Inflazione climaticaIl sistema europeo per scambiare quote di emissioni deve includere edifici e trasporti

L’analisi del think tank Centres for European Policy Network boccia le richieste, avanzate da alcuni Stati membri tra cui la Polonia, di sospendere o ammorbidire l’introduzione dell’Eu Ets II

Coda di auto nel traffico
Foto di Jacek Dylag, Unsplash

L’Unione europea vuole ridurre le emissioni di CO2 di almeno il cinquantacinque per cento entro il 2030 rispetto al 1990. A tal fine, è prevista l’introduzione di un sistema di scambio di quote emissione separato per gli edifici e il trasporto stradale. Una recente analisi del Centres for European Policy Network (Cep) giudica, in questo quadro, inadeguate le nuove richieste degli Stati membri e del Parlamento europeo di sospendere o ammorbidire l’introduzione di tale misura, visto dell’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia.

«Il nuovo sistema di scambio di quote di emissioni, in breve Eu Ets II, ridurrebbe in modo efficace ed efficiente le emissioni totali di CO2 nei settori del trasporto su strada e degli edifici», afferma l’economista del Cep, Martin Menner, che ha analizzato il pacchetto dell’Ue “Fit for 55” sulla protezione del clima e sugli edifici, compresa la direttiva sull’efficienza energetica degli edifici, insieme all’esperto di diritto dell’ambiente del Cep, Götz Reichert.

Il prezzo dell’anidride carbonica incentiva i combustibili alternativi, le ristrutturazioni ad alto risparmio energetico, i nuovi edifici più efficienti ed i sistemi di riscaldamento con minori emissioni di CO2. Inoltre, previene gli “effetti rebound”. Secondo Menner, l’UE però non dovrebbe limitare l’Eu Ets II agli utenti commerciali, come richiesto dal Parlamento europeo e dovrebbe anche fare a meno di un tetto massimo di prezzo, in modo che il meccanismo dello scambio di quote emissione possa ridurre effettivamente le emissioni di CO2.

È vero che l’aumento ulteriore dei prezzi dell’energia porterebbe a diversi disagi sociali. Tuttavia, secondo il Cep, l’effetto dello scambio delle quote di emissione potrebbe anche essere ammortizzato a livello sociale. «L’uso “socialmente equo” dei proventi delle aste è fondamentale per l’accettazione futura da parte del pubblico. Gli Stati membri, a cui dovrebbe essere principalmente destinate tali entrate, dovrebbero essere obbligati ad utilizzarne la maggior parte per il sostegno diretto al reddito, piuttosto che finanziare generiche misure di protezione del clima», afferma Reichert.

Gli Stati membri dovrebbero istituire tra di loro sistemi di trasferimenti di tipo “pro-capite” per il pagamento dei necessari sussidi al reddito. Per particolari situazioni di disagio, si potrebbe ricorrere ai previsti finanziamenti del Fondo sociale per il clima. A causa dell’irrigidimento delle posizioni tra Consiglio e Parlamento, gli esperti del Cep prevedono però negoziati piuttosto difficili.

La Polonia, ad esempio, ha già chiesto che la prevista introduzione dello scambio delle quote di emissione per gli edifici ed il trasporto su strada fosse completamente annullata. Menner, propone allora almeno una soluzione transitoria, in caso di fallimento del negoziato. Indica di iniziare ad applicare il sistema solo al trasporto commerciale e privato, che finora è stato l’unico settore a registrare ancora un aumento delle emissioni di CO2. Comunque, anche per il settore edilizio, dovrebbe già venire stabilita almeno una data di inizio precisa del processo di adozione futuro del nuovo sistema.

Continua a leggere sul sito del Cep consultando il report.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter