Scelta direttaPerché la nuova legge elettorale dovrebbe prevedere liste aperte

Secondo il think thank Tortuga, l’introduzione di un meccanismo di preferenza per le elezioni nazionali sarebbe un primo passo per ritrovare e rinvigorire il legame tra cittadini e politici

LaPresse

Che la salute dei partiti italiani sia da tempo cagionevole è un fatto ben noto all’opinione pubblica. Ma le recenti elezioni del 25 settembre, conclusesi con la più bassa affluenza mai registrata nella storia della Repubblica, rendono ancora più evidente il bisogno di ripensare in modo radicale il rapporto tra i cittadini e la politica.

I partiti sono tra le istituzioni che ispirano minore fiducia. Solo il 13 per cento degli intervistati in un sondaggio di Demos dichiara di avere fiducia nel loro operato (contro il 23 per cento per il Parlamento), e secondo i dati Istat, i cittadini esprimono un voto di 3 su 10 quando viene chiesto loro di esprimere la fiducia che nutrono nei confronti dei partiti.

In una democrazia parlamentare come la nostra, il principale meccanismo per consentire la partecipazione dei cittadini nella vita politica e la rappresentazione delle loro preferenze è dato dai partiti. 

Se questo ingranaggio si inceppa o addirittura si rompe, la legittimità e l’efficacia dello stesso sistema vengono chiamate in causa. Il declino dell’affluenza nelle elezioni politiche, da valori sopra all’80 per cento fino al 2008 al 63 per cento del 2022, è un segnale d’allarme.

A trent’anni dallo scandalo di Tangentopoli, con il conseguente collasso del sistema partitico italiano senza che ci sia mai stato un vero recupero, ci domandiamo quali ricette potrebbero finalmente rimettere in piedi il paziente.

Liste chiuse e liste aperte
Fornire la possibilità all’elettore di selezionare i propri rappresentanti attraverso liste aperte (cioè esprimendo delle preferenze sui singoli candidati nelle liste) è un cavallo di battaglia della società civile quando si tratta di pensare a come migliorare l’attuale composizione della classe politica.

Nell’attuale legge elettorale, gli eletti in quota proporzionale vengono selezionati in base all’ordine di comparizione nella lista elettorale, deciso a livello centrale dal partito. Questo, insieme al taglio dei parlamentari, minimizza l’impatto che l’elettore ha nel selezionare i propri rappresentanti. 

Inoltre, le candidature multiple spesso impediscono di “punire” i candidati ritenuti inadeguati, dato che verranno sempre ripescati in un altro collegio. È paradossale come, nell’attuale sistema, una persona che risulti eletta in più collegi sia proclamata eletta in quello in cui ha ricevuto meno preferenze. Un’importante alternativa su cui riflettere, anche rimanendo all’interno della cornice dell’attuale legge elettorale, è quella delle liste aperte.

L’attrattiva delle liste di candidati aperte è a prima vista semplice: dà la possibilità ai cittadini di scegliere direttamente il proprio rappresentante. C’è però un motivo se la prima legge elettorale proposta post-Tangentopoli prevedeva liste bloccate: la scelta diretta del candidato spesso creava meccanismi di voto di scambio e corruzione. 

Eppure, nell’attuale status quo, crediamo che non debba essere più un tabù riflettere sulla possibilità di reintrodurre uno schema di liste aperte per le elezioni parlamentari.

Sulla sinistra una possibile configurazione della scheda elettorale secondo la nostra proposta, in opposizione a quella delle ultime elezioni (Destra). Al votante viene esplicitamente richiesto di selezionare una preferenza all’interno della lista (in questo caso breve). Sarebbe comunque ammissibile esprimere una preferenza solo per il partito (segnando il simbolo), senza però alterare l’ordine dei candidati formatosi attraverso le preferenze espresse esplicitamente.

Il rapporto tra elettori ed eletti
Per prima cosa, una reintroduzione delle liste aperte può creare maggiore fiducia nelle istituzioni grazie a una rinnovata centralità del rapporto candidato/a-circoscrizione e un maggiore controllo degli elettori sui loro rappresentanti rispetto a sistemi con liste chiuse. 

Il lavoro di Cheng e Golden sul contesto italiano precedente a Tangentopoli sottolinea che i maggiori rischi di corruzione in un sistema a liste aperte, causati dalla necessità di finanziare costose campagne elettorali personalistiche, dipendono dalla dimensione dei distretti. Bisogna anche chiedersi se nello stesso contesto politico un sistema con liste chiuse avrebbe funzionato meglio. 

Il politologo Daniel Gingerich evidenzia che nei Paesi in cui l’utilizzo di risorse pubbliche a fini elettorali è pratica comune, le liste chiuse porterebbero a risultati ancora peggiori a causa della concentrazione di potere nelle mani dei vertici di partito.

Dove i candidati hanno più incentivi ad aumentare la propria popolarità per essere rieletti, il rischio è sempre che tendano a promuovere leggi che incoraggino la distribuzione di risorse a livello locale per i loro elettori. I dettagli del sistema elettorale e del contesto politico hanno però una profonda influenza nel determinare il tipo di distribuzione, in particolare la dimensione delle circoscrizioni.

Guardando al contesto italiano, abbiamo attraversato con le ultime tre leggi elettorali diverse versioni di liste chiuse. Il Mattarellum, quasi-maggioritario, dove la quota proporzionale prevedeva liste bloccate; il Porcellum, con liste bloccate lunghe; e l’attuale legge elettorale, il Rosatellum, con liste bloccate corte. 

Si è spesso sottolineato come questi strumenti fossero ben lontani dal rappresentare la panacea di tutti i mali. Al contempo, esperienze di preferenza diretta come le elezioni a livello regionale, comunale (nelle quali nel 2021 le liste civiche hanno attratto oltre il 60 per cento dei voti) e per il parlamento europeo non evidenziano particolari criticità.

Liste elettorali e partiti
Esiste inoltre un consenso rispetto alla relazione tra preferenze libere e strutture partitiche democratiche e inclusive. La ricerca scientifica sottolinea come queste incentivino la competizione tra membri dello stesso partito, con due conseguenze. Da una parte, le liste aperte favoriscono lo sviluppo dei partiti attorno a linee programmatiche maggiormente condivise dai membri del partito. Mancando alla leadership il controllo sulla formazione delle liste, è più facile arrivare a una convergenza verso proposte supportate da una base politica più ampia e in ultima istanza maggiormente rappresentative. 

Allo stesso tempo, le liste aperte facilitano l’ingresso di candidati nuovi con proposte innovative, che i partiti non sono in grado di tenere fuori dalle liste. Questo andrebbe a favorire quindi un processo di rinnovamento anche dal punto di vista delle idee.

Conclusioni
È importante che il confronto sulla legge elettorale non sia completamente schiacciato su argomenti volti soltanto a determinare come gli attuali partiti si spartiranno il potere in futuro. I corpi intermedi, la società civile e i cittadini tutti devono domandarsi quali riforme possono far funzionare meglio la nostra politica e, tra esse, quali possono obbligare i partiti a far bene il loro lavoro. 

In questo contesto, alla luce della ricerca nell’ambito delle scienze politiche, pensiamo sia utile riflettere sull’introduzione di un meccanismo di preferenza per le elezioni nazionali. Introdurre liste corte e aperte (con la possibilità di esprimere una preferenza anche tramite una semplice X) è un primo passo per ritrovare e rinvigorire il legame tra elettore e candidato, troppo spesso ignorato nelle proposte di legge elettorale.