DezinformacijaLe parole chiave della narrazione russofila sulla guerra in Ucraina

Genocidio, de-nazificazione e golpe sono alcuni tra i termini abusati dal Cremlino per giustificare l’invasione del 24 febbraio. Ecco una anticipazione dell’intervento di Maurizio Stefanini al convegno «Dezinformacija e misure attive: Le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia sulla guerra in Ucraina»

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Dalle 16 alle 20 presso la Casa dell’Aviatore (Viale dell’Università, 20 – Roma) si tiene oggi la conferenza «Dezinformacija e misure attive: Le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia sulla guerra in Ucraina», primo di tre incontri organizzati dall’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici. Pubblichiamo una anticipazione dell’intervento di Maurizio Stefanini su «Genocidio, de-nazificazione, golpe. Alcune parole-chiave della propaganda russa».

Genocidio
Nel Donbass soldati ucraini commettono atti di cannibalismo, denunciò alla Camera il 24 giugno 2014 la portavoce dei Cinque Stelle Marta Grande. Prova, «la foto di un soldato ucraino mentre tiene tra le mani sogghignando in modo ineffabile il braccio semi carbonizzato di una donna». In capo a poche ore, saltò fuori che era il fotogramma di un film di fantascienza di cinque anni prima. 

È un caso estremo, ma nella piena logica di una quantità di fake che vengono riciclate senza controllo per giustificare l’attacco di Putin. Sui Social, ma non solo. Ad esempio: «gli ucraini responsabili in Donbass di un genocidio che ha fatto tra i russi 13.000 (14.000) vittime». Gonfiata a 16.000 vittime, la cosa fu ripetuta anche da Berlusconi da Bruno Vespa tra gli interventi dei leader prima del voto, a spiegare il motivo per cui il suo amico Putin aveva fatto l’«operazione speciale» per mettere al potere a Kiev «persone per bene». Col tono che non ci sarebbero stati problemi, se gli ucraini non avessero deciso incomprensibilmente di fare resistenza. Anzi, si è messo pure a dare consigli ai russi su come avrebbero dovuto fare la campagna: tipo quando fece dimettere Zoff da Ct della Nazionale per le sue critiche alla gestione di una finale degli Europei.

In realtà, la cifra di 14,000, più precisamente tra le 14.200 e le 14.400 riguarda tutte le vittime contate dall’Onu nella regione tra 6 aprile 2014 e 31 dicembre 2021. Sono 3404 civili, tra cui 306 stranieri (di cui i 298 del Malaysia Airlines Flight 17). 4400 militari e paramilitari ucraini (4641 per il Museo di Storia Militare ucraino, che però conta fino al 23 febbraio). 6517 miliziani filo-russi, anch’essi contati fino al 23 febbraio integrando le cifre Onu con quelle delle stesse milizie. 400-500 soldati russi tra 6 aprile 2014 e 10 marzo 2015, secondo il Dipartimento di Stato Usa. L’Osce ulteriormente osserva che tra primo gennaio 2017 e 15 settembre 2020 ci sono state 946 vittime civili: 657 nelle aree controllate dai filo-russi. La maggior parte per bombardamenti, ma 81 per mine, e 150 per tentativi di disinnescare ordigni non esplosi da parte di civili senza competenze.

Ovviamente, la semplice uccisione di civili nel corso di un conflitto non è genocidio, anche se si può configurare come crimine di guerra. A proposito dei civili dell’aereo Boeing 777-200ER della Malaysia Airlines che si trovava in volo tra Amsterdam e Kuala Lumpur c’è comunque una sentenza olandese che attesta come fu abbattuto per responsabilità di cittadini russi e loro complici locali al servizio di Putin. Dunque, se l’uccisione di civili nella guerra del Donbas può essere considerata un genocidio, allora questa sentenza configurerebbe una responsabilità di Putin. 

Come è stato però di recente ricordato, ai sensi del Diritto Internazionale costituisce sicuramente genocidio la politica di cui il governo russo si vanta, di prendere bambini ucraini alle loro famiglie per “rieducarli” come «buoni russi».

