Siamo alle soliteSchlein occupa lo spazio vitale della Ditta, seguiranno guai

Andrea Orlando, Gianni Cuperlo o chi per loro potrebbero scendere in campo per estromettere la giovane candidata dalle primarie, per poi arrendersi a una sconfitta onorevole con Bonaccini

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Gli eredi della Ditta soffrono Elly Schlein. Prima di rassegnarsi a sostenerla ci penseranno non una ma dieci volte. Prima bisogna verificare se è possibile scendere in campo direttamente nella speranza di tagliarle la strada. Come? Puntando ad arrivare secondi nella votazione degli iscritti, quella che seleziona i due che poi si sfideranno nelle primarie aperte del 19 febbraio, dando per scontato che nei circoli Partito democratico vincerà Stefano Bonaccini.

Si ristabilirebbe così una competizione più “domestica” tra la sinistra dem e il “centro” del partito, con imprevedibili appoggi e spostamenti di ruolo e con l’estranea Schlein che in questo schema farebbe la parte che ebbe Ignazio Marino nelle lontane primarie del 2009, quando l’illustre chirurgo nelle sezioni finì appunto terzo dopo Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini (ai tempi però anche il terzo poteva partecipare alle primarie aperte, ora come detto vanno solo i primi due).

Sarebbe un bel colpo di scena se in campo scendesse Andrea Orlando, che sin qui è parso piuttosto incerto sul da farsi, o Gianni Cuperlo, che parlando con La Stampa non ha escluso di poter correre lui o un altro esponente della Ditta che fu (Peppe Provenzano si è chiamato fuori, ma allora chi?), tenendo conto la sinistra resta malgrado tutte le peripezie una corrente ancora abbastanza strutturata nella base del partito.

La Ditta – dicono i malevoli – deve difendere il suo spazio che è seriamente minacciato da Schlein, i cui contenuti pure non sono lontani da quelli di Orlando o Cuperlo, sebbene agli occhi di questi ultimi (e in generale dei dalemiani-bersaniani) sembrino meno “politici” di come li affrontano loro. Torna qui un’antica diffidenza “di pelle” che gli eredi del Partito comunista nutrono nei confronti di una eterodossa che secondo loro maneggia la politica senza la Politica con la “P” maiuscola, un po’ la versione aggiornata dell’idiosincrasia dei comunisti verso i “gruppettari” di una volta: Elly per loro naviga troppo in superficie, non coglie la complessità, si sarebbe detto un tempo.

Non è un caso se finora da Orlando o da Goffredo Bettini per non parlare direttamente di Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema non sia venuto un fiato in favore di Elly Schlein della quale pure condividono la radicalità della critica al “neoliberismo”, qualsiasi cosa voglia dire, cioè all’idea, come ha detto la candidata alla segreteria, che «il modello di sviluppo neoliberista si è dimostrato assolutamente insostenibile per le persone e per il pianeta». Una visione che la filosofa Claudia Mancina ha definito «millenaristica» e che per gli eredi della Ditta non è roba da appaltare a un’estranea ma che al contrario va portata avanti direttamente dalla sinistra dem.

Come sempre, poi, c’è dietro tutto questo anche il fatto piuttosto antipatico che il partito di Bersani e Speranza, Articolo Uno, avrebbe fatto tutto un percorso per rientrare nel Partito democratico vedendo alla fine il proprio spazio naturale occupato da Elly e dai suoi: tanta fatica per niente! Ecco perché i Bersani e i D’Alema stanno pensando a scendere in campo attraverso un loro candidato.

Sia Cuperlo che Orlando hanno già perso in due primarie diverse, nel 2013 il primo e nel 2017 il secondo, entrambi battuti da Matteo Renzi. Il che non esclude che ci riprovino, uno dei due o qualcun altro. Ma devono mettere in conto il rischio di perdere persino tra gli iscritti, superati dalla “estranea” Schlein e dal favorito Bonaccini: che alle primarie se la vedrebbero tra di loro, senza la Ditta.