Stop and goMeloni gira il mondo per non dover fare i conti con la mediocrità del suo governo

La presidente del Consiglio è volata in Algeria, poi a Stoccolma, Berlino e Bruxelles. Tutto pur di non dover fare i conti con i suoi ministri (in particolare Nordio e Valditara) e le retromarce imposte dai suoi alleati

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Forse c’è un motivo psicologico che spinge Giorgia Meloni a viaggiare a ritmo serrato: è che a Roma le soddisfazioni sono pochine. Molto meglio due giorni ad Algeri, una visita a Stoccolma, un tappa a Berlino, due giorni interi a Bruxelles: calendario fittissimo, ma mica fa la turista, è chiaro, la presidente del Consiglio vuole vedere un po’ come funziona il mondo fuori dal raccordo anulare. E poi si deve accreditare, come si dice. Altrimenti si dimenticano di chiamarla, come sembra sia avvenuto (incidente poi recuperato) per la call Biden-Macron-Scholz-Sunak. 

Sono viaggi benedetti che le consentono di stare un po’ fuori dalle stanze di Palazzo Chigi e dalle relative baruffe, da questa pratica degli stop and go che è il filo rosso non solo del Governo ma segnatamente di Fratelli d’Italia: un passo avanti e due indietro, come s’intitolava un libretto di Lenin. 

Facciamo alcuni esempi. Tre giorni fa era uscita la proposta di Fratelli d’Italia di consentire l’uscita dal lavoro a 70 anni su base volontaria nel settore pubblico: l’emendamento è saltato perché giudicato inammissibile. Nulla di fatto. Siamo sempre in attesa, come dicevano un tempo i cartelli televisivi quando le trasmissioni s’interrompevano, di sapere qualcosa sulla riforma delle pensioni. 

E così anche sul reddito di cittadinanza, avevano promesso una riforma entro il 31 gennaio: forza che mancano quattro giorni. Sulle concessioni balneari c’era stata una proposta ma poi Meloni ha preferito rinviare tutto (paura di Salvini?). Sulle accise, manco a parlarne: si tagliano, non si tagliano, si attaccano i benzinai, non si attaccano più. Sulla regolamentazione delle intercettazioni il ministro Carlo Nordio è stato messo in croce proprio da Fratelli d’Italia che non avevano capito che Meloni era su un’altra linea, poi ieri l’incontro tra presidente del Consiglio e ministro che non ha partorito alcun impegno su nulla. E poi, dulcis in fundo, c’è lui, Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, finora in testa alla classifica dei ministri più sfigati (diciamo più urbanamente: meno di successo), persino davanti a Gennaro Sangiuliano che oltre l’arruolamento dell’Alighieri non ha fatto nulla. 

Dopo aver inneggiato alla «umiliazione» come metodo per la crescita intellettuale e morale degli studenti, Valditara si era segnalato per aver rappresentato l’Italia al Forum mondiale di Davos, un posto dove persone molto importanti discutono del futuro del mondo, un ambito a lui poco familiare. 

Ritornato in patria, ieri il ministro ha rispolverato una vecchia ricetta, quella che i sindacalisti chiamano le “gabbie salariali” per gli insegnanti: più soldi a quelli del Nord, meno a quelli del Sud. Si poteva aprire una discussione generale seria ma posta così è naufragata subito tanto che il ministro del Merito ha meritoriamente fatto marcia indietro: «Mai proposto». 

È evidente che il quadro generale comincia a essere inquietante. È che Fratelli d’Italia, che dovrebbe essere un po’ il motore del governo in grado di dargli una spinta propulsiva soprattutto in fatto di proposte, sta evidenziando tutta la sua – usiamo un eufemismo – inesperienza. A eccezione di Guido Crosetto, i suoi ministri e parlamentari paiono non sapere di cosa parlano. Per questo Giorgia Meloni cerca di mediare o meglio di rinviare, nel tentativo di togliere uno a uno «i bastoni tra le ruote», parole sue,  messi non solo da Forza Italia e Lega ma anche dagli insipienti Fratelloni. 

E tra un rinvio e l’altro, via di corsa a Ciampino per volarsene in giro per il mondo. Sempre con l’occhio allo smartphone,  sperando che Valditara non ne abbia sparata una delle sue.

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