Il rapimento di minori è stato pianificato dalle autorità russe come componente essenziale della strategia di invasione dell’Ucraina. Vladimir Putin ha emesso a maggio un decreto che rende più facile per i russi adottare bambini ucraini, e il commissario russo per i diritti dei bambini Maria Lvova-Belova, che sostiene apertamente la pratica di spogliare i bambini della loro identità ucraina e insegnare loro ad amare la Russia, sta perseguendo questa politica. In recenti dichiarazioni alla televisione ufficiale, la Lvova-Belova ha spiegato come ha trasformato i minori rapiti, facendo sì che gli insulti a Putin dei piccoli «si trasformino in amore per la Russia». Il numero di bambini ucraini rapiti dalla Russia non è chiaro. Ma Daria Herasymchuk, responsabile ucraina dei diritti dei bambini, stima che almeno 11.000 bambini siano stati sottratti ai genitori.

Ora, la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 9/12/1948 all’articolo II dice: «Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: a) uccisione di membri del gruppo; b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.» La disposizione del trattato sul genocidio fu adottata nel ricordo delle atrocità naziste, compreso un piano guidato da Heinrich Himmler per rapire bambini dalla Polonia e collocarli in orfanotrofi tedeschi o con famiglie tedesche per essere cresciuti tedeschi. Le prime condanne nei processi per crimini di guerra nazisti furono per rapimento di minori. Il procuratore Harold Neely disse che «non è una difesa per un rapitore affermare di aver trattato bene la sua vittima«, osservando che «questi bambini innocenti sono stati rapiti allo scopo di essere indottrinati con l’ideologia nazista ed educati come “buoni” tedeschi». Questo serve ad aggravare, non a mitigare, il reato.

La Russia, successore dell’Unione Sovietica, è parte della convenzione sul genocidio. In conclusione: sì, in Ucraina sta venendo computo sicuramente un genocidio, e responsabile ne è Putin. 

Denazificazione
«Non è sorprendente che la società ucraina si sia trovata di fronte all’ascesa del nazionalismo di estrema destra, che si è rapidamente sviluppato in russofobia aggressiva e neonazismo. Questo ha portato alla partecipazione di nazionalisti ucraini e neonazisti nei gruppi terroristici nel Caucaso del nord e alle sempre più forti rivendicazioni territoriali», è stata l’accusa di Putin nel momento in cui attaccava l’Ucraina. La «denazificazione» è un’altra grande giustificazione per la guerra, assieme alla storia del «genocidio nel Donbas». Ovvia l’obiezione che è stata fatta subito: ma come fa l’Ucraina a essere nazista se ha un presidente come Zelensky, che è ebreo? Suo nonno Semyon servì nell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale, e tre parenti morirono nell’Olocausto. E secondo i sondaggi del Pew Research Center l’Ucraina nel 2018 era il meno antisemita di tutti i Paesi dell’Europa Centro- Orientale. Ovviamente, la narrazione putiniana è che hanno messo un presidente ebreo apposta per nascondere che sono nazisti. Sicuramente ci furono manifestanti di destra radicale nella rivolta del Maidan. In effetti ci sono ebrei anche nel Reggimento Azov, l’unità spesso citata come esempio del carattere «nazista» del regime ucraino. Uno è ad esempio Nathan Khazin, già esponente di una organizzazione ebraica del Maidan. Anzi, di recente elementi dell’Azov si sono recati in Israele, e sono stati ripresi mentre danzavano una hora, danza nazionale israeliana abbracciato a ebrei. 

In una famigerata intervista alla tv italiana Lavrov rispose riciclando una vecchia fake, e spiegando che anche Hitler era ebreo. A parte l’Azov e ruolo di elementi di destra radicale nella protesta di Euromaidan, l’accusa si basa molto sul passato, e sul collaborazionismo filo-tedesco di una componente del nazionalismo ucraino durante la Seconda Guerra Mondiale. In particolare viene citato Bandera, la cui attività verso i polacchi è stata rubricata anche come terrorismo, ma che in effetti dopo un iniziale tentativo di collaborazione con i tedeschi ruppe con loro e fu da loro internato. Sicuramente, un periodo di alleanza tra Bandera e il Terzo Reich vi fu. Molto meno lungo del periodo di alleanza che vi fu tra l’Urss di Stalin e la Germania di Hitler dopo il Patto Molotov-Ribbentop, grazie al quale l’Urss incamerò Estonia, Lettonia, Lituania e porzioni di Polonia, Romania e Finlandia. 

