ForzalavoroL’Italia che ruba lavoro agli immigrati, la manovra stretta di Meloni e i fringe benefit

Nella newsletter di questa settimana: l’emergenza immigrazione che non c’è e la richiesta delle aziende di aumentare gli ingressi con il decreto flussi, nonostante le giravolte della Lega; la retromarcia sui proclami elettorali nella legge di bilancio; il ritorno del Mes; i posti di lavoro a rischio nelle imprese appaltatrici dell’Ilva e la stretta sul Pnrr. Ma anche il nuovo contratto della scuola, i tagli delle Big Tech e la ricerca dell’identità oltre l’ufficio. Ascolta il podcast!

(Unsplash)

L’ITALIA CHE RUBA LAVORO AGLI IMMIGRATI
L’emergenza migranti, in Italia, non c’è. Nonostante il déjà vu dello scontro con le ong, i proclami del governo Meloni su «umanità e fermezza», la nave Ocean Viking dirottata verso la Francia e lo strappo diplomatico con Macron, il vero problema italiano è che ci sono pochi immigrati. Troppo pochi per le necessità di manodopera delle nostre imprese. Le associazioni di categoria lo hanno ripetuto qualche giorno fa alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, proprio mentre centinaia di naufraghi attendevano l’attracco in porto sulle navi delle ong nel corso del braccio di ferro con Piantedosi.

Oltre gli slogan Da Nord a Sud, dalle campagne ai cantieri, manca personale. E il decreto flussi del 2021, nonostante avesse dato l’ok all’arrivo di 69.700 migranti lavoratori, si è rivelato insufficiente. Servono più regolarizzazioni e semplificazioni sulle norme del lavoro stagionale, ha detto il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

Cosa è successo Nei due anni di pandemia, i lavoratori stranieri sono stati i più penalizzati, tant’è che molti di loro si sono spostati altrove, altri hanno deciso di tornare nel Paese d’origine o di non farsi raggiungere dai familiari. E il blocco degli arrivi ha lasciato scoperti interi settori. Soprattutto i servizi di cura (dove lavora il 34,4%), l’agricoltura (dove è impiegato il 18%), l’edilizia (dove lavora il 15,5%) e la ristorazione (con il 15,3%).

  • Per fare un esempio: nel momento della raccolta, la Coldiretti ha stimato quest’anno una richiesta di 100mila lavoratori, ma ne sono arrivati soltanto 10mila.

Insicurezza made in Salvini Secondo il rapporto 2022 della Fondazione Leone Moressa, i lavoratori stranieri in Italia sono in calo. E il loro contributo al Pil si è ridotto dal 10 al 9 per cento. Gli immigrati regolari restano circa 5,2 milioni: gli occupati sono 2 milioni 257mila, 379mila le persone in cerca di lavoro e un milione e 238mila gli inattivi. Gli irregolari sono 500mila, ed è qui il problema. Anche perché i decreti sicurezza hanno accresciuto l’emergenza che avrebbero dovuto sanare. Le persone accolte in Italia sono diminuite del 42%, ma gli irregolari sono aumentati perché è stata abolita la protezione umanitaria e i rigetti delle richieste di asilo sono schizzati dal 66,7% del 2018 all’80,8% del 2019.

Cervelli migranti Non solo. Come si legge su Lavoce.info, l’Italia è anche tra i Paesi che hanno rilasciato meno permessi di lavoro per immigrati qualificati. Nonostante gli slogan anti-immigrazione, uno dei provvedimenti che il nuovo Parlamento dovrà approvare riguarderà la semplificazione delle procedure di ingresso per alcune categorie di immigrati tramite la Blue Card europea, al di fuori del decreto flussi. Sono quei lavoratori con qualifiche professionali che servono al sistema produttivo italiano, ma noi non li facciamo entrare. Le Blue Card tedesche sono il 16,6% del totale degli ingressi, quelle italiane dal 2013 al 2020 sono state l’1 per cento. Non è un caso quindi se la presenza straniera nel mercato del lavoro italiano si concentra proprio nelle posizioni di bassa qualifica. «Non sono gli immigrati a rubare il lavoro agli italiani, è l’Italia che ruba il lavoro agli stranieri», scrive Repubblica.

