Moneta futura L’inflazione e l’espansione incontrollata delle criptovalute spingono l’Ue verso l’euro digitale

In accordo con la Bce, la Commissione accelera per concretizzare un’ipotesi rimasta virtuale per anni: un sistema sicuro e istantaneo perché, nonostante i feticismi di Salvini, i pagamenti elettronici sono sempre più diffusi. L’obiettivo non è sostituire le banconote, ma integrarle

Euro digitale
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

«Nulla è meno materiale del denaro – diceva Borges in uno dei racconti di “Aleph” – perché ogni moneta è a rigore un repertorio di futuri possibili». Sembra ovvio, ma la necessità di mantenere un correlato materiale nei metodi di pagamento è un pregiudizio duro a morire. La tendenza alla smaterializzazione dei soldi è un fenomeno lento ma costante che ha caratterizzato tutta la storia dell’economia globale sin dalle sue origini e ancora non si è conclusa.

Dalla moneta-merce del baratto, passando per la banconota, fino ad oggi, in cui il valore legale del denaro è disancorato dal suo valore intrinseco, siamo davanti a un percorso lungo secoli, continuamente rallentato dall’ideologia della materialità che porta le persone a fidarsi meno dei sistemi di pagamento immateriali.

Ma sembra che le cose presto cambieranno. «Stiamo lavorando a una proposta legislativa per sostenere il potenziale euro digitale, che lo inquadrerà a livello legislativo e ne regolerà gli aspetti essenziali». Così ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis.

Una prima proposta legislativa riguardo l’introduzione di una moneta virtuale centralizzata sarà presentata dalla Commissione Ue già entro la prima metà del 2023. Sembra chiara la volontà della Bce in accordo con la Commissione europea di velocizzare questo processo rimasto un’ipotesi speculativa per diversi anni.

Il denaro contante è ancora molto importante nella vita delle persone. Ma il suo utilizzo è in declino in molte parti del mondo. La Bce stima che i pagamenti non in contanti effettuati nell’Eurozona nel 2021 siano aumentati del 12,5 per cento a 114 miliardi di transazioni per un valore totale di 197 mila miliardi di euro. I pagamenti con carta hanno rappresentato quasi la metà di queste transazioni.

Un euro digitale, secondo il vicepresidente della Commissione, «ha il potenziale per apportare numerosi vantaggi ai consumatori e alle imprese» poiché «fornirebbe un’alternativa di denaro pubblico ai mezzi di pagamento digitali privati. Sarebbe un mezzo di pagamento digitale sicuro, istantaneo ed efficiente che tutti potrebbero utilizzare». «Ma porrebbe anche molte sfide al sistema finanziario», ha avvertito Dombrovskis.

Occorre dire che, nell’idea della Bce, l’euro digitale non ha l’obiettivo di sostituire le banconote ma di integrarle. Avrebbe inoltre il loro stesso valore: un euro digitale equivarrebbe infatti a un euro fisico. L’euro digitale sarà un tipo di moneta pubblica, proprio come i contanti, perché sarà emessa direttamente dalla banca centrale e non dalle banche commerciali, ma al contempo sarà digitale.

Questo renderà possibile effettuare pagamenti elettronici, senza coinvolgere banche o altri intermediari. Infatti per poterle utilizzare non sarà necessario possedere un conto bancario. Senza l’intermediazione delle banche il denaro verrebbe immesso direttamente nelle tasche dei clienti.

In un report pubblicato dalla Bce nel 2020 vengono analizzati i principali punti di forza che può avere sull’economia l’eventuale introduzione di Cbdc (cioè una valuta digitale della banca centrale) nel mercato. Tra i vantaggi c’è la maggiore digitalizzazione dell’economia europea, costi minori di trasferimento del denaro e una progressiva diminuzione del contante circolante.

Tra le possibili applicazioni prese in considerazione nel report per l’implementazione dell’euro digitale vi è anche quella che prevede la possibilità per i cittadini europei di poter aprire il proprio conto corrente direttamente all’interno della Banca centrale europea, scavalcando completamente le banche private.

Ovviamente una soluzione del genere implicherebbe una vera e propria rivoluzione del concetto di Banca centrale come inteso finora e porterebbe ad una serie di problematiche da risolvere. Infatti se eliminare l’intermediazione delle banche commerciali da un parte renderebbe più controllabile la regolamentazione della moneta emessa nell’economia, dall’altra renderebbe gli istituti privati molto più fragili. Con possibili aumenti dei tassi d’interesse sui conti bancari e rischi di fallimento aggiuntivi.

