La terza squadra di Milano Il Brera raccoglie oltre 7 milioni al Nasdaq e mette nel mirino le coppe europee

La holding che controlla la formazione dilettantistica si è quotata a New York e ora punta ad acquisire società in diversi Paesi, come Andorra, Gibilterra e Macedonia del Nord per provare l’accesso alle grandi competizioni internazionali

Immagine tratta dal profilo Facebook del Brera Fc

Dal dilettantismo al Nasdaq. Il Brera Football Club si è quotata a New York e ha raccolto sette milioni e ottocentomila dollari. Ad andare sul mercato, però, è un progetto imprenditoriale decisamente più ampio rispetto ai limiti di una semplice squadra di calcio dilettantistica. La holding che controlla il Brera si è posta un obiettivo ambizioso e sfidante: fare acquisti di squadre nelle leghe nazionali di Paesi europei che amano il calcio ma non sono seguiti con l’ossessione morbosa dei campionati più importanti. Si pensa ad Andorra e Gibilterra, San Marino e le isole Far Oer. Poi la Macedonia del Nord, dove c’è un testimonial d’eccezione come Goran Pandev, tra gli eroi del triplete interista e già socio del club, con la sua Akademija Pandev di Strumica che milita nella massima serie. Uno sguardo anche all’Africa, dove tra i possibili approdi ci sono Gambia e Mozambico.

«È un grande giorno», dice a Linkiesta Sergio Scalpelli, Ceo della holding del Brera. «Un progetto nato quasi per gioco ha attirato l’interessante di investitori americani, tra cui Daniel J. McClory, Ceo e Responsabile equity di Boustead Securities LLC., che ci permettono di trasformare una società dilettantistica in qualcosa di più grande».

In questo modo il Brera anziché uniformarsi allo standard delle altre società dilettantistiche sta sviluppando il progetto su più canali, creando un brand con un’identità chiaramente milanese ma spendibile in tutto il mondo, con la possibilità di creare un network globale. «Se vogliamo fare un paragone possiamo dire che il modello è quello del City Football Group, solo in scala molto ridotta», dice Scalpelli. «In alcuni di questi Paesi investono gruppi di aziende italiane che hanno tutto l’interesse a favorire la presenza di un marchio italiano, anzi milanese, perché a Milano ci sarà l’headquarter, per la regia e la gestione degli sponsor». Con i capitali raccolti dalla holding, presto il Brera proverà ad acquisire i club, direttamente o attraverso contratti di gestione.

Con l’Akademija Pandev di proprietà dell’ex calciatore dell’Inter, come detto, la trattativa è già in stato avanzato, facilitata dal fatto che tra le due società c’è già un accordo di sponsorizzazione. Probabilmente questo sarà il primo accordo in ordine temporale, poi si potrà andare a caccia di nuovi club a cui dare la brand identity della società.

Il Brera Fc si vanta di essere la terza squadra di Milano: dietro nerazzurri e rossoneri, nell’immensa galassia di società calcistiche della città, spicca il club che ha un approccio unico al calcio. Nata a Milano nel 2000, la società è arrivata fino alla Serie D, ma ha sempre avuto la forza e l’ambizione di spingersi oltre il campo, con uno sguardo al sociale e ai criteri Esg (ambiente, società, governance), per riprendere un’espressione diffusa nel mondo corporate.

Tra qualche anno potrebbe esserci Brera Andorra o un Brera Gibilterra ai preliminari di una grande competizione europea. Potrebbe volerci un po’ di tempo, ma l’investimento è di quelli promettenti: accedere alla Conference League porta un premio da circa tre milioni di euro, l’ingresso in Europa League 3,6 milioni, il sogno però è ovviamente la Champions League, che porta nelle casse delle società 15,6 milioni.

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