Nuovo mecenatismoL’interminabile flirt tra lo Champagne e l’arte

Dalla fotografia artistica alla grande musica d’autore, le bollicine più famose d’Oltralpe amano duettare con le opere degli artisti, per ispirare attraverso esperienze che vanno oltre il palato

Negli anni della Belle Époque c’erano i manifesti pubblicitari di Alfons Mucha, dai quali dame seducenti e sontuose proponevano calici di alcune tra le più note maison di Champagne, imprimendosi nell’immaginario collettivo dell’Art Nouveau.

Nel corso dei decenni, il cuore dello Champagne non ha mai smesso di battere per l’arte e accostare le bollicine alle muse ispiratrici rappresenta un ottimo compromesso per trasmettere un messaggio originale quanto altolocato in termini culturali – oltre che di posizionamento.

Oggi però, dall’arte come mezzo pubblicitario si vira sempre più verso forme di collaborazione che spostano i riflettori dal brand alla creazione artistica in sé, suggerendo nuove forme di mecenatismo, non politico né religioso, ma in un certo senso enoico.

Comte de Montaigne, la Généalogie nella fotografia d’arte
«Non volevamo che le foto semplicemente riprendessero il marchio, ma che fossero una rappresentazione dei nostri valori, più libera possibile», spiega Stéphane Revol, ceo di Comte de Montaigne.

In occasione del lancio dell’annata 2008 di Généalogie – blanc de blancs a edizione limitatissima di solo un migliaio di bottiglie – la maison ha chiesto al fotografo siciliano Giò Martorana di realizzare una raccolta di immagini che riflettessero i valori di autenticità, passione e bon vivre caratteristici del brand.

È così che nasce il volume omonimo. «Généalogie è un libro pensato in totale libertà di espressione – racconta Martorana – Gli scatti, realizzati con luce naturale tra l’Italia e la Francia, fanno dialogare tra loro il paesaggio, la bottiglia, i colori e i luoghi di Comte de Montaigne, lasciando una porta sempre aperta all’immaginazione».

Giò Martorana, Genealogie

Dal vinile del 2008 che suona una “Généalogie Compilation” sul giradischi agli scorci più suggestivi di Troyes – patria della Maison, nella zona di Aube – fino alla rappresentazione astratta della bottiglia attraverso macchie di colore e giochi di luce.

Le foto d’arte di Martorana diventano anche protagoniste di un’esposizione, che per tre mesi sarà visitabile all’hotel St. Regis di Venezia in una stanza dedicata con affaccio sul Canal Grande, proprio nella storica residenza in cui ha soggiornato e si è ispirato anche Claude Monet. Inoltre, gli ospiti dell’hotel potranno scoprire lo Champagne Généalogie attraverso un menù esclusivo, appositamente studiato per l’abbinamento con il prestigioso millesimo.

Krug e la suite firmata da Ryuichi Sakamoto
Per allontanarsi ancora di più dalle rappresentazioni classiche, bisogna lasciare il campo del visivo e spostarsi verso quello delle onde sonore. A giocare con l’abbinamento tra musica e bollicine è Krug, celebre maison di Champagne, che per celebrare le sue tre nuove etichette dell’annata 2008 – che sia l’annata a ispirare arte? – ha pensato bene di rivolgersi addirittura a Ryuichi Sakamoto, uno dei più celebri compositori giapponesi contemporanei.

Il maestro ha così iniziato nel 2019 un vero e proprio ‘viaggio’ creativo. Mesi di degustazioni e scambi di idee con la chef de caves di Krug, Julie Cavil, poi una trasferta a Reims assieme ai suoi collaboratori per campionare i suoni caratteristici della maison, in vigna e in cantina.

Ne è nata “Suite for Krug in 2008”, una sinfonia in tre movimenti ispirata dai tre Champagne realizzati con il raccolto dell’annata, Krug Clos du Mesnil 2008, Krug 2008 e Krug Grande Cuvée 164 ème  Édition. Per ciascuno scelte differenti nell’arrangiamento e nella scelta di suoni e strumenti.

Per presentare il lavoro, Krug e Ryuichi Sakamoto hanno ospitato negli scorsi mesi due date – New York e Londra – dal titolo “Seeing Sound, Hearing Krug”, in occasione delle quali la sinfonia è stata suonata dal vivo da un’orchestra di 36 musicisti selezionati dal compositore, affiancati da tecnologia 3D e design di luci.

In questo caso potrebbe venire da chiedersi cosa resti del brand, una volta fatta girare la musica fuori dalle sale di degustazione, lontano dai calici e dagli eventi. In effetti, un pezzo strumentale non dichiara mai a parole a chi o a cosa sia dedicato.

Ma pensandoci bene, ascoltando la nota composizione per pianoforte di Beethoven, c’è forse qualcuno che ancora non conosca il nome della persona a cui è dedicata?

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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