Ma, passato a parte, si può ricordare come in effetti di elementi nazistoidi tra le truppe che combattono per Putin e contro l’Ucraina ce ne siano in abbondanza. Ad esempio, il Battaglione Sparta. 7000 membri, simbolo una M di fulmini. Fondatore e primo comandante Arsen Pavlov, nome di battaglia Motorolla. Cittadino russo, ex-marine con precedenti penali, in una intervista ammise di avere ucciso un prigioniero ucraino con due colpi alla testa, e c’è una registrazione in cui per telefono si vanta di aver fatto lo stesso a almeno una quindicina. Si sarebbe reso responsabile anche di torture: accuse che Amnesty International gira all’intero reparto. Ucciso nell’ottobre del 2016, fu sostituito da Vladimir Zhoga, a sua volta caduto il 5 marzo durante l’invasione dell’Ucraina. Putin lo ha subito fatto «Eroe della Federazione Russa».

Una svastica in bianco e rosso è l’emblema della Unità Nazionale Russa, fondata nel 1990 da Alexander Barkashov. Forte di almeno 100.000 simpatizzanti, in teoria è fuori legge in varie regioni della Russia. Era però un suo membro quel Pavel Gubarev che fu il fondatore della Milizia Popolare del Donetsk ed anche il primo «governatore» della Repubblica Popolare del Donetsk. Ma è uomo di Barakshov anche Dmitry Boytsov: il comandante di un Esercito Ortodosso Russo schierato con i separatisti del Donbass con circa 4000 effettivi. Bandiera blu e rossa con una croce e una spada, è stato accusato di rapimenti, pestaggi e minacce verso protestanti, cattolici, ebrei e membri della Chiesa Ortodossa Ucraina, oltre che di saccheggi. L’8 giugno del 2014 a Slaviansk uccise alcuni pentecostali, e nel novembre 2014 sequestrò due sacerdoti cattolici.  

Una versione slava della svastica è stato il simbolo del Battaglione Svarozich: reparto di neopagani adoratori del dio slavo Svarog che arrivò ad avere 1200 combattenti, ma ora è stato assorbito dalla Brigata Vostok. C’è poi un gruppo di «Brigate Internazionali» tra cui gli estremisti di sinistra spagnoli della Brigada Internacional Carlos Palomino, ma anche i nazionalisti bulgari di «Alba Ortodossa», una Legione di Santo Stefano di estremisti di destra ungheresi che vogliono «riprendere» all’Ucraina la Rutenia subcarpatica, un Distaccamento Jovan Šević di cetnici serbi. 

Senza essere inquadrati in reparti autonomi, hanno mandato volontari per la guerra del Donbas anche l’Unione della Gioventù Euroasiatica di Dugin, il Movimento Imperiale Russo, una Unione Slava e un Movimento contro l’Immigrazione Illegale che hanno anch’essi come simbolo varianti della svastica: come d’altronde la hanno i Battaglioni Rusich e Ratibor. Le Interbrigate di L’Altra Russia, pure attive nel Donbass, hanno invece come simbolo una bomba a mano. Si dichiarano «nazional-bolsceviche».

Putin, peraltro, ha coltivato rapporti intensissimi con gran parte della destra radicale europea: da Marine Le Pen, che ha ricevuti da lui finanziamenti; a Alternative für Deutschland, secondo cui «l’attuale situazione è il risultato dell’espansione a est della Nato, portata avanti malgrado gli accordi con Mosca» e «le sanzioni non hanno mai funzionato». 

