Pianura PapeeteIl disfacimento della Lega in Lombardia rafforza la Moratti

Il partito di Salvini arriverà alle elezioni regionali di febbraio frammentato dai dissidi con la vecchia guardia. Alcuni fuoriusciti stanno pensando appoggiare la coalizione guidata dall’ex sindaca di Milano

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Il doppio partito della Lega nord-Lega Salvini premier in Lombardia è diventato il paradigma della scomposizione politica a cui assisteremo alle elezioni regionali del 12-13 febbraio. E non solo per le alleanze e il voto trasversale che potrebbe andare alla coalizione guidata da Letizia Moratti.

Dopo la costituzione del gruppo consiliare del Comitato Nord formato da tre consiglieri regionali – Roberto Mura, Federico Lena e Antonello Formenti, poi espulsi dalla Lega – è nata l’associazione Comitato Nord. «Un atto concreto per restare fedele alle battaglie del Nord», ha dichiarato Umberto Bossi. Anche se la rottura con la Lega di Salvini era inevitabile, se non prevedibile.

Da qualsiasi verso la si prenda o con chiunque se ne parli – siano leghisti scontenti ma ancora obbedienti, dissidenti già fuoriusciti, espulsi o con un piede fuori dal partito di Salvini – il risultato è sempre lo stesso: scomposizione delle alleanze e disgregazione interna alla Lega.

Da una parte c’è l’area che fa in parte capo all’ex deputato leghista Gianni Fava e si è riunita a Biassono nell’ottobre scorso: più o meno undici autonomisti che potrebbero o vorrebbero entrare nella lista civica Moratti Presidente, dove già dovrebbero correre diversi esponenti del Grande Nord, come Davide Boni, Monica Rizzi e il fondatore Roberto Bernardelli.

Si tratta di persone che conoscono solo i militanti storici che navigano da anni sui territori, lontano dalla metropoli e dalla Lega di Salvini. Come David Galli (assessore del Comune di Seveso), Alessandro Sarasini (sindaco di Commessaggio, nel bassa mantovana), Christian Borromini (ex segretario della Lega di Sondrio), Matteo Soccini a Crema. Amministratori ed ex leghisti che hanno in tasca solo la tessera della Lega Nord o da tempo nessuna tessera ma appartengono alla galassia autonomista formata da diverse sigle, associazioni, comitati, liste civiche che sono in fermento per giocare nella partita regionale.

Sul blog “La voce del Nord”, l’ex deputato e assessore nella giunta lombarda guidata da Bobo Maroni, Gianni Fava, ha fatto un nuovo endorsement alla Moratti «profilo istituzionale di grande prestigio», per parlare ai tanti ex leghisti e non solo che potrebbero votarla o sostenerla. «Credo che si possa facilmente comprendere l’accelerazione che si registra in questi giorni nel dialogo fra buona parte di quel mondo e l’ipotesi di candidatura di un grande movimento civico in Lombardia capitanato da Letizia Moratti che può attrarre elettori che non hanno votato. Credo che lei debba guardare soprattutto a quei milioni di elettori che oggi non votano più perché non trovano un’offerta politica convincente, piuttosto che ai partiti tradizionali. E a quella componente autonomista e indipendentista lombarda hanno un peso sostanziale», ha scritto Fava.

A Linkiesta, Gianni Fava spiega infatti «che Letizia Moratti ha bisogno di una cinghia di trasmissione per affermarsi fuori da Milano attraverso amministratori e figure radicate nel territorio lombardo».

Convinto che la diaspora leghista sia appena iniziata e crescerà dopo l’esito delle elezioni regionali quando diminuirà ulteriormente il consenso della Lega. Una diaspora che va ben oltre la vicenda del Comitato Nord che doveva essere il sindacato del Nord dentro la Lega di Salvini, rilanciare la sua identità e ora invece farà una lista elettorale per «sostenere Attilio Fontana», ha precisato il consigliere regionale Roberto Mura che smentisce ci sia un accordo per sostenere Letizia Moratti. «Vogliono screditarci agli occhi dei nostri elettori. Il nostro obbiettivo è sostenere Attilio Fontana che non penso voglia perdere il nostro supporto».

Ma è difficile capire come faranno a sostenerlo se sono stati espulsi dalla Lega. Anche perché ora i tre consiglieri, fra cui Federico Lena che non si ricandiderà e voleva solo rompere con la Lega di Salvini, aspettano di essere raggiunti da altri consiglieri regionali che dovrebbero lasciare la Lega.

Si fanno tanti nomi che poi puntualmente smentiscono di voler lasciare la Lega, fra cui quello di Simona Pedrazzi. Max Bastoni, appena espulso dal partito, ci ha confermato di voler unirsi al neonato gruppo consiliare e che non ha escluso l’opzione Moratti, nel caso sia impossibile sostenere Fontana.

Sull’operazione del Comitato Nord, coordinato dall’europarlamentare Angelo Ciocca e da Paolo Grimoldi, circolano diverse interpretazioni. Da una parte si dice che sia solo il tentativo dei non salviniani di giocarsela per restare in campo, dall’altra si pensa che il Comitato Nord stia guardando al futuro, con un nuovo soggetto politico fuori dalla Lega di Salvini dove non c’è spazio per chi non è allineato con il leader della Lega.

Morale: la frattura con la Lega era inevitabile, il gioco delle parti prevedibile. E nonostante i fuoriusciti dicano e ribadiscano di voler affiancare Fontana che risponde a Salvini che li ha espulsi – un paradosso – l’approdo alla lista civica di Letizia Moratti non è improbabile.

Lo scenario è fluido, per usare un eufemismo. O meglio un crescendo rossiniano. Infatti il governatore uscente Attilio Fontana ha dichiarato: «Mi sembra che abbiano affermato la propria volontà a sostenere la mia candidatura. Quindi se ne discuta». Questa accelerazione con il turbo – con Fontana e la Moratti che si contendono pochi consiglieri della nuova formazione politica del Comitato Nord – è il paradigma della scomposizione in corso in vista delle elezioni regionali che avrà un effetto domino sulla Lega salviniana, in caduta libera.

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