Spalma che ti passaIl governo pensa di salvare la Sicilia con debiti rateizzati in dieci anni e senza mora

Come per le squadre della Serie A, grazie alla legge di bilancio, la regione avrà la possibilità di dilazionare in un decennio il pagamento di 860 milioni di euro. Ma la Corte dei Conti non è affatto d’accordo e ha chiesto di smorzare l’emendamento

Ora che la sbornia dei Mondiali è finita, torniamo alla nostra vita di sempre. Perché non di solo calcio vive l’uomo. E difatti lo “spalma debiti” nella prima legge di bilancio del nuovo governo targato Giorgia Meloni non vale solo per le società di calcio della Serie A. C’è anche un’altra grande invitata al tavolo delle spalmature: è la Sicilia.

Stiamo parlando di uno dei provvedimenti più discussi in queste giornate frenetiche: la possibilità di rateizzare debiti enormi in tanti anni, senza interessi. Per le società sportive si tratta di dilazionare in sessanta comode rate – nei prossimi cinque anni – i milioni di tasse non pagate, con solo una piccola mora del tre per cento e nessuna sanzione penale o sportiva. La norma riguarda una maxi-cartella esattoriale dal valore di oltre mezzo miliardo di euro, che interessa tutti i club.

Ma c’è un club che gioca un campionato a parte, la Regione Sicilia, che ha ottenuto una “spalmatura” ancora più efficace. La Commissione Bilancio della Camera, che in questi giorni sta facendo le ore piccole per portare avanti, tra mille difficoltà, il testo della manovra, alla fine ha accolto la richiesta del governatore Renato Schifani (di Forza Italia).

Il maxi debito della Regione con lo Stato, ben 866 milioni di euro (quasi il doppio di quello di tutta la Serie A) verrà pagato in dieci anni, anziché in tre, e senza ulteriore aggravio di spese. Non c’è neanche la mora.

Per le casse della Sicilia è un bel po’ di ossigeno. Per Schifani un gran regalo da scartare sotto l’albero, anche perché in una notte sono state ribaltate le fosche previsioni su un 2023 ai limiti della sopravvivenza.

Un risultato conquistato non senza polemiche. La Lega, infatti, ha cercato di opporsi fino all’ultimo per una norma vista troppo ad regionem. Ma, Matteo Salvini, che comunque governa anche in Sicilia con i suoi assessori, non ha tenuto conto che non è solo il presidente della Lazio, Claudio Lotito, bravo ad organizzare lobby. Ci sono anche i siciliani che si sono mossi a tutti i livelli per portare a casa il risultato. Come hanno fatto? Spiegando ad una refrattaria Giorgia Meloni che, alla fine, non c’erano alternative.

Come per le squadre di Serie A: o la spalmatura o la retrocessione. Che per la Sicilia avrebbe significato il taglio dei servizi essenziali, dai trasporti all’assistenza ai disabili. Non è un caso che l’articolo di legge (che verrà inserito nel maxi emendamento del Governo da presentare in aula) è stato chiamato “salva Sicilia”. Ma, è stato spiegato a Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgietti, potrebbe anche leggersi “salva centrodestra”, dato che tutto ciò che accade in Sicilia, in qualche modo, si ripercuote sempre sui destini nazionali.

Il pasticcio del maxi debito nasce dal precedente governo regionale, quello dell’attuale ministro Nello Musumeci, che aveva due anni fa deciso per il pagamento in comode rate, contando su una stretta di mano con l’allora premier Giuseppe Conte. Solo che la Corte dei Conti ha fatto rilevare, giusto un mese fa, che da che mondo è mondo non è il debitore che decide come e quando pagare quanto dovuto. E che sarebbe stata necessaria magari una legge, per consentire questa scappatoia. Invece dopo la stretta di mano non c’è stato nessun provvedimento normativo.

Ecco, la legge adesso c’è. Una specie di sanatoria che, ancora una volta, corre a mettere una pezza su decisioni precedenti sbagliate. Grazie a questa norma, nella sua legge di Bilancio che, con comodo, la Sicilia approverà ormai a Gennaio (non avendo voglia i deputati regionali di fare gli straordinari sotto le feste), la Regione dovrà accantonare per l’anno prossimo non 866 milioni di euro, ma solo ottantasei. E così varrà per gli anni a seguire, fino all’estinzione del debito.

Pericolo scampato, quindi? Altroché. Perché in realtà la Corte dei Conti ha fatto notare questo e altro nel suo giudizio spietato sulla contabilità allegra della Regione. Nel loro faldone di ottocento pagine hanno chiesto anche di coprire immediatamente un «buco» di altri trecento milioni per decine di partite contabili ritenute irregolari nel conto economico e in quello patrimoniale della Regione e a prevedere ulteriori quattrocentosessanta milioni per equilibrare i conti del 2024. Ma per quello c’è tempo. E magari una scappatoia si trova.

Facendo su e giù da Roma, in questi giorni frenetici, il presidente della Sicilia Renato Schifani si è accorto di una cosa: quanto costano sotto le feste i biglietti aerei da e per la Sicilia. Due sono le sicurezze a Natale: “Una poltrona per due” su Italia Uno e la polemica sul caro voli in Sicilia.

Perché è vero, i biglietti aumentano anche del triplo. E non c’è giorno che qualcuno faccia una prova. Un Milano-Catania, può arrivare a costare anche mille euro, andata e ritorno. Un Milano-New York, invece, si trova magari in offerta a cinquecento euro. È la domanda che crea l’offerta.

Solo in Lombardia vivono più di sessantamila siciliani secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes (per la serie: vedete che i veri migranti siete voi). I biglietti sono cari e sono anche introvabili. Tanto che lo stesso Schifani, poveretto, in un’occasione non ha trovato posto sull’aereo, ed è dovuto tornare a Palermo, da Roma, prendendo il traghetto da Napoli.

Tutto questo sbattimento, comunque, è servito per produrre un altro risultato. Perché, già che c’era, sempre la famosa lobby dei siciliani ha fatto inserire un altro piccolo emendamento in manovra: un fondo di cinque milioni di euro (che diventeranno poi quindici l’anno successivo) presso il ministero dei Trasporti, per calmierare i prezzi dei biglietti per i residenti. Come, non si sa. Di sicuro sembrano lontani i tempi in cui l’ex governo regionale favoleggiava, in risposta al caro-biglietti, la creazione di una compagnia di bandiera siciliana, gestita dalla Regione. Una specie di Air Trinacria.

A gestirla doveva essere l’Ast, la gloriosa Azienda Siciliana Trasporti, che con le sue “corriere” è l’unico mezzo pubblico di trasporto per gran parte dei siciliani. Oggi l’Ast è sull’orlo della bancarotta, travolta dagli scandali e dai debiti. E i soldi risparmiati con lo “spalma debiti” serviranno al nuovo governo per tappare anche questo buco. Come sempre, tutto torna. Tranne i siciliani a casa per Natale, con questi prezzi.

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