Ghiaccio bollenteIl riscaldamento globale trasforma la Svezia in un centro vinicolo

I cambiamenti climatici possono produrre trasformazioni importanti per la viticoltura: l’esplosione del mercato svedese è un esempio, ma l’evoluzione potrebbe interessare anche i paesi mediterranei

Foto Lucas George Wendt – Unsplash

Nella maggior parte dell’emisfero settentrionale, la vendemmia è terminata tempo fa. Ma in un piccolo vigneto non lontano da Stoccolma, con temperature al di sotto dello zero e svariati centimetri di neve, è appena iniziata.

L’azienda vinicola Blaxsta, che comprende alcuni dei vigneti più a nord del mondo, ha iniziato la vendemmia a dicembre inoltrato. Quando ha piantato le prime uve, ventidue anni fa, era una delle poche realtà svedesi del settore. Ora è una delle tante: la viticoltura è in netta crescita, dopo essere arrivata nel nord del paese alla fine degli anni Novanta con la comparsa di una serie di nuove varietà a Friburgo, in Germania. Queste uve, in particolare il Solaris e il Rondo, hanno dimostrato di essere in grado di resistere ai climi freddi di luoghi come il Regno Unito, la Danimarca e la Germania settentrionale.

Pur essendo relativamente piccoli (circa centocinquanta ettari totali), i vigneti svedesi sono cresciuti del 50% negli ultimi due anni. Entro cinque anni si prevede che le loro dimensioni saranno più che raddoppiate. A lungo termine, potrebbero crescere fino a diecimila ettari in totale e diventare una nuova industria da un miliardo di euro. Le uve di Amnegård, ad esempio, ricevono fino a ventitré ore di luce nel pieno dell’estate prima di essere trasformate in un prodotto da gustare ghiacciato, talvolta presente anche sulle tavole di ristoranti stellati.

Le vendite di vino svedese in patria sono quasi raddoppiate negli ultimi cinque anni. Il commercio avviene attraverso Systembolaget, la catena di negozi di proprietà dello Stato che ha il monopolio della vendita di bevande alcoliche con gradazione superiore al 3,5%. Quest’anno il rivenditore statale ha dichiarato che le vendite sono passate dai 19.388 litri del 2017 ai 34.495 litri, registrati al 30 novembre 2022. Sebbene la produzione sia ancora su scala molto ridotta, Systembolaget ha dichiarato che la quantità, la qualità e l’interesse dei clienti stanno crescendo. Nordic Vineyards, piattaforma che vende vini scandinavi online, ha reso noto che la maggior parte dei suoi prodotti viene acquistata dalla popolazione locale, ma che sta ricevendo sempre più richieste da tutta Europa e dall’Asia, in particolare dal Giappone.

La vendita di vino, tuttavia, è solo una delle fonti di reddito per molti viticoltori svedesi. Nella maggior parte dei vigneti vengono offerte anche degustazioni e visite guidate: si ispirano alla cultura italiana dell’agriturismo e oltre alla viticoltura presentano bed and breakfast e percorsi enogastronomici. Tutte queste attività ruotano attorno al vino, ma è grazie a questi servizi che i viticoltori si guadagnano da vivere. Il motivo per cui in molti offrono questo tipo di servizi è strettamente legato al tema scottante del “gårdsförsäljning”, termine impronunciabile per i neolatini che sta per “vendite in fattoria”.

Nel caso della viticoltura, si intende la caratteristica cantina di un’azienda vinicola dove si vendono bottiglie e casse di vino senza intermediari. I viticoltori svedesi sognano di poter commerciare i prodotti direttamente dai loro siti di produzione, aggirando Systembolaget e i suoi punti vendita. Anche la maggior parte dei turisti e degli altri visitatori vorrebbe portare a casa qualche bottiglia dopo la degustazione, senza preoccuparsi di andare in un negozio nella città più vicina a cercare quello specifico vino. In Svezia però questi metodi sono fuori discussione: lo Stato ha il monopolio della vendita di alcolici.

