Mai più Cambridge Analytica Le nuove regole al marketing politico per difendere dalle manipolazioni le elezioni in Europa

All’Europarlamento la proposta di regolamento che renderà più trasparenti le campagne. Vietato il micro-targeting, sarà chiaro chi paga (e quanto) i messaggi e da dove provengono i fondi

Un manifesto strappato che raffigura l'ex presidente americano Donald Trump
Foto di Kadir Celep su Unsplash

«È la prima risposta europea allo scandalo Cambridge Analytica». Dopo la bollinatura in commissione, la prossima plenaria dell’Europarlamento, a febbraio, discuterà la proposta di un regolamento sull’advertising politico. Va sanata la frammentazione tra le normative degli Stati membri, ancora disarmoniche, per proteggere meglio i cittadini, rendendo identificabili le promozioni e chi le commissiona, ma anche per consentire vere campagne elettorali transnazionali verso le prossime Europee.

«Il Parlamento, in questo contesto, manda un messaggio molto forte per una maggiore trasparenza dell’attività politica – spiega il relatore, l’eurodeputato Sandro Gozi di Renew Europe –. Prendiamo seriamente i risultati delle inchieste sulle interferenze straniere e la disinformazione, da combattere per preservare l’integrità dei nostri processi democratici. Abbiamo il dovere e l’opportunità di essere pronti alle prossime elezioni Europee».

Tra gli esempi del passato, con accertati tentativi di influenze dall’estero, Gozi cita il referendum sulla Brexit, quello costituzionale italiano del 2016 e le presidenziali in Francia dello stesso anno. Tra le misure del testo, rispetto alla proposta della Commissione europea, c’è un veto di fatto al microtargeting, cioè l’utilizzo di dati e informazioni demografiche per identificare gli interessi degli utenti e indirizzare loro messaggi “su misura”, più efficaci – e sovente più polarizzanti – perché costruiti dopo un’attenta profilazione, di cui i destinatari finali sono spesso all’oscuro.

Una novità è questa e riguarda il consenso informato. Solo i dati personali forniti esplicitamente anche a fini di marketing politico potranno essere utilizzati dalle piattaforme. Verrà creato un database con tutte le pubblicità di questo tipo, perché «l’advertising politico è un’attività importante e nobile, ma deve essere regolato in maniera diversa da quello commerciale», come ricorda Gozi.

Dalla tracciabilità passa una maggiore trasparenza. Di ogni messaggio dovranno essere chiari il committente, l’importo stanziato e anche da dove derivano i fondi per pagare la campagna. Verranno introdotte delle sanzioni in caso di protratte violazioni di questi requisiti, fino alla possibilità di sospendere il servizio per quindici giorni. Le autorità nazionali avranno il potere di chiedere integrazioni ai provider, sui quali ricadrà l’onere di dimostrare l’eventuale infondatezza dei reclami.

Infine, solo gli operatori con sede nell’Unione europea potranno acquistare promozioni destinate al pubblico degli Stati membri. Ora il testo della proposta legislativa verrà votato dalla plenaria di Strasburgo, che darà mandato per iniziare il negoziato con il Consiglio europeo. Gozi conta nell’aiuto della presidenza di turno svedese per rendere operativo il regolamento.

«La nostra sfida – conclude il segretario del Partito democratico europeo – è quella di combattere più efficacemente tutte le forme di disinformazione e di interferenza esterna nei nostri processi democratici, preservando al contempo l’apertura che caratterizza il dibattito pubblico europeo. Una volta in vigore, speriamo entro il 2023, le elezioni nell’Unione europea saranno più trasparenti e resistenti alle manipolazioni».