Svoboda, cioè Libertà, si chiama un partito ucraino che alle elezioni politiche del 21 luglio 2019 prese il 2,15 p3r cento dei voti e uno dei 450 seggi alla Rada. In effetti aveva preso il 10,45 per cento e 37 seggi il 28 ottobre 2012, nel clima di dura mobilitazione che avrebbe portato alla rivolta di Euromaidan e alle dimissioni del presidente Yanukovych. Ma al voto immediatamente successivo, il 26 ottobre 2014, era già calato al 4,71 per cento e a 6 seggi.. La definizione di Svoboda come neo-fascista o neo-nazista è corrente sui media e nella polemica politica, ma più sfumata tra i politologi. L’ucrainista statunitense Alexander J. Motyl, ad esempio, dice che assomiglia di più al Tea Party Usa. «È diversa dalla normale estrema destra europea per il fatto che il suo nemico principale non sono migranti o minoranze ma il Cremlino», è il giudizio di Anton Shekhovtsov: politologo ucraino che è anche il massimo esperto di rapporti tra Russia e estrema destra: «Tango Noir» si chiama un suo libro in cui analizza in dettaglio le relazioni di Putin con le destre europee, ma ricorda pure come la stessa Urss non fosse del tutto estranea a certe manovre. Shekhovtsov spiega anche che «nazista» nel linguaggio russo significa essenzialmente «anti-russo», e quindi un partito di estrema destra che si mette dalla parte di Putin cessa si essere considerato tale.  

Svoboda nel 2009 aderì a una Alleanza Europea dei Movimenti Nazionali in cui stavano anche Fiamma Tricolore e Casa Pound. Ma se ne andò sbattendo la porta dopo l’annessione della Crimea, tacciandoli di putiniani. Il tema è spinoso anche in campo sovranista, dal momento che lo divide in due al Parlamento Europeo: euroscettici ma anche anti-Putin i Conservatori e Riformisti, dove stanno Fratelli d’Italia con Vox, col partito al governo in Polonia e con altri partiti dell’Europa dell’Est; euroscettici ma pro-Putin Identità e Democrazia, dove la Lega sta con Marine Le Pen, Wilders, la Afd tedesca e la Fpö austriaca. 

Nel 2015 nel loro libro «Ucraina La guerra che non c’è» i due corrispondenti di guerra italiani Andrea Sceresini e Lorenzo Giroffi iniziavano il racconto con un italiano ex-Avanguardia Nazionale che combatteva nel Donbas con gli ucraini e lo finiva con un altro italiano di Forza Nuova che invece stava con i separatisti filo-russi. Da allora vari giornali hanno titolato sul «derby nero in Ucraina» tra una Casapound filo-ucraina e una Forza Nuova filo-russa. Nel 2018 la Procura di Firenze fece arrestare sei estremisti di destra italiani accusati di combattere con i separatisti del Donbass. Ma questa cosa di trovare concittadini estremisti di destra che nel Donbass stavano da entrambe le parti del fronte è capitata anche ai reporter di altri Paesi europei. 

E c’è pure il Gruppo Wagner. Ufficialmente compagnia di ventura privata con sede in Argentina, ma finanziata da oligarchi vicini a Putin, si addestra in strutture del ministero della difesa, e secondo molte analisi è semplicemente un paravento che il governo russo utilizza quando non vuole intervenire direttamente. Adesso è impegnata in Ucraina. Dmitrij Valer’evič Utkin, il suo fondatore, è un noto estimatore di folklore nazisteggiante, a partire dalle mostrine Ss con cui si fa spesso fotografare. Lo stesso nome Wagner sarebbe stato prescelto in onore del musicista più amato da Hitler.

Un gruppo di estrema destra russo sarebbe poi dietro l’invio di lettere bomba a membri del governo spagnolo. Designato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, il Movimento Imperiale Russo è un gruppo suprematista bianco con membri in tutta Europa e centri di addestramento militare a San Pietroburgo. Funzionari statunitensi ed europei ritengono che un gruppo di suprematisti bianchi con sede in Russia abbia ricevuto l’ordine dall’intelligence russa di inviare lettere bomba al primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, e ad altri obiettivi in Spagna, entro la fine del 2022, secondo il quotidiano. New York Times. Le sei lettere bomba, inviate tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, hanno ferito una persona, un impiegato dell’ambasciata ucraina a Madrid, quando una di esse è esplosa.

