Porte girevoliCome le autocrazie hanno acquistato influenza politica in Europa

Prima del Qatargate, la Russia ha finanziato i partiti dell’estrema destra euroscettica (e non solo) mentre le potenze del Golfo usano il calcio come arma di soft power

L'ufficio di Eva Kaili sigillato
Foto: Jean-Francois Badias/AP

Le autocrazie alla conquista dell’Europa, si infiltrano attraverso le crepe dell’incompiutezza dell’Unione. A volte lo hanno fatto trattando direttamente con le istituzioni europee, come nel caso della Turchia e gli accordi del 2016 sulla Rotta Balcanica, altre volte con i singoli Stati membri, altre ancora facendo pressione e portando sotto la propria sfera parlamentari o ex primi ministri.

L’Unione europea ha avuto e ha tuttora un ruolo fondamentale di stabilità, crescita e pace interna, questo è evidente anche per chi in questi anni ha criticato spesso le sue scelte su temi economici o sui diritti umani.

L’allargamento a Est avvenuto negli anni passati ha espanso il mercato interno, ma al tempo ha messo in discussione i diritti fondamentali, base fondativa della stessa Unione.

Così il terreno è diventato fertile per quelle autocrazie in forte ascesa a livello internazionale grazie alle ingenti disponibilità economiche, a volte quasi illimitate, ma ancora molto marginali in campo diplomatico.

Il Qatargate apre una finestra su questo mondo, ma basta vedere come l’emirato abbia speculato negli ultimi decenni su settori importanti delle comunicazioni e media, con il network internazionale Al Jazeera, dello sport con la squadra di calcio Paris Saint Germain, i mondiali di calcio e la Formula 1. E poi ci sono altri settori cruciali dell’economia come quello immobiliare: una parte consistente del patrimonio milanese costruito per Expo 2015 è di proprietà del gruppo Qatar Investment Authority.

Gli esempi potrebbero continuare ma sarebbero lunghi e noiosi. Quello che è evidente è che questi investimenti fossero un mezzo per arrivare a rapporti diretti e privilegiati con nazioni europee dalle quali Doha voleva un riconoscimento. Risultato ottenuto, visto l’accordo sul gas siglato dall’Italia e da altri Stati membri (l’ultima in ordine di tempo l’Ungheria) per sopperire alle forniture russe di gas dopo l’invasione di Putin dell’Ucraina, spacciando il piccolo emirato come un Paese stabile e affidabile.

Tanto affidabile che, nei giorni precedenti allo scandalo che ha investito la politica europea, i giornali hanno raccontato che è stato l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema a fare da tramite tra una cordata di imprenditori, con a capo il qatariota Ghanim Bin Saad Al Saad, e il governo italiano per l’acquisto della raffineria siciliana di Priolo di proprietà della russa Lukoil, in questo momento sanzionata da Palazzo Chigi.

Per passare ad altre latitudini e ad altri finanziatori (o corruttori), proprio la Russia di Vladimir Putin è stata il pozzo da cui attingere per i finanziamenti dei partiti euroscettici e di estrema destra europei. L’obiettivo era quello di indebolire le istituzioni comunitarie, evitare sanzioni per la violazione dei diritti umani e recuperare influenza nell’Europa orientale in quei Paesi che fino all’inizio degli anni Novanta erano stati all’interno del blocco sovietico.

Così Marine Le Pen nel 2014 va in visita in Crimea dopo l’annessione alla Russia e per la sua campagna elettorale riceve dei soldi da una banca della Federazione, oppure i lettori ricorderanno l’affaire Savoini all’hotel Metropol, quando l’uomo d’affari vicino alla Lega trattava per dei finanziamenti. Il processo è ancora in corso ma la vicinanza del partito di Matteo Salvini, e in passato dei Cinquestelle, a Putin è innegabile, come dimostra l’accordo di collaborazione tra Russia Unita e la stessa Lega e il suo rinnovo in automatico.

Le porte girevoli tra politica e affari hanno portato l’ex cancelliere Gerhard Schröder a sedere nel consiglio d’amministrazione di Gazprom, la compagnia di Stato russa dell’energia, creando molto imbarazzo a Berlino e a tutta la socialdemocrazia tedesca.

Un’altra analogia tra Mosca e Doha sono i mondiali di calcio e gli investimenti in quel campo: la Russia ha ospitato la Coppa del mondo del 2018, un’operazione sulla quale puntava molto lo stesso Putin per mostrare un volto di stabilità nel suo Paese, mentre l’acquisto del Chelsea da parte di Abramovich nel 2003 fu un’operazione molto simile a quella del PSG, con forti investimenti e vittorie sul campo per dare credibilità agli investitori. Per 19 anni Abramovich è stato il proprietario del blues ed ha venduto in fretta e furia solo la scorsa primavera per paura che le sanzioni britanniche contro gli oligarchi russi arrivassero anche a lui.

Operazioni di rebranding insomma, che in questi anni hanno portato altre autocrazie a investire tanti soldi per far dimenticare i crimini commessi in patria: è il caso dell’Egitto di Al-Sisi che ha speso miliardi di euro su armamenti italiani e lo ha fatto dopo che gli scambi commerciali bilaterali erano crollati da trenta milioni all’anno a sette in seguito all’assassinio di Giulio Regeni.

Nel 2019 gli affari sono schizzati con un investimento di circa un miliardo di euro in quella che è stata ribattezzata «la commessa del secolo» e ad oggi l’Egitto è il maggior acquirente di materiale militare italiano. Strategia di normalizzazione che ha funzionato, tanto che Giorgia Meloni alla Cop27 ha avuto un incontro ufficiale con il dittatore del Cairo, prima presidente del Consiglio a farlo dopo l’omicidio Regeni.

L’Europa terra di predoni dunque, perché quello che è stato detto dell’Italia va esteso a tutti i Ventisette, perché nel momento in cui abbiamo iniziato a cedere sui diritti umani dei migranti abbiamo cominciato a creare delle crepe che hanno permesso alle dittature di infiltrarsi, così come quando alcuni Stati membri dell’Ue hanno promulgato leggi sul corpo delle donne o hanno dichiarato illegale l’omosessualità, forzando lo stato di diritto e lasciando aperti gli spiragli a chi cerca legittimazione diplomatica e possibilità di guadagno.

Le indagini sono ancora in corso e i risvolti di questa vicenda tutti da scoprire, ma non è un caso che gli arresti di Bruxelles siano scattati a pochi giorni dal voto del Parlamento europeo sulla liberalizzazione dei visti per i cittadini qatarioti, così come ha spiegato Linkiesta nei giorni scorsi, e che in ballo ci fosse anche l’accesso a tutti gli aeroporti dell’Ue per la compagnia di stato Qatar Airways.

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