Fortezza NazarenoIl Partito democratico non è scalabile, ma nessuno l’ha fatto sapere a Elly Schlein

Il Pd è debole, senza leader storici o carismatici. In teoria sarebbe facile conquistarlo, ma in pratica rimane una fortezza inespugnabile. E finora nessuno dei dirigenti di peso ha deciso di sostenere la candidatura della vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

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Ma è sicura, Elly Schlein, di volersi infilare nel labirinto del Nazareno? Certo l’occasione è ghiotta, innalzarsi alla guida del (finora) secondo partito italiano che, caduto sul campo il 25 settembre, può solo risorgere – «il cadere non esclude il librarsi», scrisse Victor Hugo – e dunque perché non provarci?

Elly Schlein ha molte caratteristiche in grado di alzare un vento di rinnovamento, persino un tornado, più fuori che dentro il partito: anche se finora non si è mossa una foglia, né dentro né fuori. Ma domenica potrebbe finalmente dare il Grande Annuncio, la scesa in campo da esterna, una newcomer che prova a scalare a mani nude un partito pericolante. 

Parlerà, Elly, al Monk di Roma, un tempo locale jazz, infatti Monk non sta per monaco che mal si adatterebbe all’estroversione schleiniana, ma per quel genio di Thelonious Monk, uno dei pianisti più grandi del Novecento, un locale situato lontano dalla Ztl, una volta era periferia pasoliniana oggi è considerato quasi al centro, comunque sarà tutto molto centro sociale, diversità, visioni e tintinnii di bottiglie di birra. Muoverà da lì, Schlein, da sola, e farà bene a chiamare gente intorno a sé perché altrimenti non ce la farà mai: lei non è Matteo Renzi, che i partiti e i suoi trucchetti li conosceva bene, qui è la fantasia che vuole andare al potere, poco meno di un miracolo in questo tempo arido. 

Dunque la domanda di fondo è quella cui accennavamo: è scalabile, il Pd? Paradossalmente, no. Già, un partito mai così debole e senza più leader storici o carismatici che in teoria sarebbe facile conquistare è in realtà una Fortezza Bastiani pressoché inespugnabile, i capi hanno messo tanti sacchi di sabbia alle finestre del Nazareno pur essendo gli uni contro gli altri armati, ma in fondo la mentalità gli dice che è roba loro, che cosa vuole questa – come si chiama? – Elly Schlein, non è una dei nostri, anzi ci prendeva pure per i fondelli ai tempi di Occupy Pd, non è vicina a nessuno dei capicorrente, è mezzo americana, pure ricca, dicono: i compagni non capirebbero. 

Qualcuno a mezza bocca ha detto che sì Elly è brava eccetera eccetera ma nessuno, dicasi nessuno, si è messo al lavoro per lei, foss’anche solo per impartirle un corso accelerato di politichese che se sei un leader di partito devi conoscere. Ma niente, almeno finora, non un capo o un sotto-capo o un sotto-sotto-capo che abbia detto una parola in suo favore, l’unica voce è stata quella del caposardine Mattia Santori, non esattamente un endorsement di quelli che cambiano lo stato delle cose, tutti gli altri zero. 

È chiaro che i riformisti temano lo snaturamento del partito, la vittoria di Giuseppe Conte con altri mezzi, l’addio definitivo a una ragionevole prospettiva di governo ma lei si aspettava che i “pacifisti” della sinistra dem, quelli contro le armi a Zelensky, esultassero per una sua candidatura, che la medesima sinistra che tanto si sbraccia sulle disuguaglianze sociali vedesse in lei la paladina di un nuovo socialismo dal volto umano, o che le donne dem sempre in prima fila a rivendicare una leadership la incoronassero come quella in grado di sfondare il famoso tetto di cristallo che nel frattempo è andato in frantumi a destra invece che a sinistra: ma nulla di tutto questo. 

Le donne del Pd protestano spesso giustamente sul maschilismo ma alla prima occasione non sono pervenute, la sinistra del Pd pensa soprattutto a come contrastarla, Elly, se con Andrea Orlando (dato in calo), o con Enzo Amendola (un riformista “di destra”), o con Matteo Ricci, che è stato sempre con il leader di turno. 

«Se le cose stanno così, fra noi più niente da dire», cantava Sergio Endrigo, che è un po’ quello che se fossimo in Elly diremmo ai colonnelli del Pd in combutta per difendere il patto di sindacato che garantisce loro le residue rendite di posizione? Ma forse Elly Schlein ritiene di poter proporre il carico antiriformista che trasmette con il suo eloquio gentile alla estenuata sinistra diffusa, come si diceva una volta, cioè alle primarie (ma mai è successo che il vincitore nei congressi di circolo abbia poi perso ai gazebo), una massa più larga dei dem stufa di quella Fortezza Bastiani chiamata Partito Democratico: e se ha ragione lei, se cioè pensa di vincere chiamando il Popolo contro il Partito allora provi pure a sfondarlo, il Nazareno, se ci riesce.