Golpe
Fu golpe Euromaidan? Moto popolare nato nella iconica Piazza Maidan e in seguito a cui il 22 febbraio 2014 il presidente Vikor Yakunovich scappò del Paese, è una giustificazione dei filo-Putin per l’aggressione all’Ucraina. Tra i putiniani da tastiera sui Social si arriva a scrivere che il presidente ucraino attuale Volodymir Zelensky sarebbe stato «messo al potere dagli americani con il Maidan», quando in realtà all’epoca faceva ancora l’attore. Divenne presidente dell’Ucraina nel 2015, ma appunto sullo schermo.  Con Sluha Narodu, «Servitore del popolo»: serie tv in cui impersonava appunto un capo di Stato onesto, capace di superare in astuzia antagonisti e detrattori, sull’onda del cui successo nel 2018 scese in campo in politica,  e il 21 aprile 2019 fu eletto presidente con il 73,22 er cento dei voti. Sconfisse il presidente in carica Petro Poroshenko che lui sì è espressione dell’Euromaidan, ed è considerato uomo degli americani. All’epoca c’è invece il dubbio che sia Zelensky un uomo di Putin, e sicuramente è confluito su di lui un voto considerato filo-russo.

Sicuramente la rimozione di Yanukovych non ha seguito il processo di impeachment come specificato dalla Costituzione: incriminazione formale, esame della Corte Costituzionale, voto a maggioranza dei tre quarti della Rada. Però con lo scappare a rotta di collo il presidente si è di fatto dimesso. Qualcosa di analogo a quanto accadde il 20 dicembre del 2001 a Buenos Aires, quando di fronte alla protesta popolare il presidente argentino Fernando de la Rúa scappò dal tetto della Casa Rosada in elicottero.

I latino-americani sono particolarmente precisi nell’indicare questo tipo di fenomeni, e la fattispecie di un presidente che scappa per via di una protesta popolare è rubricata da loro come «golpe de calle». Un «golpe della strada», diverso da un golpe militare. Una quantità di presidenti sono saltati in questo modo nella regione, spesso consentendo l’ascesa di nuovi presidenti poi divenuti alleati di Mosca nel cortile di casa Usa. In genere analisti locali e interazionali non restano a contestare la legittimità della cosa per anni, ma accettano che lo sbrego istituzionale sia sanato da voto del Parlamento e nuove elezioni. Specie se, come è avvenuto in Argentina e in Ucraina, chi è andato al potere grazie al golpe de calle è sconfitto da altri. Oltre che di Zelensky è il caso di Alberto Fernández: presidente argentino espressione di un’area politica erede della protesta del 2001, che ha sconfitto Mauricio Macri, a sua volta eletto dopo aver sconfitto lo schieramento di Fernández. 

Proprio Fernández poco prima della guerra era stato ricevuto da Putin, promettendogli che avrebbe fatto da «porta di ingresso della Russia in America Latina». Cosa abbastanza equivalente alla Ucraina alla Nato: invasione di una superpotenza nel cortile di casa di un’altra superpotenza. Essendo inoltre erede del Maidan argentino: sarebbe Biden autorizzato a procedere con lui nel modo in cui Putin sta procedendo con Zelensky? 

Comunque, questa settimana Lavrov è andato in visita in Sudafrica, e sno stati annunciate esercitazioni navali congiunte Cina-Russia-Sudafrica che avranno luogo proprio un Sudafrica nell’anniversario dell’attacco russo all’Ucraina. Si tratta della seconda visita africana di Lavrov in sei mesi, e precede il vertice Russia-Africa di San Pietroburgo, che lo scorso anno è stato rinviato al luglio 2023 a causa della guerra in Ucraina. Al voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per sospendere l’adesione della Russia al Consiglio dei diritti umani lo scorso aprile solo 10 nazioni africane su 54 hanno votato a favore, mentre nove si sono opposte alla delibera e 35 si sono astenute o assentate. Un mese prima, solo 28 paesi africani avevano sostenuto una risoluzione delle Nazioni Unite che chiedeva il ritiro immediato e incondizionato delle truppe russe dall’Ucraina. Come mai questo entusiasmo? La Russia è attualmente il più grande esportatore di armi nel continente africano, e secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, le esportazioni di armi in Africa hanno rappresentato il 18 per cento di tutte le esportazioni di armi russe tra il 2016 e il 2020. Nel gennaio 2022, centinaia di consiglieri militari russi sono stati schierati in Mali, e tra essi gente della Wagner. Anche il regime golpista del Burkina Faso ha simpatie per Mosca, e sono stati addestrati in Russia anche i militari andati al potere negli ultimi anni in paesi come Sudan, Ciad, Guinea e Guinea Bissau. Sono andati al potere con golpe militari di tipo classico. 

