Riserve democraticheL’Ue dovrebbe creare scorte strategiche di materie prime critiche

Secondo l’analisi del think tank Centres for European Policy Network, serve anche diversificare i fornitori per interrompere la dipendenza da stati autocratici come la Cina

Terre rare colline
Jean-Philippe Delberghe, Unsplash

Litio, cobalto, terre rare. La transizione energetica e la mobilità elettrica richiedono notevoli quantità di «materie prime critiche», costituite, in particolare, da alcuni metalli relativamente rari. A tale realtà si aggiunge il presupposto generale, rappresentato dalla volontà di una nuova gestione «europea» del rischio negli affari globali e nella politica estera comune.

Ad oggi, molte materie prime provengono da Stati autocratici, soprattutto dalla Cina. Il Centres for European Policy Network (Cep) ha iniziato ad analizzare il piano strategico in più fasi che l’Ue sta delineando, elaborando però anche già proprie proposte a tal riguardo.

Tali proposte prevedono, in particolare, di porre l’accento sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la promozione specifica del riciclo dei metalli critici. Questa nuova ricerca riprende la tematica, introducendo però anche una approfondita riflessione sull’importanza di misure mirate a creare adeguate scorte.

«Poiché queste misure hanno effetto solo nel medio-lungo termine, l’accumulo mirato di riserve di materie prime critiche, oggi rappresenterebbe un’aggiunta sensata», consiglia l’esperto del Cep André Wolf, autore dello studio. Il Cep raccomanda anche strumenti di incentivazione pubblici quali ammortamenti speciali sulle riserve di materie prime, garanzie pubbliche per i crediti di stoccaggio o sussidi per le joint-venture di scopo.

Inoltre, delle riserve «istituzionalizzate» di materie prime servirebbero come sicurezza di base in tempi di massicce restrizioni di approvvigionamento. Tutto ciò, coordinandosi il più possibile anche con altri Paesi con standard democratici paragonabili a quelli europei, quali, ad esempio, la Norvegia, il Canada o l’Australia.

Secondo il Cep, tale «scorta di base» dovrebbe essere limitata a materie prime particolarmente critiche e dovrebbe anche essere gestita il più centralmente possibile a livello europeo. «In linea di principio, anche un ulteriore miglioramento della raccolta comune di informazioni rappresenta un prerequisito per una gestione attiva del rischio nel segmento dei metalli rari. Negli ultimi anni l’Unione europea sta compiendo anche notevoli progressi in questo campo», sottolinea Wolf.

Continua a leggere sul sito del Cep consultando il report.

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