Un delirio vale l’altroChi pensa che Meloni pagherà il caso Gemmato non ha capito come funziona il sovranismo

Gli elettori vaccinati di Fratelli d’Italia non si allontaneranno da questo schieramento perché qualcuno strizza l’occhio ai no vax: il populismo di destra può dire e fare tutto e il suo contrario senza rimetterci in credibilità

da Unsplash

Marcello Gemmato che dubita in tv dell’efficacia dei vaccini, non esistendo la «prova inversa», è come Silvio Berlusconi che spiega da Bruno Vespa che Vladimir Putin in Ucraina voleva solo sostituire Volodymyr Zelensky con un governo di «persone perbene».

Visto che la tv intimorisce ed eccita, intimidisce e galvanizza chiunque – perfino Berlusconi, figurarsi Gemmato – è assolutamente normale sia che, alzando le difese, uno sullo schermo reciti il proprio dover essere (quello imposto dalle circostanze e dalle convenienze), sia che, perdendo le inibizioni, confessi la verità di se stesso, con sfrontata sincerità. Questo, in particolar modo quando si sente sicuro, ispirato, forte e riconosciuto nelle proprie ragioni.

Che poi Gemmato inondi le redazioni di attestati di correttezza vaccinale – «ho fatto tre dosi», «sono un sanitario» – è scontato come l’alluvione di dichiarazioni di fedeltà atlantica del Cavaliere, dopo ogni incidente in cui gli capiti di parlare a braccio e col cuore in mano del suo vecchio amico russo e dell’errore di trattare la pace e la guerra come questioni politiche e non come relazioni d’affari.
Ci si illuderebbe però a pensare che, ogni volta che gli esponenti della destra di governo escono al naturale, l’evidenza della loro doppiezza faccia suonare un campanello dall’allarme nella testa degli elettori e ne risvegli qualcuno dall’incantesimo sovranista.

La doppiezza è presupposta nella loro azione politica ed è perfettamente digerita dall’elettorato sovranista, e non solo da questo, dopo essere stata ampiamente metabolizzata nella storia italiana come forma legittima di auto-rappresentazione politica. Nella loro doppiezza, triplezza e quadriplezza, democristiani e comunisti hanno assunto la pratica del potere proprio come esercizio di dissimulazione, secondo una tradizione italiana che risale molto indietro nel tempo e fa di questa prudenza la vera arte politica.

Questa immunità dalla contraddizione e dal prezzo dell’ipocrisia vale sempre, sia che l’opinione taciuta e poi sboccata per forza propria dalle labbra del politico sia molto diffusa, come quella di Berlusconi che siamo dei pazzi a prendere parte a una guerra così, sia che coinvolga e accenda solo piccole e rumorose minoranze, come quella di Gemmato che sui vaccini non ce la raccontano giusta e dietro chissà che c’è.

A parte l’abitudine alla dissimulazione, a concorrere a questa immunità, cioè al fatto che si può dire e fare tutto e il suo contrario senza pagarne alcun prezzo, è anche un fattore che è più strettamente caratteristico dell’evo populo-sovranista e che fa crescere contestualmente sia la polarizzazione, sia la segmentazione del consenso politico.

Si tende sempre a sottovalutare che populismo e sovranismo, nella loro sostanza storica, non sono forme di estremismo politico democratico, ma di radicalizzazione anti-democratica di massa. È proprio la democrazia liberale, con i suoi contrappesi istituzionali e controveleni razionali, a essere considerata e presentata come un raggiro, un modo per dirottare gli interessi autentici e immediati del popolo in una nebulosa di credenze funzionali agli interessi di qualcun altro. Del deep state. Delle élite finanziarie internazionali. Dei Bilderberg reali e immaginari.

Il presupposto del sovranismo è che la realtà della rappresentazione democratica è un caleidoscopio di immagini concepite per estorcerci il consenso, per sottrarci il controllo della nostra vita e delle nostre idee, per rubarci il lavoro e i quattrini. Qualunque forma assuma il delirio cospiratorio dei sovranisti rinati – sovranisti non solo nel senso nazionalista, ma in quello della riacquisizione della sovranità sottratta dalla falsa democrazia pluralista – è perfettamente compatibile con qualunque altra. Chi crede al piano Kalergi di sostituzione etnica della popolazione bianca non avrà alcun problema a stare con chi pensa che i vaccini siano acqua di fogna.

È ingenuo ipotizzare che quella grandissima maggioranza di elettori di Fratelli d’Italia e dei partiti della destra italiana che si sono vaccinati si allontanino da questo schieramento perché Gemmato strizza l’occhio ai no vax. È autoconsolatorio immaginare che una coalizione costruita sulla sfiducia nei presupposti razionali della democrazia e sulla distruzione sistematica di qualsivoglia etica del discorso politico si sfasci per una violazione plateale del principio di non contraddizione.

I fanatici religiosi che si sono anni fa intruppati nelle fila trumpiane non sono stati certo trattenuti dalla inattendibilità cristiana del loro paladino, che offriva comunque il servizio richiesto. E di certo nessuno di loro è stato fermato dal dissenso su qualche altro punto dell’agenda di governo. Quindi, mutatis mutandis, se il Governo Meloni blocca i naufraghi in mezzo al mare, chissenefrega se Gemmato è no vax. E se la destra riconosce la legittimità del mio terrapiattismo antivaccinista, cioè la mia vera identità, chissenefrega se Meloni stringe la mano a quel guerrafondaio di Biden.

A differenza di quello che pensano gli improvvisati Machiavelli del Nazareno, la crisi della democrazia italiana è ben più profonda di uno sbandamento a destra dell’elettorato e ha bisogno di cure molto più radicali dell’omeopatia filo-contiana e del campo largo demopopulista.

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