Impegni della Nato
Agilulfo Emo Betrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino, era un’armatura vuota con dentro un cavaliere che non c’era, ma «sapeva di esserci»: talmente tanto, da rompere la scatole a tutti quelli che gli stavano attorno. Al contrario Gurdulù, il suo scudiero, c’era, ma non sapeva di esserci perché era un minus habens. Mutatis mutandis, potrebbero rappresentare la bizzarra contrapposizione tra il verbale desecretato che secondo lo Spiegel avrebbe impegnato la Nato a non espandersi a Est in cambio dell’assenso alla riunificazione tedesca, e quel Memorandum di Budapest che impegnava la Russia a garantire l’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio della restituzione di 1900 testate nucleari rimaste sul suo territorio dai tempi dell’Urss. 

Il primo, forse preso il 6 marzo 1991, in realtà non c’è. Secondo un verbale desecretato nel 2017, era un colloquio centrato sui temi della sicurezza nell’Europa centrale e orientale, oltre che sui rapporti con l’Urss, guidata allora da Michail Gorbaciov. Attenzione! Molti giornali hanno scritto “con la Russia”. Ma Gorbaciov era il leader dell’Urss! Di fronte alla richiesta di alcuni paesi dell’Est Europa di entrare nella Nato, Polonia in testa, i rappresentanti di Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania Ovest concordarono nel definirla «inaccettabile». 

L’Urss, però, cessò di esistere il 26 dicembre 1991. Al suo posto apparvero 15 Stati successori, ognuno dei quali erede dell’Unione. Effettivamente, in alcuni casi questa eredità è stata riconosciuta alla sola Russia: il seggio permanente al Consiglio di Sicurezza, per esempio. La Russia è erede anche di quell’impegno? O l’impegno, più propriamente, vale verso tutti i Paesi successori? Insomma: Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania secondo questo verbale si sono impegnati con Ucraina, Estonia, Lettonia, Lituania e Georgia che Ucraina, Estonia, Lettonia, Lituania e Georgia non entreranno nella Nato. Ma se l’Ucraina dice che rinuncia al suo diritto a porre il veto all’ingresso dell’Ucraina nella Nato? E se ci volesse rinunciare la stessa Russia? La Russia trattò per molti anni sulla possibilità di essere ammessa. Non è interpretazione autentica che l’impegno verbale e mai formalizzato decadde con la fine dell’Urss? Insomma, Agilulfo. Non esiste, ma è riuscito a convincere il dibattito che esiste a tal punto, che su di esso si sta fondando la guerra di aggressione di Putin all’Ucraina.  

Invece, il Memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza esiste. Fu firmato il 5 dicembre 1994, e indusse l’Ucraina a rinunciare all’ombrello nucleare in presenza del quale difficilmente Putin si sarebbe azzardato ad attaccare. Ma, esattamente come Gurdulù, fa come se non sapesse di esserci. Non solo non ne parla nessuno, ma non ci si accorge che in base a esso Stati Uniti, Regno Unito e Francia sarebbe stati già tenuti a intervenire militarmente contro la Russia dai tempi dell’annessione della Crimea, senza nessun bisogno di adesione dell’Ucraina alla Nato. Come fu nel 1914 per il Belgio e nel 1939 per la Polonia. Ed è ancora valido.

Identità ucraina
«Parte inalienabile della nostra storia, della nostra cultura e del nostro spazio spirituale» ha detto Putin dell’Ucraina moderna al momento di entrare in guerra: «interamente creata dalla Russia o, per essere più precisi, dalla Russia bolscevica e comunista». La Rus di Kiev però fu distrutta dai mongoli nel 1240, da cui l’evoluzione separata delle tre culture russa, ucraina e bielorussa, nelle zone che finirono rispettivamente sotto gli stessi mongoli, sotto la Polonia e sotto la Lituania. L’Ucraina è poi conquistata dalla Russia, non senza la resistenza espressa ancora a inizio ’700 da Mazepa. Ridiventa indipendente nello sfasciarsi dell’Impero, come Finlandia, Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. Il ruolo dei bolscevichi è che, a differenza di queste altre regioni, l’Ucraina riescono a riconquistarla. Ma il regime comunista ne ha poi sterminato i contadini con l’Holodomor, genocidio per fame. Da 1,5 a 10 milioni di morti, secondo le stime. Senza questi vuoti e senza i detenuti che il regime portò dalle carceri russe per lavorare nelle miniere di carbone, oggi una maggioranza russofona nel Donbass non ci sarebbe.

