Mai più Cambridge Analytica L’Europarlamento chiede più trasparenza al marketing politico contro le manipolazioni

Approvata in plenaria la proposta di regolamento che renderà meno opache le campagne, rafforzando anche le sanzioni. Vietato il micro-targeting, sarà chiaro chi paga (e quanto) i messaggi e da dove provengono i fondi

Un manifesto strappato che raffigura l'ex presidente americano Donald Trump
Foto di Kadir Celep su Unsplash

«È la prima risposta europea allo scandalo Cambridge Analytica». Dopo la bollinatura in commissione, la plenaria dell’Europarlamento ha approvato (con 433 voti favorevoli, 61 contrari e 110 astensioni) la proposta di un regolamento sull’advertising politico. Va sanata la frammentazione tra le normative degli Stati membri, ancora disarmoniche, per proteggere meglio i cittadini, rendendo identificabili le promozioni e chi le commissiona, ma anche per consentire vere campagne elettorali transnazionali verso le prossime Europee.

«Questo rapporto – spiega il relatore, l’eurodeputato Sandro Gozi di Renew Europe – contribuirà a rimuovere gli ostacoli alla creazione di un vero mercato unico in questo settore e permetterà di condurre vere campagne transnazionali eliminando barriere e ostacoli burocratici. Lotteremo sempre per la libertà di espressione di tutti, ma non necessariamente per il potere di amplificazione non regolamentato e non autorizzato delle grandi piattaforme digitali. Queste regole non interferiscono con le opinioni personali. Regolamentano solo i contenuti relativi ai servizi di pubblicità politica a pagamento».

Tra le misure del testo, rispetto alla proposta della Commissione europea, c’è un veto di fatto al microtargeting, cioè l’utilizzo di dati e informazioni demografiche per identificare gli interessi degli utenti e indirizzare loro messaggi “su misura”, più efficaci – e sovente più polarizzanti – perché costruiti dopo un’attenta profilazione, di cui i destinatari finali sono spesso all’oscuro.

Una novità è questa e riguarda il consenso informato. Solo i dati personali forniti esplicitamente anche a fini di marketing politico potranno essere utilizzati dalle piattaforme. Verrà creato un database con tutte le pubblicità di questo tipo, perché «l’advertising politico è un’attività importante e nobile, ma deve essere regolato in maniera diversa da quello commerciale», come ricorda Gozi.

Dalla tracciabilità passa una maggiore trasparenza. Di ogni messaggio dovranno essere chiari il committente, l’importo stanziato e anche da dove derivano i fondi per pagare la campagna. Verranno introdotte delle sanzioni in caso di protratte violazioni di questi requisiti, fino alla possibilità di sospendere il servizio per quindici giorni. Le autorità nazionali avranno il potere di chiedere integrazioni ai provider, sui quali ricadrà l’onere di dimostrare l’eventuale infondatezza dei reclami. Infine, solo gli operatori con sede nell’Unione europea potranno acquistare promozioni destinate al pubblico degli Stati membri.

«Ci sono troppe interferenze illecite nei nostri processi democratici – dice il segretario del Partito democratico europeo – . Come legislatori abbiamo la responsabilità di combattere questo fenomeno, ma anche di garantire che il dibattito rimanga aperto e libero. Questa legge non ucciderà la pubblicità politica, nonostante le voci diffuse dalle grandi piattaforme online, né ostacolerà la nostra libertà di espressione. Limiterà solo la pubblicità politica abusiva».

La votazione in Plenaria ha dato il via libera al negoziatore del Parlamento, che è proprio Gozi, per iniziare i colloqui con i rappresentanti dei Ventisette e concordare un testo in tempo per le elezioni europee del 2024. La prima fase di questo iter passerà dal confronto con la presidenza svedese del Consiglio dell’Ue in rappresentanza degli Stati membri. «Questo voto dimostra che il Parlamento è pronto, adesso ci aspettiamo che lo sia anche il Consiglio dando seguito alla chiara indicazione arrivata oggi dall’aula», conclude Gozi.

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