Nel solco di quelli braviIl nuovo governo dovrà seguire la strada di Draghi sulla giurisprudenza dei brevetti

L’esecutivo della destra non deve vanificare il lavoro fatto negli ultimi mesi per assicurare all’Italia la sede del Tribunale Unificato. Per il nostro paese è importante porsi al vertice attivo del più complesso sistema legale vigente tra gli Stati membri

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Il governo uscente, diversamente rispetto ai precedenti, aveva lavorato con impegno affinché l’Italia partecipasse in posizione preminente, anziché da spettatrice, all’impianto del cosiddetto “patent package”, vale a dire il sistema unitario e di giurisdizione unificata in materia di brevetti.

Quel sistema prevedeva che le controversie in tale ambito fossero affidate a una Corte centrale, con tre “bracci” rispettivamente dislocati a Parigi, Monaco e Londra. Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea la sede londinese a quel punto vacante, con le importanti competenze che essa implicava, avrebbe dovuto essere assegnata al Paese membro con più titoli, vale a dire l’Italia.

Naturalmente non era scontato che andasse così, ma il lavoro in quel senso era stato avviato e, in sede di interlocuzione diplomatica, il governo aveva chiaramente fatto intendere di non ritenere negoziabile l’indicazione dell’Italia quale Paese, per così dire, successore del Regno Unito.

È opportuno, anzi decisivo, che la nuova compagine di governo – quale essa sia – non mandi in fumo il lavoro fatto e non consenta che anche in questo caso, come purtroppo è accaduto spesso, l’Italia sia estromessa dalla titolarità di gestione di un importantissimo ufficio internazionale, il cui lavoro toccherà rilevantissimi comparti del circuito economico e produttivo e gli ambiti più sensibili dell’avanzamento tecnologico e della ricerca scientifica.

Essere il centro anziché una provincia del mondo brevettuale significa non solo acquisire lustro nella competizione tra ordinamenti, ma anche – e soprattutto – diventare riferimento ineludibile per l’investitore estero e domestico, ormai attentissimo a rivolgersi verso i sistemi più affidabili nell’assicurazione di tutela dei diritti di proprietà industriale e intellettuale. Essere dunque produttori anziché solo destinatari di giurisprudenza brevettuale con rilievo internazionale significa porsi al vertice attivo, anziché alla base inerte e puramente ricettizia, del più tecnico e complesso sistema giurisdizionale vigente tra gli Stati membri.

All’esigenza di ottenere che l’Italia accolga una delle divisioni della sede centrale del Tribunale Unificato dei Brevetti non è infine estraneo l’interesse delle nostre imprese, certamente pregiudicate dall’ipotesi di doversi muovere inevitabilmente e sempre in casa altrui per la tutela dei propri diritti: che quell’ipotesi non si realizzi sta al governo di imminente insediamento e alle forze parlamentari – tutte – chiamate a non trascurare questo delicatissimo dossier.