La questione è ora oggetto di indagine a livello governativo: i legislatori stanno cercando di capire se esiste un modo per consentire ai viticoltori di vendere una quantità limitata di vino sul posto, senza minacciare il monopolio della vendita al dettaglio. La decisione sarà presa l’anno prossimo e per molti agricoltori risolvere questo problema potrebbe fare la differenza.

Infatti, l’organizzazione commerciale svedese per l’enologia e la viticoltura (Sbov), di recente costituzione, ritiene che ci sia ancora molto spazio per l’espansione, anche a causa dei cambiamenti climatici. Dopo tutto, l’uva ha bisogno di temperature alte per maturare. Si prevede che il riscaldamento globale avrà un impatto sugli ecosistemi in modo diretto e indiretto, ad esempio attraverso i cambiamenti nell’uso del suolo da parte dell’uomo.

La sfida più grande che il cambiamento climatico porta alla viticoltura è l’imprevedibilità. Un tempo i produttori sapevano quali varietà coltivare, come coltivarle, quando raccogliere gli acini e come fermentarli per produrre un vino di qualità, ma oggi ogni passo è in bilico. Questa crescente consapevolezza costringe ricercatori e viticoltori a trovare un modo per riuscire a preservare le varietà d’uva e le loro qualità uniche. I nuovi modelli di produzione agricola in risposta ai cambiamenti climatici hanno ricevuto poca attenzione finora, ma possono rappresentare un potenziale punto di svolta per gli ecosistemi.

Molti viticoltori sono anche preoccupati per i modi più sottili in cui il cambiamento climatico possa minacciare il sapore e l’identità dei loro prodotti. A Bordeaux, ad esempio, lo stile tradizionale dei vini rossi è corposo, con forti aromi fruttati. Tuttavia, le primavere precoci fanno sì che le uve tradizionali maturino nel pieno dell’estate anziché in autunno, generando molti zuccheri, meno acidi e cambiamenti indesiderati negli aromi. Per identificare i tipi di uva che si possano adattare ai climi più caldi producendo vini con sapori bordolesi, l’Istituto Nazionale Francese per l’Agricoltura, l’Alimentazione e l’Ambiente ha recentemente concluso uno studio decennale su cinquantadue varietà provenienti da altre regioni.

La produzione vinicola rappresenta un buon banco di prova per misurare gli impatti indiretti del riscaldamento globale nell’agricoltura, poiché la viticoltura è sensibile alle temperature e si concentra nelle regioni a clima mediterraneo. I cambiamenti climatici potrebbero causare l’insediamento di vigneti a quote più elevate, aumentando l’impatto sugli ecosistemi montani e portando alla conversione della vegetazione naturale quando la produzione si sposterà a latitudini più elevate, in aree come il Nord America occidentale.

I tentativi di mantenere la produttività e la qualità dell’uva a fronte del caldo possono essere associati a un maggiore uso di acqua per l’irrigazione e per il raffreddamento delle uve, attraverso la nebulizzazione o l’aspersione. Questi sforzi di adattamento e conservazione agricola potrebbero anticipare possibili effetti indesiderati.

Le nuove varietà aggiungono strumenti alla tavolozza dei produttori di vino, in modo da poter bilanciare gli effetti del cambiamento climatico. La domanda più importante però è ovviamente la seguente: il cliente continuerà a comprare e ad apprezzare una varietà di vino che ha subito l’adattamento ai cambiamenti climatici?

Fondamentale per il successo della viticoltura sarà l’uso di sistemi di coltivazione sostenibili, la possibilità di sperimentare e di proporre qualcosa di innovativo. Ad esempio, gli intenditori sono interessati ai vini svedesi perché le uve hanno un lungo periodo di sviluppo e un’elevata acidità, creando un interessante risultato: già ora i vini svedesi stanno guadagnando terreno nei concorsi internazionali di degustazione.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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