Questo, chiaramente, potrebbe avere un impatto sulla stabilità finanziaria delle banche con ricadute sull’economia reale. In più in un contesto del genere la Banca centrale, che dovrebbe avere il ruolo di regolatore delle banche private, si troverebbe in una situazione di concorrenza con queste ultime, generando un grosso problema di antitrust.

Stablecoin e criptovalute
Ad ogni modo, secondo gli esperti di storia economica, ogni transizione da un ecosistema finanziario ad un altro è sempre avvenuta in fasi deflazionistiche e in occasioni di crisi e di sfiducia nel mercato. Non è un caso allora che proprio oggi l’Ue spinga così vigorosamente verso il passaggio di paradigma. Il dibattito per l’euro digitale è vecchio ormai di un decennio, ma ora le cose cominciano a muoversi realmente perché il terremoto provocato dalla crisi economica comincia a produrre effetti tangibili e già si intravedono i primi segnali di recessione.

Secondo la Bce muoversi in ritardo potrebbe risultare deleterio per l’integrità monetaria europea. Non c’è dubbio che per catalizzare questo cambiamento abbia avuto un ruolo importante anche il caos che ha investito il mondo delle criptovalute che ha visto la bancarotta finanziaria di una delle principali piattaforme di interscambio di moneta digitale, la bahamense Ftx.

La cattiva gestione della società da parte del giovanissimo fondatore, Sam Bankman-Fried (uno di quei rari casi in cui il nome di una persona determina il destino del suo proprietario) è concausa del fallimento insieme al fatto che il mercato finanziario che riguarda le cripto è ancora del tutto deregolamentato.

L’attuale concetto di Cbdc è stato ispirato da Bitcoin e criptovalute simili, basate su blockchain, ma differisce da tale valuta virtuale in quanto una moneta digitale sovrana sarebbe emessa da uno Stato e quindi avrebbe un controllo centralizzato.

Ne capovolge di fatto il sistema, dato che la caratteristica delle cripto è che sono sostenute da un sistema senza un’autorità centrale, e il loro statuto è mantenuto attraverso un consenso distribuito. Filosofia che si sintetizza nello slogan «not your keys, not your coins». Che significa: se non hai il pieno possesso delle password del tuo wallet non possiedi realmente i tuoi soldi.

In realtà la vera preoccupazione della Bce è quello dell’utilizzo sempre più diffuso di nuovi strumenti di stablecoins – un genere di criptovalute in cui il prezzo è progettato per essere ancorato a un asset di riferimento – tra cui la Libra di Facebook e non il Bitcoin. La diffusione nel futuro di queste nuove monete gestite da società private potrebbe minare seriamente la sovranità monetaria della banca centrale europea.

«I clienti si sposteranno sempre di più verso le monete virtuali e se non soddisfiamo questa richiesta, altri lo faranno», ha detto Fabio Panetta, membro del board della Banca centrale europea.

Le stablecoin molto più simili alle Cbdc piuttosto che ai Bitcoin, infatti, mirano a superare attraverso la centralizzazione delle emissioni quello che ad oggi è il più grande difetto delle criptovalute, ovvero la volatilità. Se la volatilità di una criptovaluta può alimentare la speculazione, e dunque creare un certo interesse attorno a sé, a lungo andare questo ostacola la sua adozione nel mondo reale perché non potrebbe essere usata come mezzo di pagamento. Per qualsiasi valuta la stabilità è fondamentale per lo scambio di beni e servizi.

Per superare tali criticità, allora, le stablecoin fanno della stabilità la loro ragion d’essere, in alcuni casi facendosi garantire da una istituzione pubblica come sarà il caso degli euro digitali o dei già esistenti e-Rmb cinesi, l’unica moneta digitale di stato attualmente esistente.

Oppure, in altri casi, ancorandosi a risorse concrete, come nel caso del Venezuela che ha sostituito la propria valuta nazionale, il Bolivar, con il nuovo Bolivar sovrano, collegato alla criptovaluta di Stato, denominata Petro. In questo caso proprio per fare fronte all’inflazione incontrollata, il presidente Maduro ha puntato sullo strumento delle criptovalute e, per risolverne le forti oscillazioni, non idonee ad assolvere la funzione di riserva stabile di valore, è stato deciso di garantire la nuova criptovaluta con le riserve petrolifere e auree del Paese.

Il panorama dei pagamenti sta mutando profondamente e in questa trasformazione le banche centrali devono svolgere un ruolo fondamentale che potrebbe anche implicare il radicale ripensamento dell’attuale sistema finanziario. Il settore dei pagamenti europeo deve essere sostenuto da un mercato competitivo e innovativo, in grado di soddisfare la domanda dei consumatori ma anche di preservare la sovranità europea.

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