Cittadine (in)consapevoliIl mito della maternità e la tragica realtà del sistema sanitario nazionale

La gravidanza non è un momento magico da raccontare come se fosse una favola: è un eccezionale sforzo fisico e mentale che ha bisogno di servizi di assistenza e di cura adeguati e pagati dalle tasse

Unsplash

La notizia della mamma che ha perso il suo neonato addormentandosi su di lui dopo l’allattamento ha colpito l’opinione pubblica. È una tragedia e sappiamo quanto le tragedie dove di mezzo ci vanno i bambini colpiscano la sensibilità di tutti. Per le madri invece c’è sempre la gogna morale. Assia Neumann Dayan ha scritto un pezzo perfetto, condivisibile anche nelle virgole che porta alla luce il grande equivoco sulla gravidanza e la maternità. Concepita ancora come “dono”, vissuta da molte madri che leggono libri sbagliati come fosse una lezione di yoga acrobatico, un’occasione per sperimentare pratiche naturalistiche. 

La realtà è che gravidanza e maternità sono state impacchettate con una serie infinita di stronzate, più verosimili alle credenze che alla medicina. Assia Neumann Dayan tocca un punto centrale quando parla di tasse, quelle pagate da noi donne ma dimenticate quando sperimentiamo il Servizio sanitario nazionale e altri servizi (?) del welfare. Ma andiamo per ordine.

Le visite ginecologiche ogni due settimane per nove mesi: fanno diciotto, minimo, a cui si aggiungono varie analisi. Tra queste analisi, i test del DNA fetale per scoprire possibili malformazioni del feto non rientrano nelle nostre tasse. Come se scoprire malformazioni del feto non sia poi necessario cara mamma, potrebbero esserci sofferenze supplementari che valgono il “dono” della maternità. Le scoprirai a tempo debito.

Oggi, in Italia, circa cinquantamila donne in gravidanza richiedono ogni anno il test del DNA fetale, pagando cifre comprese fra 300 e 700 euro. Bene per chi può permetterselo, e le altre? Scopriranno il “dono” il giorno del parto perché il Sistema sanitario nazionale non include il NIPT fra gli esami gratuiti.

Ritornando alle visite ginecologiche, ci fosse un medico, dico uno che ti informi sulle possibilità che possono avverarsi durante il parto, delle possibili complicazioni per te e il bambino o dei possibili interventi che subirai. Poi ti ritrovi su quel lettino, dolorante, distrutta nel corpo e nella mente e all’improvviso, se ce la fai ancora a tenere la testa su, vedi apparire una grande siringa, delle grandi forbici e in un attimo sei tagliata e ricucita. Un dolore cane, che si aggiunge ad altri ma guai a lamentarsi, devi soffrire. Alla fine non è niente di che. Sentire quel dolore profondo per settimane che ti farà tremare di paura anche solo lavarti, non è nulla cara mamma, puoi sopportare. 

Quando chiedi al medico spiegazioni sul perché non ti abbia informata sull’episiotomia ti senti rispondere: «non volevo spaventarla signora». Ma come non voleva spaventarmi? Non mi informa? State raccontando una fiaba a una bimba o state informando una paziente? Qual è la considerazione avete delle donne? Come siamo trattate? 

Siamo trattate come bambinette cui si racconta il mito della maternità, un mito che per definizione è privo di basi scientifiche ma pieno di omissioni a sostegno della narrazione di un mistero che tu madre scoprirai poco a poco e a tue spese. Invece no! Siamo pazienti che pagano le tasse e hanno il diritto di essere informate, di scegliere e di mettere limiti al sacrificio fisico che non siamo obbligate a sopportare e che al contrario deve essere alleviato con tutti gli strumenti di cui la medicina dispone. Sul rooming-in e allattamento è stato già detto tutto. 

Invece sulle terapie e l’assistenza post parto non è stato detto nulla dai ministri della Salute. In molti paesi europei, Belgio e Francia per citarne alcuni, nei giorni post parto la paziente riceve la visita di una fisioterapista che valuta lo stato fisico generale, del pavimento pelvico e del bacino, entrambi sconquassati. Riceve un appuntamento per iniziare le sedute nelle settimane successive e la aiuta a rimettersi in sesto. Il costo della fisioterapia è accessibile e rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. 

Dopo il parto, quando rientri a casa disponi della possibilità di avere un’ostetrica a domicilio per otto settimane che aiuta te e il bambino, ti aiuta ad abituarti alla tua vita con il bebè, ti rassicura, ti guida, ti assiste. Prova a farti respirare mentre continui a perdere sangue per settimane, il seno ti esplode, i capezzoli sono lividi. Anche questo servizio è economicamente accessibile e rimborsato dal Servizio sanitario nazionale.

Se volessimo rendere il nostro Paese un Paese normale, se volessimo smettere di dire idiozie sull’inverno demografico e sull’essere genitori, se prendessimo seriamente la vita e il funzionamento dello Stato per come sono senza immaginarlo attraverso false credenze, la negligenza e l’ignavia mascherate da ideologie e inutili studi di associazioni militanti, inizieremmo a pensare la gravidanza e la maternità per quello che sono. Un eccezionale sforzo fisico e mentale che ha bisogno di servizi di assistenza e di cura adeguati. 

Inizieremmo a sostenere le spese per le cure per la fertilità, per la fecondazione assistita e in vitro. Metteremmo a disposizione protocolli di diagnosi e cure più efficaci per l’endometriosi e la vulvodinia. Finalmente smetteremmo di pensare al post parto come si trattasse esclusivamente della dieta più efficace che c’è per perdere quei chili di troppo (tanto c’erano pure prima), smetteremo di aspettarci e di convincerci che la gravidanza sia un “dono” bellissimo, ci baseremmo sulla scienza invece che su libricini mistici, esigeremmo cure e prestazioni sanitarie civili. Voteremmo chi sostiene che la buona sanità può cambiarci la vita e chi vuole investire nel Servizio sanitario nazionale. 

Noi donne per prime, dovremmo dopo migliaia di anni, appropriarci della narrazione del corpo femminile, maternità inclusa e pretendere di più, pretendere di essere curate e non riempite di stronzate. Dovremmo esigere che una donna che abortisce, una che partorisce e un’altra ancora che toglie una ciste ovarica non stiano nello stesso reparto. 

Dovremmo smettere una volta per tutte di sentirci fragili, vittime, fortissime wonder women capaci di tutto, e iniziare semplicemente ad essere CITTADINE che esigono informazioni precise, cure e servizi di alta qualità. Essere madri non è un “dono” magico da babyshower, perché quando lo scarti, trovi tante soprese che non ti aspettavi e forse non avresti voluto.