. Succede con i “viaggi” di Innerwalk Project. Si cammina in gruppo verso una destinazione ricca di suggestione – un’alba o un tramonto, una vista sulla vallata – e arrivati alla meta ci si conosce con esercizi guidati, nel nostro caso da Roberto. Guardarsi negli occhi con uno sconosciuto senza parlare per lunghi e apparentemente interminabili minuti è uno degli esercizi preparatori che consente di vivere a pieno l’esperienza, una sorta di riscaldamento emozionale. Dopo ci si infila le cuffie e parte la playlist guidata dallo spiritual dj Alex (che ha incontrato l’ecstatic dance a Goa), ideata come un viaggio sonoro verso una maggiore percezione non solo di sé ma dello spazio che ci circonda. Tre le regole: silenzio, niente alcol e niente droghe, non giudicare.

Innerwalk Project. Locarnese (Ph. Milo Zanecchia)

L’esperienza base dura tre ore ma ci sono anche tour da uno o più giorni. Noi proviamo l’esperienza più estrema: isolarsi nel suono e nella natura domata del Parco Ciani a Lugano tra famigliole in gita, jogger e un concerto in preparazione. Osservati con leggera diffidenza mentre balliamo silenziosamente indossando grandi cuffie (servono, oltre che a trasmettere musica, a segnalare agli “esterni” che si è impegnati in un’attività). Abbiamo danzato a favore dei luganesi indaffarati come in mezzo a un deserto. Ed è stato bellissimo.

Bagno nella foresta
Costruire una casa ideale nel bosco sotto un albero che s’avvita maestoso come un’architettura di Zaha Hadid, ascoltare i suoni vicini e lontani, frugare nella memoria cosa evocano i profumi del sottobosco, scorrere le mani lungo la corteccia e sentire la linfa che scorre dal terreno fino a tre metri sopra la testa. Circondati da quegli enigmatici esseri viventi che sono le piante, impariamo come prestare attenzione in un modo nuovo a ciò che ci circonda, dentro e fuori. 

Carona, Parco San Grato

Le proprietà curative dell’immersione in boschi e foreste è stata scoperta, o meglio teorizzata in Giappone negli anni 80 dal dottor Qing Li come Shinrin-Yoku. Oggi è praticata da 5 milioni di giapponesi bisognosi più di altri di combattere lo stress e i tipici malanni da urbanizzazione imbruttita. «Il forest bathing e il forest healing curano, prevengono le malattie, lavorano sui livelli di stress, ma per me sono soprattutto una via per stare bene, sentirsi sereni e tranquilli” ci dice la nostra guida Paola, ex atleta, analista finanziaria ed esperta del campo al Parco San Grato, sopra Lugano. Alla fine, si beve sotto le chiome tè all’olivone, un mix di erbe alpine originario della valle di Blenio.

E poi…
La natura, le erbe, il foraging: se passate da Lugano non potete mancare una connessione un tantino più epicurea ma non meno legata alla natura locale al Flamel, dove il bartender Niccolò grazie al Rotavapor fa tutto in casa (Gin, Assenzio – che scopriamo essere nato in Svizzera – bitter e distillati vari) con ampio uso di prodotti locali e le erbe raccolte da Martino, un produttore del mendrisiotto.

Se la cosa vi sembra troppo decadente salite, in e-bike o altro mezzo, all’alpe Zalto, dove vi potrà capitare di bere il latte di capra appena munto e dormirete nel sottotetto di una baita o su giacigli di paglia, come Heidi dal nonno. Sarete accolti con calore da Katya, chioma viola e tatuaggi, che rivolterà il vostro immaginario sugli alpeggiatori.

Il Museo d’arte della Svizzera italiana Lugano (Courtesy of MASI Lugano)

Infine, visto che in quel mondo frenetico e cittadino bisogna pur tornare, consigliamo la mostra dedicata ai “cartelli stradali concettuali” sessantottini e alle poesie industriali dell’artista belga Marcel Broodthaers al MASI LAC che impone una riflessione sul mondo egotico e spesso falsamente ribelle dell’arte e sui meccanismi, anche economici, che vi ruotano intorno. Un ulteriore distacco, di cui a questo punto sentirete un gran bisogno. Sempre che non vi sia passata del tutto la voglia di tornare a casa.