Milano, ItaliaDopo dieci anni è ora che la Lombardia torni a crescere, dice Letizia Moratti

La candidata governatrice della Regione rivendica il suo profilo da tecnico e racconta lo sgomento per una «destra-centro» in cui non si riconosce più. La proposta di un’autonomia con governance intermedie e lo sguardo all’Europa, l’approccio «one health» per rilanciare la sanità

Letizia Moratti al Festival di Linkiesta
Foto Gaia Menchicchi

Sono Letizia Moratti, risolvo problemi. Sul palco del Festival di Linkiesta, in dialogo con Sergio Scalpelli, l’ex sindaca di Milano rivendica l’«onestà intellettuale» alla base della sua candidatura come governatrice della Lombardia. Racconta la delusione per la metamorfosi della «destra-centro» in cui non si riconosce più, ma anche l’incapacità del Pd di abbandonare le «logiche di appartenenza» e dialogare, perché sono «schieramenti superati». Moratti, da tecnica, è più interessata al futuro della «sfida più grande» e cioè «avvicinare mondi complementari».

La coerenza, «importantissima», è quella dei valori: riformisti, popolari, liberali, della dottrina sociale della Chiesa. «Ritengo di essere coerente, mi sono trovata in un quadro completamente mutato – spiega –. Non rinnego nulla della mia presenza come tecnico in governi di centrodestra. Per la verità, ero stata chiamata anche da un esecutivo di centrosinistra, non ho accettato per motivi personali. Sono stata chiamata per risolvere problemi, come spesso capita a noi donne».

Il centrodestra? «Non è più centrodestra. È una destra con un po’ di centro, molto poco. A volte si ritrova su posizioni filo-Putin o troppo vicina a un’Europa sovranista. In quella “destra-centro” io non mi ritrovo. Sono felice di aver scelto di candidarmi con una lista civica, appoggiata dal terzo polo». Moratti cita il trentasette per cento di astensione dei sondaggi: il Pirellone è contendibile.

Lo sarebbe di più se il Pd locale non fosse rimasto ancorato a logiche del passato, al ricordo della vittoria di Pisapia alle Comunali. «Mai sarò nel Pd, sarebbe contrario alla mia storia, ma che ci possano essere convergenze con un Pd riformista credo sia necessario per il bene del Paese». Prima dell’estate, dice, aveva cercato di stabilire un dialogo con i dem su temi «identitari per loro» come ambiente, lavoro, sanità. Niente da fare, si rammarica.

Moratti difende il suo lavoro come assessore regionale, chiamata a salvare il Welfare dopo la stagione di Giulio Gallera (ricordate l’indice Rt a 0,5 e le due persone nella stessa stanza necessaria per un contagio?). Da fixer, Moratti ha creato una mappatura delle liste d’attesa dove non esisteva, i resoconti quotidiani della sua task force. «Per i ricoveri chirurgici oncologici, il rispetto dei tempi target era del sessanta per cento. Una situazione vergognosa. Quaranta persone su cento erano operate fuori tempo massimo, questo vuol dire vita o morte». Alla fine del mandato, quella percentuale è salita all’ottanta per cento.

Vuole riprendere da dove si è fermata, nel rilancio della sanità territoriale. «Con il governo Draghi –svela – era pronto un documento da portare in Cdm per rivedere la disciplina dei medici di medicina, dando diciotto ore aggiuntive alle Regioni, per indirizzarli là dove servono. Penso ai quartieri disagiati, alle periferie e ai Paesi isolati delle valli. Sarà una mia battaglia con questo governo per implementare un accordo che era già firmato dalle parti sociali». Per questo, sì al Mes, anche se in debito, perché «non ha senso non accedere a quelle risorse». Un approccio one health: salute della persona, del pianeta, e benessere animale.

«Dobbiamo far tornare a crescere la Lombardia perché senza crescita è più difficile colmare le disuguaglianze. Da dieci anni non cresce, secondo molto indici». Lei cita digitalizzazione, ricerca e sviluppo. Va fermato il consumo di suolo, vanno date prospettive a 114 mila ragazzi neet, che non studiano né lavorano.

L’autonomia va vista in modo innovativo. «Penso a un’autonomia che non sia solo tra governo e Regioni, ma passi ai territori. Una regione con dieci milioni di abitanti è come un medio Stato europeo, come Svezia o Portogallo, servono forme di governance intermedie. Le province avevano una loro logica di aggregazione di piccoli Comuni, che sono oggi in estrema difficoltà, non hanno un geometra per portare avanti i progetti del Pnrr».

La delusione dei territori, su tutti quelli del fu Carroccio, dipende anche da questo. «La Lega ha degli ottimi amministratori locali, credo ci sia disagio da parte loro perché non sembrano aver trovato risposta alle loro problematiche. I sindaci sono persone molto concrete, non credo apprezzino una Lega che tratta tematiche lontane dalle loro necessità quotidiane». Infine, la Lombardia è ultima per investimenti in Cultura. «Torneremo anche lì a volare» promette Moratti, che di mestiere risolve problemi.

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