Giravolte A maggio, con la stagione estiva alle porte, l’ex ministro leghista del Turismo Garavaglia chiedeva di allargare le maglie del decreto flussi per compensare la carenza di manodopera nel settore. Con un decreto del 22 giugno 2022, poi convertito in legge, sono state previste delle semplificazioni per i flussi d’ingresso. Ora, però, la Lega ha presentato un emendamento per sopprimerlo.

🎧

ASCOLTA IL PODCAST

 

MANOVA STRETTA
Meloni a Bali Questa settimana la premier Giorgia Meloni debutta al G20 di Bali, in Indonesia. In agenda ha cinque appuntamenti di peso, tra cui quelli con Joe Biden e Xi Jinping. Dopo lo strappo con Macron e l’isolamento in Europa, proverà ad accreditarsi come alleato affidabile della famiglia atlantica e interlocutore credibile, anche sulle questioni economiche. Mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti incontrerà il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen. E avrà anche altri due colloqui con la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva e con il ministro delle Finanze dell’Arabia Saudita Mohammed Al-Ja-daan.

Dopo i proclami, i conti Il governo ha davanti a sé tre settimane per scrivere la legge di bilancio da 30 miliardi, di cui 21 in deficit destinati al contrasto del caro energia. Ma dei 9 miliardi «liberi», 3,5 servono per prorogare il taglio del costo del lavoro deciso da Draghi per i lavoratori dipendenti fino a 35mila euro. Resta quindi poco spazio di manovra per le promesse fatte in campagna elettorale.

  • Per le pensioni – per le quali è stato previsto un incremento del 7,3% come adeguamento all’inflazione – verrà destinato meno di 1 miliardo. Il sottosegretario Durigon annuncia una formula «light» di quota 41 nel 2023 per 40-50mila uscite anticipate. Si pensa anche a un premio del 10% per chi rinvia il ritiro.
  • Previste anche modifiche al reddito di cittadinanza, che dovrebbero portare a un risparmio di circa 1 miliardo. Se si rifiuta una proposta di lavoro o i corsi di formazione, l’assegno sarà sospeso almeno per sei mesi all’anno. Ma nessuna norma retroattiva.
  • Ci sarà una «mini flat tax» per le partite Iva allargata dai 65mila agli 85mila euro di fatturato e la flat tax incrementale con il 15% sugli incrementi di reddito.

Quale cuneo? Una delle misure più attese da aziende e sindacati nella legge di bilancio è il taglio del cuneo fiscale. L’idea della premier Meloni è quella di intervenire gradualmente fino ad un taglio di almeno cinque punti. Nessun taglio robusto subito, dunque, perché le risorse a disposizione sono limitate. Il presidente di Confindustria Bonomi chiede subito una riforma organica, tagliando la spesa pubblica del 4-5%. Ma ci sarà solo il rinnovo del mini-taglio già fatto da Draghi. Il taglio sarà «graduale», per due terzi per il lavoratore e per un terzo per l’azienda, ha anticipato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. La Cgil è contraria: per il sindacato, la riduzione della pressione fiscale deve essere a solo vantaggio del lavoro e dei pensionati.

Bonus per pochi Con il quarto decreto aiuti, il governo si appresta ad alzare il tetto per i fringe benefit – i premi esentasse che le aziende possono erogare con la contrattazione integrativa – da 600 a 3mila euro. Si possono usare in buoni spesa, ma anche per pagare le bollette. Ma ne beneficerà meno di un lavoratore su cinque, ovvero 3 milioni di dipendenti, il 17% dei 18 milioni totali. Nel pubblico, infatti, sono poco diffusi. Nel privato, si trovano soprattutto nel settore metalmeccanico.

Occhio ai conti L’Italia resta osservata speciale del Fondo monetario internazionale, insieme alla Germania. Moody’s ha già fatto notare che nel 2023 rischiamo di mancare gli obiettivi di bilancio a causa del contesto economico difficile. E venerdì 18 novembre arriva anche la revisione del rating di Fitch. Oggi intanto comincia il collocamento del Btp Italia, il titolo indicizzato all’inflazione.

 

IL POLSO DEL PNRR
La Commissione europea ha versato la seconda rata da 21 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Meloni ha convocato la prima cabina di regia. Entro fine anno, il governo deve rispettare 55 impegni. Draghi ha lasciato sul tavolo di Meloni già metà del lavoro, ma abbiamo speso finora solo la metà dei soldi preventivati. Per questo, il ministro Raffaele Fitto, che ha la delega sul Pnrr, vedrà ora ciascun responsabile dei ministeri. E la premier Meloni ha ordinato aggiornamenti costanti.

