Criminali di guerraIl Gruppo Wagner va incluso nelle sanzioni europee, dice Pina Picierno

La vicepresidente dell’Europarlamento scrive alla Commissione per inserire i paramilitari di Putin nella lista dei terroristi. L’obiettivo è uniformare i pacchetti precedenti per colpire l’organizzazione e ogni suo tentacolo

Pina Picierno in aula a Strasburgo
Foto: Mathieu Cugnot/EP

I mercenari di Vladimir Putin devono pagare per i crimini di guerra che stanno commettendo in Ucraina. La vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, già tra le prime a chiedere all’Italia di riconoscere l’Holodomor come genocidio, ha scritto alla Commissione perché il Gruppo Wagner, il braccio armato del regime, sia finalmente colpito dalle sanzioni europee e venga inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche.

La lettera sta raccogliendo sottoscrizioni trasversali tra le famiglie politiche di Bruxelles.
Il Gruppo Wagner si è macchiato di gravi violazioni dei diritti umani e atrocità, come a Bucha e Motyzhyn, minaccia l’integrità territoriale dell’Ucraina e intrattiene profondi legami con il Cremlino. Nella lettera chiediamo d’includere il Gruppo Wagner nel nono Pacchetto di Sanzioni dell’Ue contro la Russia e anche nell’Elenco dei soggetti terroristici stabilito dall’Unione europea. Va inoltre ricordato che questo gruppo paramilitare è presente in molti altri conflitti in giro per il mondo e da anni rappresenta una minaccia per la stabilità globale.

Le milizie sono a tutti gli effetti alle dipendenze di Putin, come mai non erano ancora state colpite?
Le sanzioni rimangono una delle armi più forti in mano all’Ue in politica estera e necessitano dell’unanimità dei Ventisette. Sulla base delle violazioni di diritto internazionale e dei crimini di guerra in Ucraina, sono stati approvati i pacchetti contro la Russia. Alcuni individui ed entità legati al Wagner Group sono già oggetto di sanzioni secondo la fattispecie della violazione di diritti umani in base alle atrocità commesse non solo in Ucraina, ma anche in altre regioni: Siria, Libia, Repubblica Centroafricana, Sudan e Mozambico. Ciononostante, non risulta essere incluso nel pacchetto di sanzioni contro la Russia, una limitazione dovuta a motivi squisitamente tecnici e legali.

Quali ostacoli rimangono?
In primis, la struttura e forma giuridica del gruppo lo rende quasi immune poiché è un gruppo ad ombrello legato a molte altre entità, come la Russian Concord. Ricostruire i legami tra i singoli contractors e il Wagner non è dunque scontato. In secondo luogo, il Wagner group è difficile da inquadrare poiché, a tutti gli effetti, non è classificato come un gruppo mercenario. Il Wagner ha sede in Russia e tali compagnie sono illegali in Russia, slegandolo da qualsiasi convenzione internazionale che regola le compagnie di sicurezza private. Tuttavia, queste limitazioni potrebbero essere superate grazie a due elementi. Recentemente il Wagner ha aperto una sede a San Pietroburgo. Inoltre, Yevgeny Prigozhin, già persona di fiducia di Putin, già persona apicale di Wagner e già oggetto di misure restrittive individuali dell’Unione, ha da poco riconosciuto pubblicamente il suo legame con il Wagner.

I pacchetti precedenti avevano sanzionato alcune persone legate ai paramilitari, ora va finito il lavoro?
L’obiettivo è riuscire a colpire l’organizzazione in toto e tutte le entità e persone associate a essa. Fino ad ora, solo alcune persone, e non sempre le stesse, erano state incluse nei pacchetti di sanzioni. Non solo nei pacchetti inerenti alla Russia, ma anche quelli approvati per l’integrità territoriale dell’Ucraina e quelli riguardanti la Siria e Libia oppure nell’Eu Global Human Rights Sanctions Regime. Tutti questi pacchetti, però, sono separati tra loro e il nostro obiettivo è dare unicità per quello che concerne il Wagner group. L’obiettivo è, sulla base dei precedenti pacchetti di sanzioni, delle nuove prove emerse in Ucraina e soprattutto delle ultime novità inerenti allo status di Wagner, di mettere insieme tutti questi elementi e dare unicità alla nostra azione contro il gruppo. Attualmente abbiamo diversi pezzi del puzzle, ora dobbiamo aggiungere quelli mancanti e, una volta composto il quadro, colpire tutta l’organizzazione.

L’Ucraina è, purtroppo, solo l’ultimo teatro dove è stato dispiegato il Gruppo.
Si è macchiato di gravi violazioni dei diritti umani, atrocità e attacchi indiscriminati contro civili in Ucraina, Siria, Libia, Repubblica Centrafricana (Rca), Sudan e Mozambico. Proprio in base a tali chiediamo di includere il gruppo Wagner anche nell’Elenco dei soggetti terroristici stabilito dall’Unione europea per poter perseguirlo anche come organizzazione terrorista e bloccarne possibili finanziamenti.

Quando verrà realisticamente adottato il nono pacchetto?
La presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, ha recentemente annunciato che il nuovo pacchetto è in discussione. Le negoziazioni sono interne al Consiglio dell’Unione europea e non sono pubbliche. Sappiamo che il gruppo di lavoro del Consiglio sta trattando il dossier e ci attendiamo che nelle prossime settimane il Consiglio Affari Esteri, presieduto dall’Alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell e composto dai ministri degli Affari esteri dei Ventisette, discuterà il nono pacchetto. Per questo, è imperativo per noi agire in questo frangente con proposte realistiche ed efficaci.

Di recente la Russia è stata dichiarata Stato sponsor del terrorismo, ma ancora manca un quadro legale europeo a riguardo. Quali sono i prossimi passi in questo senso?
L’Unione ha già una forte presenza nella lotta al terrorismo e ha strumenti all’avanguardia. Però, decisioni relative all’aggiornamento dell’Elenco dei soggetti terroristici stabilito dall’Unione europea ed eventuali sanzioni sono sempre prese dal Consiglio. Il primo passo è di meglio definire a livello europeo cosa s’intenda con “Stato sponsor del terrorismo” e soprattutto le misure che l’Unione può attuare per contrastare tali entità.

Spesso, in questi mesi, il Parlamento europeo ha dato esempio di pragmatismo e più velocità di reazione di parte degli Stati membri: ha ritrovato il protagonismo che gli spetta?
Il Parlamento Europeo vive una fase importante, di maturità e di evoluzione. Una fase nuova che contiene al suo interno l’idea di un’Europa nuova, che compia finalmente la transizione istituzionale che i cittadini europei attendano da decenni. Mi permetta di dire che nei ruoli chiave del Parlamento c’è una generazione autenticamente europeista, cresciuta con l’ideale europeo.