Gauche QatarLe accuse di corruzione a Bruxelles rivelano le fragilità del socialismo europeo e della sinistra italiana

Le istituzioni restano forti ma l’indagine è un colpo duro all’immagine dell‘Europa, e getta ombre anche su un’area di ex Pd ora dalemiani. Ma, attenzione, i precedenti insegnano che è meglio essere garantisti fino all’ultimo

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Doverosa e non formale premessa: sulla vicenda che sta travolgendo esponenti o ex esponenti del Parlamento europeo bisogna essere garantisti fino all’ultimo, come sempre. Ci sono stati alcuni arresti, è vero, ma ovviamente non basta a decretare la responsabilità delle persone in questione. Ci sono già le strumentalizzazioni politiche tipicamente italiane, con la destra che chiede al Partito democratico di chiarire.

È vero che la vicenda tocca ambienti del socialismo europeo (che tristezza, ndr) ma il Partito democratico in quanto tale non si capisce bene cosa c’entri. Comunque sia, la questione è molto seria. In primo luogo, c’è il colpo all’immagine delle istituzioni europee: «Lo scandalo di corruzione all’Europarlamento è una cosa gravissima. Si tratterebbe di esponenti del Parlamento europeo e di attivisti che avrebbero ricevuto soldi per chiudere un occhio sulle condizioni di lavoro in Qatar. È una vicenda vergognosa», ha detto con chiarezza Paolo Gentiloni.

Non da oggi viene alla luce che il Parlamento europeo e in generale le strutture politiche e organizzative di Bruxelles sono nella costante attenzione di Stati, potentati, lobby, forze economiche palesi e occulte che in mille modi tentano di condizionarne politiche e scelte.

Questa volta è il Qatar ad aver messo in moto azioni tese ad annullare l’immagine negativa di quel Paese sotto molteplici aspetti, in primo luogo in relazione agli scarsissimi diritti dei lavoratori. La domanda sorge spontanea: l’Europa è dunque permeabile alle manovre di questo o quello Stato, di questo o quel potentato? Bruxelles come la nuova Bisanzio, nei cui bazar brulicano faccendieri e corrotti? Il palazzo del Parlamento europeo come un suq arabo?

Probabilmente questo sarà il nuovo stornello da osteria dei sovranisti che da qualche tempo hanno un po’ mollato la presa sull’antieuropeismo, ma che sono sempre in agguato nelle loro tane nazionaliste.

Bisogna rispondere di no, che quelle europee sono istituzioni forti. «I corruttori sono nemici della democrazia», dice giustamente Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. Ma siccome la struttura è gigantesca, donne e uomini che vi lavorano sono più esposti alle “tentazioni”: a Bruxelles un consigliere parlamentare ha spesso più potere di un deputato, personaggi lontani dai riflettori maneggiano questioni e pratiche di grandissimo rilievo fuori da ogni possibile controllo: è la tragedia delle democrazie quando si trasformano in grandi tecnocrazie.

E poi, al netto del garantismo, possono inciampare nelle “tentazioni” parlamentari oscuri ma ben addentro a certe dinamiche: non è il caso della importante socialista greca Eva Kaili, vicepresidente dell’Europarlamento prontamente sospesa dalla presidente Roberta Metsola, figura di primo piano.

Ma Antonio Panzeri, già Partito democratico poi Articolo Uno, anch’egli subito sospeso, è un ex deputato, comunque una figura non notissima al pubblico. Panzeri però è stato un personaggio importante soprattutto nella sinistra milanese, segretario della Camera del lavoro, poi dirigente Cgil di primo piano, una lunga storia Pci-Pds-Ds-Pd, sempre annoverato tra i dalemiani di ferro. Amico di Massimo D’Alema, uno di sinistra, talmente di sinistra da uscire dal Pd per confluire in Articolo Uno di Pier Luigi Bersani. Il suo partito lo ha sospeso esprimendo «sconcerto», perché per Panzeri è uno di quei compagni su cui non c’è da dubitare, anche se era già incappato in una indagine interna dell’Europarlamento per rimborsi di viaggi legati alla sua Associazione “Milano+Europa” che l’amministrazione considerava non idonei: 83mila euro.

Essendo da anni impegnato sulle questioni dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, il Qatar deve aver visto in lui un possibile canale per la sua campagna d’immagine, si vedrà se con mezzi leciti o illeciti – frattanto sono stati arrestati la moglie e la figlia e il suo ex collaboratore, quel Francesco Giorgi che in seguito ha stretto una relazione con la Kaili (ricordiamoci sempre che al momento sono soltanto accusati e di tante persone infangate e uscite alla fine pulite: ultimi i casi dell’ex presidente dell’Umbria Rita Lorenzetti ma non si può dimenticare la triste vicenda di Filippo Penati o quella di Calogero Mannino e tante altre).

Ma è chiaro che questa storia scuote la famiglia del socialismo europeo, lambisce un pezzo della sinistra italiana, segnala che il rapporto tra politica e morale si fa problematico proprio laddove la morale venne elevata a spartiacque tra “noi” e “loro” – fu un tratto fondamentale del berlinguerismo – ed è davvero una grottesca ripicca della storia il fatto che in questi giorni sia uscita un’altra notizia che collega il Qatar ai dalemiani, anzi, proprio a Massimo D’Alema in persona, che sarebbe uno dei consulenti dell’uomo d’affari qatarino Ghanim Bin Saad Al Saad, a capo di una cordata per l’acquisizione della raffineria di Priolo, in Sicilia.

Qui tutto lecito, nessuno scandalo, non c’è relazione tra le due cose, l’ex capo dei Ds è da tempo un consulente che agisce in svariate parti del mondo. Però è difficile dar torto al vicesegretario del Partito democratico Peppe Provenzano quando dice che «vedere ex leader della sinistra fare i lobbisti in grandi affari internazionali non è solo triste, dice molto sul perché le persone non si fidano, non ci credono più». E alla fine il gioco di parole viene facile, dalla gauche caviar alla gauche Qatar il passo è breve. Sempre al netto del garantismo.

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