Giallo La Russa «Non siamo stati noi. In queste cose è bravo Franceschini», dice Renzi

Il senatore di Italia Viva è principale sospettato per i voti arrivato dall’opposizione che hanno permesso l’elezione dell’esponente di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama. «I nostri voti, che non abbiamo dato, non sarebbero comunque bastati. Un sì è arrivato anche da Pd e Movimento Cinque Stelle. Ma non lo sapremo mai», dice

Mauro Scrobogna /LaPresse

«Non scherziamo, non siamo stati noi. In queste cose è bravo Franceschini». Titola così il Messaggero il colloquio con il leader di Italia Viva Matteo Renzi, nel suo primo giorno al Senato e anche il primo della 19esima legislatura, quello in cui Ignazio La Russa è stato eletto alla presidenza di Palazzo Madama senza i voti di Forza Italia ma con i voti dell’opposizione. Entra in crisi la maggioranza di centrodestra, ma anche l’opposizione.

Tutti sospettano del Terzo Polo di Renzi e Calenda, anche se servirebbero altri voti, avendo loro solo nove senatori. I franchi tiratori sono una ventina. «I nostri voti, che non abbiamo dato, non sarebbero comunque bastati. Un sì è arrivato anche da Pd e Movimento Cinque Stelle. Ma non lo sapremo mai», commenta Renzi.

E poi, «se io orchestrassi un’operazione del genere, la rivendicherei. Di più: andrei all’incasso», dice. «No, io non c’entro nulla, questa è una resa dei conti tutta interna al centrodestra». Eppure tutti puntano il dito su di lui. «Può essere stato chiunque. Non scherziamo: non ci si cappotta per sbaglio. Io, Letta e Gentiloni siamo durati per cinque anni di legislatura. E poi io non sono uno bravo a fare questo tipo di calcoli. Non sono, per dire, un Franceschini».

Renzi fa il nome dell’ex ministro della Cultura, plenipotenziario del Pd. Ci sarà lui dietro la mossa che ha portato alla presidenza del Senato il candidato di Fratelli d’Italia? «Diciamo solo che Dario è un ragazzo intelligente», commenta Renzi, che con «Dario» ha parlato e scherzato nella sua prima giornata tra i banchi del Senato e poi con il Cinque Stelle Stefano Patuanelli. «Con loro abbiamo discusso delle vicepresidenze di Camera e Senato», spiega Renzi. Una questione che «non c’entra nulla con questo voto. Perché, anche volendo una contropartita, e non è questo il caso, abbiamo votato tutti scheda bianca, non avrebbe avuto senso. Sulle vicepresidenze sono le opposizioni a decidere». Renzi fa i conti: «Sono sei posti. Io ho avuto l’impressione che volessero dividerli in tre e tre, Pd e Cinque Stelle. E ho detto no, non ci stiamo. Una dovete darla a noi. La vera partita, qui, si giocherà per la guida del Copasir».

Insomma il giallo La Russa non ha ancora una soluzione. Anche Silvio Berlusconi però indica Matteo Renzi come registra della manovra. «Si sbagliano», ribadisce Renzi. «È il più classico regolamento di conti nel centrodestra. È un modo come un altro per decidere gli equilibri interni, noi abbiamo le primarie loro fanno così. In ogni caso, non ne farei un dramma». Perché? «La Meloni avrà l’incarico intorno al 21, 22 e il governo partirà. Hanno cinque anni davanti». E chi dobbiamo ringraziare per questo? «San Enrico Letta», risponde. «Ha scelto di tagliare fuori me e Calenda e adesso si vede il risultato».