Intesa Pd-M5S sulle vicepresidenzeCalenda dice che il Partito democratico si accorderebbe pure con i nazisti dell’Illinois

«I Dem non avendo più nessuna idea scelgono sulla base della consistenza elettorale», commenta il leader del Terzo Polo. «Il Pd ha terminato il suo percorso di partito riformista». Ma nei Dem «prevale la cultura dei miglioristi, che stanno dentro qualsiasi cosa succeda. Questo vale per Irene Tinagli come per Giorgio Gori. Anche di fronte all’alleanza con i 5S trovano sempre il modo di stare zitti e di adeguarsi»

Mauro Scrobogna/LaPresse

«Se da qui a mercoledì non ci sono novità, non parteciperemo al voto perché una delle opposizioni è esclusa dall’accordo Pd-M5S, il che fa capire che sotto traccia un’intesa tra di loro su tutto c’è già». Il leader del Terzo Polo Carlo Calenda sul Corriere parla della scelta dei vicepresidenti di Camera e Senato, accusando il Partito democratico di averli esclusi dalla discussione. «I Dem non avendo più nessuna idea scelgono sulla base della consistenza elettorale. Dicono: i Cinque Stelle hanno più voti ,andiamo con loro. Fossero i nazisti dell’Illinois, farebbero lo stesso».

Calenda spiega che Letta non gli risponde. «Non ho più sentito né lui né nessuno del Pd quindi anche sulle Regionali non abbiamo nessuna intesa. In Lombardia le strutture locali stanno lavorando per vedere se c’è lo spazio per un accordo, ma nel Lazio non abbiamo notizie. Il Pd sta chiaramente puntando a rinsaldare i rapporti con il M5S e a escluderci». Letta «ha già scelto e ha scelto il M5S come testimonia l’accordo che hanno fatto per escluderci dalle vicepresidenze di Camera e Senato».

E dopo il congresso del Partito democratico? «Credo che il Pd chiederà l’unità delle opposizioni, come fa sempre, dirà “buttiamoci tutti insieme contro la destra”», dice. Ma «non è questo il nostro progetto: noi pensiamo invece che vada offerta un’alternativa di governo. E siccome il Pd ha terminato il suo percorso di partito riformista, il nostro obiettivo è costruire un grande partito riformista italiano, altrimenti si continuerà sempre con lo schema “fascisti contro comunisti”».

Calenda ha detto porte aperte ai dem riformisti, ma nessuno è andato ancora a bussare. «È troppo presto», dice. «Ora sono gli amministratori locali del Pd a venire da noi, poi vedremo se verrà l’area riformista. Ma sinceramente io penso che loro non verranno perché lì prevale la cultura dei miglioristi, che stanno dentro qualsiasi cosa succeda. Possono dissentire ma alla fine hanno una convenienza a stare dentro. Questo vale per Irene Tinagli come per Giorgio Gori. Anche di fronte all’alleanza con i Cinque Stelle trovano sempre il modo di stare zitti e di adeguarsi. Non capiscono che il partito è sempre in mano ai soliti quattro: Zingaretti, Bettini, Orlando e Franceschini».

Calenda dice di voler fare un’opposizione costruttiva. E «se sono giusti», questo significa anche votare dei provvedimenti del governo Meloni. «Noi, pur stando all’opposizione, votammo dei provvedimenti del governo Conte quando ci fu l’emergenza Covid. È chiaro che se ci dovesse essere un piano sulle bollette consistente e serio come quello che abbiamo presentato noi, parteciperemmo al voto ma questo non vuol dire votare la fiducia al governo, vuol dire che su temi concreti c’è la possibilità di dare i nostri voti. E spero che così si regolino tutte le opposizioni». «Sarebbe un errore clamoroso, nel momento in cui la crisi economica sta diventando una crisi sociale di portata incredibile, essere così irresponsabili da scegliere di avere un’opposizione pregiudiziale».

Ma Calenda è pessimista. Le prime mosse della maggioranza sono «un disastro», dice. «Si è spaccata sulla Ronzulli e sui ministeri che interessano a Berlusconi. Forza Italia ha una gestione domestica della politica. Sì, lo spettacolo peggiore lo sta dando Forza Italia. La loro è una coalizione solo sulla carta. E il loro rischia di essere uno dei governi più deboli della storia repubblicana in uno dei momenti peggiori della storia repubblicana».

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