48 ore a ManhattanUn itinerario tra arte e design in un distretto che muta ogni giorno

Dalla mostra di David Lynch al nuovo hotel Aman, passando per il ristorante e bar Verōnika all’interno del museo Fotografiska: le destinazioni ideali per un soggiorno breve nel “borough” in cui la noia non è mai stata un’opzione

L’hotel Aman New York (Courtesy of Aman New York)

Quando David Lynch era solo un ragazzo, il suo unico desiderio era quello di fare il pittore. Non il regista di successo e neppure la star di YouTube, con un fan club per il suo ciuffo argentato. Ma il pittore. Così è andato a studiare alla Pennsylvania academy of the fine arts, a Filadelfia. Una sera – ha raccontato in un’intervista al curatore e critico d’arte Hans Ulrich Obrist – era nello studio condiviso e stava dipingendo un giardino di notte, quasi tutto nero, con qualche sprazzo di verde. Si è seduto a fumare – fumo e caffè per lui sono parte integrante della vita di un artista – e ha guardato il quadro: un vento proveniva dal dipinto e il verde ha iniziato a muoversi. «Ho detto: “Oh, un quadro che si muove”. E questo mi ha portato al cinema».

Forse non tutti sanno che la vita di Lynch pittore precede quella di cineasta: il primo lungometraggio che ha realizzato – Eraserhead, che lui considera il suo film più spirituale e che pare fosse anche uno dei preferiti di Stanley Kubrick – è del 1977. La sua prima mostra, alla Vanderlip Gallery di Filadelfia, del 1967. All’epoca non era ancora ambasciatore della meditazione trascendentale, ma beveva già molti caffè, sognava mondi e forse anche torte di ciliegie. Oggi, dopo aver esposto in decine e decine di musei e gallerie in tutto il mondo, Lynch pittore – e costruttore di lampade: l’idea dell’elettricità e della luce lo ha sempre affascinato – torna a far parlare di sé con la mostra Big Bongo Night, alla Pace Gallery di Chelsea (New York) fino al 17 dicembre.

David Lynch. Photography by Josh Telles (© David Lynch, courtesy Pace Gallery)

«Sono davvero felice di essere alla Pace Gallery. Marc Glimcher (presidente e amministratore delegato della galleria, ndr) è venuto a casa mia, abbiamo fatto una bella chiacchierata e bevuto dell’ottimo caffè. Gli ho detto che avrei cercato di fare un buon lavoro per la sua galleria. Credo che abbia sorriso e detto: “Sarà meglio per te!”», è stata la dichiarazione rilasciata dall’artista in proposito.

Ma la mostra di David Lynch non è l’unico motivo per visitare Manhattan in autunno. Oltre alla Pace gallery, la cui sede di Chelsea è stata inaugurata nel 2019 con un progetto di Bonetti/Kozerski Architecture, il distretto conta diverse nuove aperture. Tra queste citiamo l’hotel Aman New York, che sorge all’interno del Crown Building, progettato nel 1921 da Warren & Wetmore, un tempo l’edificio più costoso d’America: prima “casa” del MoMA, oggi destinazione di lusso a due passi da Central park.

Aman New York (© Robert Rieger)

Con un rifacimento a opera dell’archistar Jean-Michel Gathy, la struttura – esempio di architettura beaux-arts che incarna lo splendore della gilded age americana – si compone di un’ottantina di suite, una terrazza panoramica, due ristoranti gourmet (uno italiano, l’altro giapponese), un jazz club e infine una spa su tre piani.

Ancora a Manhattan, Verōnika è invece il ristorante e bar situato al secondo piano di Fotografiska, museo di fotografia con sedi a Stoccolma e Tallinn che a New York occupa un edificio del 1892 noto come Church Missions House: lo stesso su cui aveva messo gli occhi per il suo progetto di aprire una fondazione la falsa ereditiera russa Anna Delvey, oggetto della serie Netflix “Inventing Anna”Architettura, arte, un menu di ispirazione europea e cocktail a base di Pisco e Martini si fondono in questo progetto che ha coinvolto lo studio di progettazione Roman and Williams, le fotografe Elizaveta Porodina (autrice delle opere alle pareti) ed Ellen von Unwerth (per la copertina del menu), lo chef Dominick Pepe e il bartender Eric Alperin. Il risultato è un complemento alla programmazione culturale di Fotografiska, un locale aperto fino a tarda notte per vivere appieno il glamour di New York.