Meglio prevenireCosì il Parlamento europeo vuole evitare altri Qatargate

Accessi limitati agli ex eurodeputati, i quali per due anni non potranno lavorare per aziende in conflitto d’interessi. Quelli in carica dovranno dichiarare tutti gli incontri. Ma esperti e associazioni non sembrano convinti

La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola alla conferenza dei presidenti
Foto: Daina Le Lardic/Parlamento europeo

Gli effetti penali dello scandalo di corruzione che ha colpito il Parlamento europeo non sono ancora chiari e quelli politici difficili da prevedere, ma le conseguenze sull’organizzazione interna dell’Eurocamera cominciano a prendere forma.

La presidente Roberta Metsola ha presentato una serie di misure anticorruzione e trasparenza: quattordici punti appena approvati dai leader dei gruppi politici dell’assemblea comunitaria. La presidenza dovrà ora concretizzare queste novità, che in alcuni casi richiedono modifiche del regolamento interno, in altre l’adozione di nuove norme a livello comunitario. «Vogliamo reintrodurre i concetti di responsabilità, integrità e indipendenza», ha detto Metsola in un’intervista a diversi media europei, sottolineando la necessità per ognuno dei deputati e dei suoi assistenti di segnalare eventuali illeciti.

Voltare pagina in quattordici mosse
Uno dei cambiamenti principali riguarda le cosiddette revolving doors, le «porte scorrevoli» tramite cui politici e funzionari passano con agilità al settore privato, sfruttando la rete di contatti e conoscenze costruita in Parlamento.

Da ora in poi agli ex eurodeputati sarà proibito svolgere un’attività «in conflitto di interessi» con quella svolta a Strasburgo e Bruxelles, per i due anni successivi alla scadenza del mandato.

In questi ventiquattro mesi, a titolo di compensazione, potranno richiedere una sorta di sussidio di disoccupazione detto transitional allowance, che corrisponde alla loro retribuzione in Parlamento. Se l’ex parlamentare assume un nuovo incarico pubblico, il contributo non si azzera, ma integra il nuovo salario fino a raggiungere lo stipendio da eurodeputato.

I membri delle legislature precedenti non potranno più nemmeno entrare in automatico negli edifici dell’Eurocamera né invitare ospiti, come avviene oggi, ma dovranno richiedere un badge apposito. Proprio un ex eurodeputato, Pier Antonio Panzeri, è al centro della presunta rete di corruzione e riciclaggio di denaro su cui indaga la procura belga.

Ma le misure proposte da Metsola riguardano anche e soprattutto gli europarlamentari in carica, che dovranno dichiarare regali, viaggi e incontri in un apposito registro che ora vale soltanto per i relatori dei file legislativi e che in futuro dovrà contenere persino i meeting degli assistenti parlamentari con lobbysti e associazioni.

Maggiori informazioni saranno previste sulla situazione finanziaria dei membri dell’Eurocamera, al momento soggetti a richieste blande e perlopiù non obbligatorie. In particolare si vuole mantenere gli occhi aperti sui «secondi lavori» dei parlamentari, visto che circa un quarto dell’attuale assemblea ne ha almeno uno.

Al fine di garantire una trasparenza assoluta, sarà pure allestita una nuova sezione del sito del’Eurocamera in cui consultare tutte le attività, i viaggi, i discorsi, gli incontri e le sanzioni ricevute da ogni eurodeputato, che dovrà poi firmare una «dichiarazione di non conflitto di interessi» prima di prendere in carico come relatore un testo legislativo o una risoluzione. Ma soprattutto, sarà rivista la lista delle «attività sanzionabili» da parte degli eurodeputati.

La presidenza interverrà inoltre sui «gruppi di amicizia» bilaterale tra Paesi terzi ed eurodeputati (ne esiste anche uno con il Qatar, attualmente sospeso, con tredici parlamentari). Saranno vietati se ritenuti d’intralcio al lavoro del Parlamento, e in ogni caso non potranno fregiarsi del logo dell’Eurocamera.

Stretta pure sull’accesso al Parlamento (e ai parlamentari) da parte dei cosiddetti stakeholders, cioè figure che difendono gli interessi di una determinata società, di settori produttivi, categorie e privati. Non basterà loro avere un badge per entrare, ma ogni ingresso dovrà essere registrato indicando data, durata e motivo della visita.

Mentre sarà il Parlamento stesso a organizzare corsi di whistleblowing, offrendo a deputati e assistenti tutte le informazioni necessarie per denunciare eventuali illeciti senza conseguenze personali: «Se vedono qualcosa che non va, devono dire e fare qualcosa», ha detto Metsola.

Reazioni contrastanti
I gruppi politici sembrano piuttosto soddisfatti di queste prime iniziative, pur puntualizzando ognuno le proprie priorità: Identità e democrazia, ad esempio, vorrebbe una stretta sulle Ong, i socialisti più protezione per gli informatori.

Non altrettanto si può dire per quelle associazioni che monitorano la trasparenza delle istituzioni europee. Transparency International EU e Corporate Europe Observatory, che si occupano delle attività di lobbying nell’Ue, hanno definito le riforme proposte un primo passo promettente ma tardivo.

Alberto Alemanno, professore di diritto europeo all’École des hautes études commerciales (Hec) di Parigi e fondatore del movimento The Good Lobby, è molto più critico nel suo commento a Linkiesta.

«Le proposte non sono all’altezza delle sfide sollevate da questo scandalo, così come non lo è il processo unilaterale che le ha prodotte». Secondo l’accedemico si tratta di una «opportunità mancata» perché le nuove misure si basano sempre e solo sulla volontà degli eurodeputati di applicarle e «consistono in una serie di modifiche marginali senza alcun effetto strutturale».

Alemanno chiede di imporre una dichiarazione di interessi finanziari all’inizio e alla fine del mandato di ogni parlamentare, cosa che definisce «la misura più efficace per prevenire comportamenti corruttivi». Nel documento presentato da Metsola si menziona comunque quel comitato etico per regolare allo stesso modo le attività di lobbying in tutte le istituzioni comunitarie che il professore auspica da tempo, ma che è molto complicato da ottenere.

Alle proposte della presidenza dell’Eurocamera si sommano poi quelle della commissione  parlamentare speciale sulle ingerenze straniere nei processi democratici nell’Unione Europea (Inge): tra queste un registro di trasparenza anche per i rappresentanti degli Stati (al momento non soggetti alla registrazione) e la dichiarazione obbligatoria di affiliazione per quelle associazioni che hanno stretti legami con un governo nazionale.

E nel frattempo un’altra commissione parlamentare, quella per gli Affari costituzionali (Afco) ha approvato la modifica sulle regole per la sospensione dell’immunità parlamentare, che al momento poteva essere concessa su richiesta delle procure nazionali ma non della Procura europea. Soltanto la prima di una lunga serie di incongruenze con cui il Parlamento sta facendo i conti.