Vocazione marinaraAlternativa e pop al tempo stesso, Anversa e i suoi centri regalano emozioni

Portuale e di origine medievale, satura di spunti di visita apparentemente lontani tra loro: dai siti Unesco alle vecchie strutture portuali riqualificate. La città belga non ha un solo centro: ce ne sono diversi, pronti a sconvolgere i percorsi ufficiali per disegnarne altri, molto più personali e inediti

Mainstream ma di culto. Alternativa però pop. Anversa è così. Un compendio ragionato e compatto di stili, di soluzioni architettoniche, di sperimentazioni urbanistiche, di diverse identità, una più intrigante dell’altra. Si va, infatti, dai rigori del Gotico alle eleganze compassate del Rinascimento, dagli eccessi spumeggianti del Barocco alle fioriture neobizantine dell’Art Nouveau fino alle prove d’artista degli archistar più acclamati su piazza. 

Ma andiamo con ordine. Se si arriva in città in treno (consigliato) il primo incontro con t’Stad (Anversa per i suoi abitanti è, tout court, “la città”) è la Centraal Station, ribattezzata, con affetto e orgoglio, la “cattedrale delle ferrovie”: un bignami di stili, materiali, reinvenzioni  e repliche, per cui si passa con disinvoltura da gigantesche statue che sembrano uscite da un Parco Archeologico alle vetrate  razionaliste Primo Novecento, dagli scaloni monumentali agli assemblaggi di materiali eterogenei come il marmo e la ghisa. 

Centraal Station

Ma è tutta la città a essere una destinazione satura di spunti di visita che, apparentemente, sono lontani tra loro: siti Unesco (il campanile goticissimo della Cattedrale, la casa-museo Plantin-Moretus, il Palazzo Comunale nella Grote Markt Plaats) e chilometri di piste ciclabili, vecchie strutture portuali rifatte, rivedute, corrette e quartieri dove genialità, fantasia e immaginazione di urbanisti, architetti, ingegneri si sono scatenate. Nel distretto di Eilandje, affacciato sulla Schelda, per esempio, i dock, i magazzini, le banchine sono diventati luoghi di socialità allargata, di cultura, di tendenza, frequentati dalle tribù urbane più trendy

Ed è qui che si innalza il Mas (Museum aan de Stroom): dieci piani di arenaria rossa e di cristallo ondulato che raccontano la storia della città e del suo fiume. Storia che si conclude sulla terrazza del decimo piano con la vista di t’Stad, del suo antico porto, dei suoi landmark più iconici (guglie, pinnacoli, cupole). Sempre in Eilandje, sempre lungo la Schelda, Zaha Hadid ha realizzato la Port House, sede dell’autorità portuale di Anversa, un’opera a metà strada tra l’azzardo di ingegneria e l’estro architettonico. Sospesa sopra una vecchia caserma dei pompieri, Hadid ha progettato una struttura simile ad un veliero ricoperto da centinaia di lamine di vetro che riflettono la luce proprio come una pietra preziosa, combinando, in questo modo, i due simboli della città: il porto con la sua vocazione marinara e i diamanti.  

Difficile trovare IL centro della città: ce ne sono diversi, pronti a sconvolgere i percorsi ufficiali per disegnarne altri, personali e inediti. Il fashion district, per esempio, con le sue vie intorno alla Nationalestraat, è il centro della moda: accanto alle boutique e ai flagship store di stilisti nazionali come Dries van Noten e Christian Wijnants si incontrano gli atelier di creativi dell’ultima generazione, usciti dal Dipartimento dell’Accademia Reale di Belle Arti (quella, tanto per capirci, degli Antwerp Six). Sosta imperdibile, poi, al MoMu, il Museo della Moda, fresco di restyling e di apertura dove accanto all’esposizione permanente di modelli e creazioni delle maison più blasonate vengono allestite mostre periodiche. 

KMSKA, sala del Museo dedicata a Rubens

Altro quartiere, altro centro. È la volta di Het Zuid (Il Sud), costruito, alla fine dell’Ottocento, in stile Haussmann (l’urbanista che ridisegnò la pianta di Parigi all’epoca di Napoleone III) dopo la demolizione della Cittadella Spagnola: grandi viali alberati, planimetrie a stella, piazze che diventano luoghi di socialità e d’incontro. E musei meritevoli: il KMSKA, il Museo delle Belle Arti appena riaperto dopo una ristrutturazione ardita e coraggiosa che ne ha sconvolto e rivoluzionato struttura, impianto e percorso espositivo; il M HKA, un vecchio magazzino del grano riconvertito in struttura museale e ristrutturato di recente dal designer Axel Vervoordt e dall’architetto Tatsuro Miki, dove è esposta una ricchissima collezione di opere d’arte contemporanea internazionale (da Marina Abramovic a Jan Fabre, da Cindy Sherman a Keith Haring, da Anish Kapoor a  Daniel Spoerri); il FOMU, il museo della fotografia, con migliaia di stampe, negativi e macchine fotografiche. 

Pochi minuti a piedi e dallo Zuid si passa al Nieuw Zuid (il Nuovo Sud), centro della nuova urbanizzazione di Anversa. Cerniera tra i due quartieri, è il Palazzo di Giustizia disegnato dalla matita di Richard Rogers (la stessa matita del Centre Pompidou di Parigi e del Millennium Dome di Londra) e da qui si entra in una specie di piccola città ideale rinascimentale, progettata dalle migliori menti dell’archisystem mondiale (c’è anche un  Palazzo Verde, ideato dal nostro Stefano Boeri) con soluzioni nuove, sostenibili, integrate con l’ambiente, socialmente accettabili, tra scampoli selvatici di verde. Per non parlare di Zurenborg, distretto residenziale primi ‘900 e centro di tutto quanto fa Liberty in città con una carrellata di eccentricità Art Nouveau che si snoda tra Waterloo Straat e Cogels-Oisley Straat. 

Il MAS al tramonto

Arte, design, moda e poi? In città anche l’hôtellerie ha il suo fascino. Provare per credere l’Hotel August: progettato da Vincent Van Duysen, uno degli architetti e interior designer più famosi in Belgio, è ricavato negli spazi di un vecchio convento agostiniano del Green District, non distante dalle atmosfere d’antan di Zurenborg. Non solo cozze e patatine fritte (a proposito, provate quelle tagliate a mano di Frituur, vicino alla Groote Markt): le tavole di Anversa raccontano anche altro. Fiera, ricavato negli spazi della vecchia borsa, ha un menù ispirato alle capitali gourmet del mondo, dove i prodotti tipici del luogo (il Ceviche di Lima, la Burrata di Bari, il Massaman Curry di Phuket, la Crème Brûlée di Tolosa) entrano da protagonisti in preparazioni raffinate. 

Per inguaribili romantici gourmet, il RAS è quello che ci vuole: tramonti vivaci e melodrammatici sul fiume Schelda da godere attraverso una parete vetrata e una carta sciccosamente raffinata: ostriche, terrine di foie gras, tartare con maionese al tartufo, Dame Blanche (gelato alla vaniglia, cioccolato fuso e panna). Tutta un’altra storia da Roest: vista sul MAS, arredi industrial-chic, clientela di modelle e creativi dell’Accademia Reale di Belle Arti, colonna sonora indecisa tra chill out e free jazz, frequentatissimo dalla prima colazione fino a notte fonda. E, infine, per una degustazione comme il faut di birra – bevanda simbolo del Belgi – si va da Antwerpse Brouw Compagnie, ad una manciata di minuti dal Port House di Zaha Hadid.  

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