Di tutto, di più Meloni allungherà le mani sulla Rai a scapito della sinistra e di Salvini (e di tutti noi)

Per il momento l’ad Carlo Fuortes resterà al comando perché fa comodo a tutti. Intanto ai meloniani viene l’acquolina in bocca pensando alla rivincita della «cultura della destra» e alla conquista di “scalpi” progressisti in ogni testata

Lapresse

Mario Draghi non abita più qui. L’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes è salvo, almeno formalmente. Resta sulla tolda di comando, ma ieri è risultato evidente che dietro non ha una maggioranza a sostenerlo. Furba la logica della destra, leggi Giorgia Meloni: lasciare l’amministratore delegato lì dov’è, con un bilancio aziendale certo non esaltante e soprattutto in una posizione fortemente condizionata dal nuovo potere della destra. E anche se l’uomo non è certo un quaqquaraquà nei prossimi mesi dovrà tenere conto che l’aria è cambiata, e parecchio.

Meloni allungherà le mani sulle testate Rai senza fare morti e feriti – adelante con juicio –, nel corso dei prossimi mesi tutto questo sarà suo (con scorno di Lega e Forza Italia), e d’altra parte la Rai è la Rai, non solo fertile terreno di potere ma instrumentum regni senza pari, esattamente corrispondente all’idea dei nuovi intellò di destra di plasmare le coscienze e modellare i gusti culturali della Nazione.

Dunque, ieri il consiglio d’amministrazione ha approvato a maggioranza il bilancio dell’azienda presentato da Fuortes, approvato solo grazie al non voto dei consiglieri della destra Igor De Blasio e Simona Agnes. Dei consiglieri nominati da partiti, solo Francesca Bria ha votato a favore, dato che il Partito democratico – anche se da anni totalmente privo di una linea politica sulla Rai e in generale sull’informazione – più o meno istintivamente ritiene che sia meglio tenere Fuortes al vertice dell’azienda il più a lungo possibile: conta sul fatto che per nominare un nuovo amministratore delegato servirebbe una difficile leggina ad personam, quella di cui avrebbe bisogno anche Fratelli d’Italia per dare il ruolo al suo cavallo – che come sanno anche i muri di Saxa Rubra è Gianpaolo Rossi.

A Meloni prendere un po’ di tempo non dispiace: una grana in meno, per adesso, e poi è meglio una gallina domani che un uovo oggi. In ogni caso, lo strapotere del governo – e segnatamente di Fratelli d’Italia – nei telegiornali e anche in certe trasmissioni è impressionante.

Certo, il governo è sempre il governo ed è ovvio che faccia notizia, ma oggi è difficile che in un tg non passino in voce almeno tre o quattro ministri. In teoria, a Giorgia la situazione potrebbe anche andar bene così. Ma al potere non c’è limite. Per cui in primavera si scalerà tutto ciò che è scalabile: nessuno potrà mai impedire che alla guida del Tg1 finisca un giornalista di destra come Gianmario Chiocci, e che sia comunque destinato a creare un problema a un altro fedelissimo di Fratelli d’Italia come Nicola Rao, recentemente approdato alla direzione del Tg2: la Rai è grande, una soluzione si troverà. Quel che è certo è che i meloniani la faranno da padroni.

Persino Silvio Berlusconi non sembra – ma con lui non si può mai dire – particolarmente impegnato a occupare caselle a Saxa Rubra come ai tempi d’oro del suo potere, e dunque a pagare lo scotto vero della grande egemonia destrorsa sulla Rai è la Lega di Matteo Salvini, anche perché un po’ a corto di nomi forti per le direzioni. Ai meloniani viene l’acquolina in bocca pensando alla conquista di “scalpi” della sinistra, dal Tg1 alla radiofonia, con l’agognata rivincita della «cultura della destra» ormai a un passo, se possibile senza sfracelli ma sfruttando quel ventisei per cento del 25 settembre fino all’ultimo respiro, pardon, fino all’ultima poltrona.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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