Ipocrisie atomicheNelle fosse comuni dell’Ucraina è sepolta anche la presunta superiorità morale della sinistra

Nessuno pensa che si possa scherzare con il pericolo di una guerra nucleare. Ma chi lo agita per sostenere che dobbiamo scaricare Zelensky deve dirci cosa pensa che accadrà, durante e dopo l’ipotetico negoziato, nelle zone sotto occupazione russa

LaPresse

Qualunque cosa si pensi della cosiddetta egemonia della sinistra comunista e post-comunista – io penso sia stata assai sopravvalutata anche nei suoi anni d’oro, figuriamoci ora – è indiscutibile che si basava su due cardini: il fondamentale contributo dato dal Pci alla Resistenza e il collegamento, ovviamente carico di forzature propagandistiche, tra quell’esperienza e la tradizione risorgimentale. L’autorità del Pci di Palmiro Togliatti e dei suoi successori, anzitutto su un certo mondo della cultura, veniva da lì, da quell’operazione che aveva sin dall’inizio puntato a depotenziare il più possibile le spinte rivoluzionarie di una parte del movimento partigiano, che pure c’erano, per inserirlo piuttosto nel novero dei movimenti di liberazione e indipendenza nazionale, sotto l’effigie di Giuseppe Garibaldi.

L’operazione aveva una sua forza perché i comunisti a quella lotta di liberazione dal fascismo e dall’occupante tedesco avevano pagato il prezzo più alto di tutti. Le radici della cosiddetta superiorità morale della sinistra – comunque la si intenda e la si giudichi – affondano lì.

Ecco perché fa oggi particolare impressione sentire tanti presunti eredi di quella tradizione fare a gara con Giuseppe Conte nell’indebolire il sostegno italiano alla causa ucraina, formulando odiose circonlocuzioni per mettere in discussione gli aiuti, anche militari, alla resistenza del paese aggredito e alla sua lotta per la libertà, che è prima ancora, banalmente, lotta per la sopravvivenza della sua popolazione. Se ne è avuto più di un esempio anche dal dibattito nella direzione del Pd (dove comunque, grazie al cielo, simili posizioni appaiono ancora minoritarie, almeno ufficialmente).

Da quando è cominciata la controffensiva ucraina, praticamente ogni giorno, nelle zone via via liberate, emergono nuove fosse comuni e nuove camere di tortura, insieme con le infinite testimonianze sulle atrocità commesse dagli occupanti russi.

Nessuno pensa che si possa scherzare con il pericolo di un conflitto nucleare. Come si vede dalle ultime dichiarazioni di Biden, nemmeno gli Stati Uniti. Ma coloro che da tempo agitano questo spettro per sostenere che dobbiamo scaricare Zelensky, che dobbiamo pensare alla pelle nostra, che dobbiamo distinguerci dalla posizione di quei paesi che più si sono impegnati nell’appoggiare la controffensiva ucraina (definendoli addirittura «bellicisti», perché non avrebbero risposto alla richiesta d’aiuto degli aggrediti dicendo di mettere dei fiori nei loro cannoni), tutti costoro devono dirci cosa pensano che accadrà nei territori ancora occupati dai russi, durante e magari anche dopo l’ipotetico negoziato di pace da loro auspicato.

Tutti vogliamo la pace e speriamo che la guerra finisca al più presto. Io però mi sento di aggiungere che vorrei finissero anche i massacri, le torture, le deportazioni e tutte le atrocità di cui, da Bucha in avanti, abbiamo avuto una quantità di prove e testimonianze indipendenti che nessuna persona in buona fede può più mettere in dubbio.

Qualunque cosa accada, è inevitabile ormai che con l’andare del tempo quelle immagini e quelle testimonianze si accumulino e presentino il conto, oggi dalle pagine dei giornali e domani da quelle dei libri di storia. Da quelle stesse pagine i nostri figli e nipoti potranno sapere con precisione dove è sepolta la presunta superiorità morale della sinistra italiana. Là dove l’hanno portata i tanti politici, giornalisti e intellettuali che in questi mesi hanno ripetuto senza un fremito tutte le veline del Cremlino: nella più ignominiosa delle fosse comuni.

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