Scusaci IgnazioFontana ci ricorda che in fondo la destra meloniana non è il peggio che potesse capitarci

Molti si sono concentrati sulle sue posizioni antiabortiste e anti-gay, dimenticando però che quello del tradizionalista cattolico che diventa presidente della Camera, nella Lega, è un format, già sperimentato con successo da Irene Pivetti

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Non è il caso di drammatizzare ma forse nemmeno di scherzare, dopo aver visto eleggere alla terza carica dello stato il leghista Lorenzo Fontana, uno che nel 2016 mandava fraterni saluti ai neonazisti greci di Alba Dorata riuniti a congresso e che nel 2014 volava in Crimea come “osservatore” per il referendum organizzato da Vladimir Putin dopo l’annessione manu militari della penisola, concludendone che «il popolo della Crimea sente di essere tornato alla casa madre» e che «la Ue dovrebbe fare un passo indietro sulle sanzioni alla Russia». Confesso che per prima cosa, dopo averlo visto sullo scranno più alto di Montecitorio, mi verrebbe voglia di chiedere scusa a Ignazio La Russa, perché nella vita tutto è relativo.

Molti si sono concentrati sui numerosi riferimenti religiosi nel discorso di Fontana, e sulle sue ben note posizioni antiabortiste e anti-gay, dimenticando però che quello del tradizionalista cattolico che diventa presidente della Camera, nella Lega, è un format, già sperimentato con successo da Irene Pivetti, quasi trent’anni fa. Era il 1994 e Pivetti si faceva notare per la croce di Lorena al collo, per abiti e stile d’impeccabile austerità, nonché per la richiesta di togliere dal suo ufficio tutti i quadri di nudo, salvo riciclarsi negli anni successivi come presentatrice televisiva in format di ben altro genere, e con ben altro look, posando in shorts e tacchi a spillo accanto al tronista Costantino Vitagliano e persino in versione Catwoman, con tanto di frusta. Per essere onesti, non credo che con Fontana avremo altrettanta fortuna, ma i precedenti incoraggiano quanto meno un cauto ottimismo sulle sue possibili evoluzioni. Sull’Italia, un po’ meno.

È però anche giusto ricordare che si tratta dello stesso Fontana già promosso a ministro della Famiglia dall’alleanza gialloverde, nel primo governo guidato da Giuseppe Conte, il quale da parte sua rivendica oggi per il Movimento 5 stelle un «quadro valoriale ben distante» da quello del neo-presidente della Camera. Ma anche questo è un format, che gli italiani ormai dovrebbero avere imparato a conoscere, dopo i successi delle precedenti edizioni del Conte I e del Conte II.

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