 

ACCADE IN EUROPA
Riecco il Mes Intanto riparte anche la partita della riforma del Mes, il cosiddetto Fondo Salva Stati. L’Italia è l’unico Paese dell’Europa a non aver dato il proprio via libera in Parlamento. Ora tocca al governo Meloni. Il dibattito parlamentare si annuncia infuocato e potrebbe mettere in difficoltà la maggioranza, a partire dalla Lega che si oppone al Mes dall’inizio.

 

NUMERI
Quota disagio Secondo il rapporto Inapp 2022 su “Lavoro e formazione”, il passaggio entro tre anni da un contratto atipico a uno permanente ha riguardato solo il 40% dei lavoratori. È cresciuta al 17% la quota degli inattivi e i lavoratori poveri sono il 10,8% del totale. Mentre i Neet, secondo i dati di Cgil e Action Aid, sono oltre 3 milioni.

Statali Martedì 15 novembre l’Inps presenta i dati dell’Osservatorio lavoratori pubblici 2014-2021, giovedì 17 quelli dell’Osservatorio sul precariato. Qui c’è un’inchiesta sui precari del settore pubblico per Fondazione Feltrinelli.

 

DOSSIER APERTI
Ilva a pezzi Tra venerdì e sabato, Acciaierie d’Italia ha comunicato a 145 ditte dell’indotto dell’ex Ilva l’interruzione di ogni attività a partire da oggi. Gli operai coinvolti sono oltre 2mila, che ora potrebbero finire in cassa integrazione.

Airport Giorgetti Il ministero del Tesoro ha dato il via libera all’aumento di capitale da 400 milioni per Ita Airways. Il 16 novembre Lazzerini ha convocato i sindacati per discutere la richiesta del rialzo delle retribuzioni. Intanto la compagnia ha confermato l’ampliamento della flotta aerea nel 2023, ma senza un partner è pronto un piano di tagli per slot e aerei. Si è dimesso il presidente Altavilla. Azzerato il vecchio cda. Le nomine del nuovo presidente e dei nuovi consiglieri avverranno nell’assemblea dei soci prevista per il 16 novembre.

Rebus Tim Il “progetto Minerva” del governo sulla rete unica resta fermo. L’ipotesi di un’Opa di Cdp su Tim è da rivedere, almeno nella configurazione di una proprietà al 51% che implicherebbe l’accollo totalitario del debito. Secondo CorCom, si starebbe profilando una nuova configurazione con un ruolo forte dei fondi infrastrutturali a partire da Kkr senza un azionista di maggioranza ma con più azionisti, Vivendi inclusa. Il tutto però affidando a Cdp il ruolo di “governatore”.

 

COSE DI LAVORO
Questione di sicurezza Dopo le morti e i gravi infortuni sul lavoro dell’ultima settimana, la ministra del Lavoro Marina Calderone ha detto che vuole aprire presto un tavolo con le parti sociali per avviare una strategia comune

Dietro la cattedra È stato rinnovato il contratto del personale scolastico, con un aumento medio mensile di 100 euro lordi e 2mila euro in più nel cedolino di dicembre come arretrati degli anni precedenti. Ma il rinnovo non sana le disparità salariali tra i docenti della scuola dell’infanzia e della primaria e quelli delle medie e delle superiori.

Tagli, tagli, tagli Mentre Elon Musk ha richiamato alcuni dei licenziati da Twitter per un errore nella valutazione delle competenze, Meta ha annunciato il licenziamento di oltre 11mila dipendenti. Il taglio riguarderà anche lavoratori italiani. Possibili licenziamenti in vista anche per Disney Plus, dopo il calo dei ricavi.

  • «I licenziamenti nella Silicon Valley dimostrano che il tuo lavoro non ricambierà il tuo amore», scrive Recode. Per molti di coloro che «non hanno respirato altro che lavoro» in questi anni, può essere anche un’occasione per mettere meglio a fuoco la propria vita e trovare un senso al di fuori dell’ufficio.

Che ne pensate?

 

Per segnalazioni, integrazioni, critiche e commenti, puoi scrivere a lidia.baratta@linkiesta.it

Per oggi è tutto.

Buona settimana,
Lidia Baratta


Per iscriverti a “Forzalavoro” e alle altre newsletter de Linkiesta, basta andare qui.