La parte occidentale dell’Ucraina non ha mai fatto parte dell’Impero Russo. Divisa tra Polonia, Cecoslovacchia e Romania dopo lo sfasciarsi dell’Austria-Ungheria, fu annessa all’Urss nel 1945, ma rimase la più tenace roccaforte dell’identità ucraina. Per questo nel discorso di inizio della guerra Putin ha espulsa. «Stalin incorporò nell’Urss e trasferì all’Ucraina alcune terre che appartenevano a Polonia, Romania e Ungheria». «Diede alla Polonia parte di ciò che tradizionalmente era terra tedesca come compensazione». Vuole allora per coperenza restituire alla Germania la Kaliningrad già Königsberg di Kant? Chiede alla Polonia di ridare Danzica e Stettino? 

«E nel 1954, Krusciov tolse la Crimea dalla Russia dandola all’Ucraina. È così che si è formato il territorio della moderna Ucraina». Omette che fu uno scambio per cui l’Ucraina diede alla Russia Taganrog. 

«Nel 1990, quando si discusse la questione dell’unificazione tedesca, gli Stati Uniti promisero alla leadership sovietica che non ci sarebbe stata alcuna estensione della giurisdizione o della presenza militare della Nato di un centimetro verso est». Possibile, ma verba volant, scripta manent. Ed era invece scritto quel memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994, con il quale l’Ucraina accettava di restituire alla Russia le 1900 testate nucleari che aveva ricevuto in eredità dall’Urss, in cambio di una precisa garanzia da parte di Russia, Usa, Regno Unito Cina e Francia sulla sua sicurezza, indipendenza e integrità territoriale. Violata già con l’annessione della Crimea. 

Biolaboratori
«Esperimenti biomilitari nella fossa 404 – Un laboratorio biologico segreto della NATO a 30 metri di profondità sotto l’Azovstal a Mariupol». «Da Agent Smith 11 aprile 2022» «Il 4 aprile ha scritto Pepe Escobar su Twitter: MARIUPOL 1/3 QUESTA sarà LA storia esplosiva dell’intera saga dei 404, non la false flag di Bucha. Sì, c’è una schiera di capoccia della NATO ancora rintanati con i neonazisti Azov nelle viscere di Azovstal. Eppure la chiave è cosa stava succedendo in questo sotterraneo 8 piani più in basso». Agent Smith non si sa chi sia, Pepe Escobar invece sì: fin troppo bene. Critico musicale brasiliano negli anni ’80 cacciato da due giornali per plagio di recensioni e invenzioni di interviste, dal 1985 si è reinventato come analista geopolitico, e oggi campa mettendo le sue doti di falsario di talento al servizio di RT e Sputnik News. 

Comunque non si trova a Mariupol, non dà prove, ed è stato sospeso da Twitter. Ma è una delle origini del tormentone su Social e media «alternativi». Oltre, ovviamente, alle affermazioni del Ministero della Difesa russo. In realtà, tutte le mappe diffuse e divulgate riguardano il «Cooperative Threat Reduction Program»: un programma di cooperazione tra Ucraina e USA per ridurre il rischio di armi biologiche, derivante da accordi presi nel 1991 per evitare la proliferazione delle armi di distruzione di massa dopo lo sciogliersi dell’Urss. Insomma, è collegato all’altra iniziativa per cui col Memorandum di Budapest nel 1994 l’Ucraina accettò di rinunciare a 1900 bombe atomiche in cambio di una garanzia sulla sua integrità territoriale di cui la Russia era parte, e che ha brutalmente violato. Come ha ripetuto l’alto rappresentante delle Nazioni Unite per il disarmo Izumi Nakamitsu: non c’è «alcun programma di armi biologiche condotto in Ucraina». 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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