Elefanti e sardineElly Schlein è l’unica che può portare aria nuova nel Pd, ma deve decidere cosa fare da grande

L’astro nascente della sinistra italiana (Guardian dixit) è pronta ad annunciare la candidatura alla guida del partito (di cui fino a poco fa non faceva parte). È apprezzata da molti e ha dimostrato di saperci fare, il paradosso è che il vecchio quartier generale dem è dalla sua parte per fermare Bonaccini

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Il paradosso di Elly Schlein è che rischia di essere la candidata degli elefanti, dei boss del partito, lei che al contrario dovrebbe raccogliere un vento nuovo e sparare sul quartier generale.

Schlein, definita dal Guardian «l’astro nascente della sinistra italiana», per ironia della sorte potrebbe diventare al congresso del Partito democratico la carta dei «poeti morenti» – per citare Ennio Flaiano –, i vari Dario Franceschini, Nicola Zingaretti, lo stesso Enrico Letta (che così al congresso-dei-cinque-mesi sarebbe arbitro per modo di dire), cioè il gruppone centrista che ha portato il partito alla disfatta del 25 settembre, non da solo ma in alleanza con la sinistra di Andrea Orlando, Peppe Provenzano, e in un certo senso Goffredo Bettini, che la detestano e puntano sullo stesso Orlando (per lui sarebbe la seconda volta, avendo straperso contro Matteo Renzi nel 2017).

Schlein parla oggi rompendo un silenzio che stava diventando insostenibile, dato che da settimane si fa il suo nome come possibile candidata alla successione di Letta e tutti gli spifferi concordano nel prevedere che scenderà in campo, come d’altronde ha fatto capire il capo-sardina Matteo Santori che ha annunciato di volersi iscrivere al partito proprio per votarla.

Se l’avventura partirà, la nuova pasionaria della sinistra italiana avrà questo handicap dell’appoggio degli elefanti e farebbe fatica a svincolarsi da questi abbracci non si sa quanto intellettualmente onesti, dato che la giovane esponente cresciuta in Emilia (nata a Lugano) potrebbe essere “usata” per sbarrare la strada a Stefano Bonaccini, di cui è stata la vice in Regione Emilia-Romagna fino a pochi giorni fa. E sarebbe un altro aspetto paradossale che a contendersi la scomoda poltrona del Nazareno fossero i due esponenti di vertice di una Regione: e ipotizziamo qui che questa cosa a Schlein non garbi molto.

Elly Schlein è più amata che odiata, anche se a detestarla sono in parecchi che la considerano come un simbolo di un “nuovismo” pre-politico, un personaggio in cerca di visibilità e potere, una sardina più intelligente e abile del già citato Santori: sono critiche spesso condite da astio e arroganza che per lo più vengono dalla sinistra interna, quella del primato dei diritti sociali su quelli civili, che poi è il terreno principale su cui Schlein si muove.

E dall’altra parte la destra riformista ha già scelto Bonaccini, un uomo che per esperienza e mentalità è considerato più pronto a riprendere in mano le ragioni originali che diedero vita al Partito democratico e dunque, se vogliamo semplificarla così, più incline all’accordo con il Terzo Polo (mentre Orlando, con Bettini e Bersani, sono già dalle parti di Conte).

Se così stanno le cose si profila una corsa a tre – Bonaccini, Schlein, Orlando – essendo che gli altri nomi apparsi sin qui (Paola De Micheli, Matteo Ricci) sono destinati o a uscire di scena o a giocare un ruolo secondario.

Ma dicevamo anche che Elly è amata da molta gente, soprattutto fuori dal partito, per quella sua combattività espressa con un certo charme e per una determinazione veicolata con il sorriso sulle labbra, senza contare che effettivamente il tema dei diritti civili, o la questione dei migranti, soprattutto oggi con questo tipo di destra al governo, torna a essere centrale nell’immaginario di buona parte del popolo di sinistra.

È un volto nuovo, il suo, e questo conta tantissimo. È diversissima dai dirigenti politici tradizionali che più o meno tutti recano sul proprio corpo le stimmate della sconfitta. Elly Schlein potrebbe movimentare un congresso che ancora prima di essere iniziato è già noioso. Ma deve scegliere cosa fare da grande nel Partito democratico: o fare la rivoluzione o essere una nuova Serracchiani. A lei la parola.