Fragilità comuneLe vulnerabili democrazie europee e la minaccia dell’estrema destra

Uno studio pubblicato sul Journal of Democracy evidenzia come in tutto il continente i partiti nazionalisti, conservatori e populisti (come AfD in Germania, Vox in Spagna o il PiS polacco) hanno una spiccata propensione per l’autoritarismo e rappresentano un pericolo per il mondo liberale

Sostenitori di AfD in Germania / Lapresse

Uno studio condotto da Milan W. Svolik (professore di scienze politiche all’Università di Yale), Elena Avramovska, Johanna Lutz e Filip Milačić (ricercatori presso la fondazione Friedrich-Ebert-Stiftung), di recente pubblicato sul Journal of Democracy, evidenzia come in Europa la democrazia sia oggi minacciata dalla destra.

Per diagnosticare le vulnerabilità dell’Europa e valutare la capacità dei cittadini di riconoscere e condannare i politici che minano la democrazia, i ricercatori hanno condotto una serie di sondaggi in sette Paesi: Estonia, Germania, Polonia, Serbia, Spagna, Svezia e Ucraina.

I partecipanti allo studio sono stati posti di fronte a una serie di scelte tra due ipotetici candidati, ciascuno caratterizzato da una precisa affiliazione partitica e da determinate posizioni in ambito economico, sociale e di politica estera.

Come chiarito dagli autori, essendo controfattuale, questa valutazione è anche prospettica: permette cioè di sondare la disponibilità dei cittadini a tollerare trasgressioni democratiche non solo da parte di politici di Paesi che abbiano già sperimentato una certa erosione democratica, ma anche da parte di politici di Paesi che non abbiano ancora sperimentato tentativi reali di sovvertimento della democrazia. Permette, in altre parole, di diagnosticare il potenziale autoritario di un elettorato, sia palese che latente.

Il presupposto dello studio è che i politici con tendenze autoritarie non sottopongono agli elettori una scelta diretta tra democrazia e dittatura, ponendoli piuttosto di fronte a un altro tipo di scelta, insidiosissima: votare un candidato che difenda i loro interessi, pur mostrando anche tendenze autoritarie, o votarne uno che, benché più democratico, non si presti a sostenere quegli interessi.

In tutti e sette i Paesi presi in considerazione – seppur in percentuali diverse, data la diversa storia democratica di ciascuno – sono emersi quelli che gli autori definiscono «due serbatoi di tolleranza per l’autoritarismo»: la destra illiberale e i disimpegnati. Serbatoi a cui i politici con ambizioni autoritarie possono comodamente attingere.

Nessuno dei due sottogruppi di elettori abbraccia attivamente l’autoritarismo, ma entrambi si distinguono per la loro tendenza a chiudere un occhio sulle inclinazioni antidemocratiche di un candidato: più di ogni altro sottoinsieme dell’elettorato europeo, questi cittadini sono disposti a sacrificare i principi democratici per eleggere candidati e partiti che dichiarino di difendere i loro interessi.

La destra illiberale
I cittadini del primo gruppo sostengono partiti che sono stati alternativamente definiti di estrema destra, populisti, radicali o nazionalisti: il Partito Popolare Conservatore (Ekre) in Estonia, l’Alternativa per la Germania (AfD) in Germania, Diritto e Giustizia e Confederazione in Polonia, Vox in Spagna, il Partito Progressista Serbo, il Partito Socialista di Serbia e Dveri in Serbia e i Democratici svedesi in Svezia.

Caratteristica comune di questi elettorati è di voler ridurre l’immigrazione, indebolire i diritti delle minoranze, preservare la famiglia tradizionale e salvaguardare la sovranità nazionale.

Non si tratta di elettorati che aspirino davvero a un assetto autoritario, ma di elettorati che considerano la democrazia meno importante rispetto al perseguimento di politiche che riflettano i propri interessi. Per un elettore della destra illiberale, cioè, la democrazia sembra essere più dispensabile e limitare l’immigrazione o vietare a coppie omosessuali di sposarsi costituiscono politiche perseguibili anche a scapito della democrazia stessa. La destra illiberale risulta, cioè, «più aperta all’autoritarismo».

Quando il prezzo delle proprie priorità politiche è il compromesso con i principi democratici, gli elettori della destra illiberale semplicemente non lo considerano un prezzo troppo alto da pagare e ciò – secondo lo studio – non solo in Paesi la cui storia democratica è stata più sofferta, come la Polonia e la Serbia, ma anche in Paesi che non hanno affrontato di recente minacce alla democrazia come l’Estonia, la Germania, la Spagna e la Svezia.

Emblematiche in questo senso le risposte date a due trasgressioni contro la democrazia che sono state ipotizzate ai partecipanti allo studio: l’incoraggiamento ai propri sostenitori a disturbare violentemente i comizi elettorali degli avversari politici e l’incriminazione dei giornalisti che accusino il governo di corruzione. Attacchi evidenti alla democrazia, che gli elettori di partiti della destra illiberale hanno respinto a un tasso inferiore del trenta per cento rispetto agli elettori tradizionali.

Per gli autori, stando alla retorica dei loro leader, «soprattutto nelle versioni più raffinate dei Democratici di Svezia, di Fratelli d’Italia e del National Rally francese», si potrebbe pensare che l’unico problema della destra illiberale nei confronti della democrazia sia rappresentato da quelli che considera i suoi «inutili abbellimenti liberali». Ma in realtà, come dimostra lo studio, il problema è legato a una maggiore propensione verso l’autoritarismo.

I disimpegnati
I cittadini del secondo gruppo, invece, non votano, ma, in diversi Paesi, si sono rivelati sostenitori latenti della destra illiberale, mostrando altrettanta indulgenza verso le trasgressioni alla democrazia compiute dalla politica. Quando i disimpegnati si riavvicinano alla politica, spesso votano partiti della destra illiberale.

Per il cittadino disimpegnato, la disaffezione nei confronti di specifici politici sembra andare di pari passo con il disprezzo per la democrazia come sistema in generale e tale disprezzo sembra condurre più facilmente verso partiti della destra illiberale.

Il ruolo del centro
In questo scenario, lo studio spiega che i centristi rimangono l’unica vera forza pro democrazia, perché, in virtù della loro collocazione nello spettro politico, risultano fondamentali per far pendere la bilancia a favore di scelte democratiche.

Per gli autori, i centristi sono gli unici ad avere sufficientemente a cuore la democrazia da metterla sempre al primo posto quando il loro candidato preferito la minacci. E questo perché «tendono anche a essere moderati».

Sull’immigrazione, ad esempio, i centristi svedesi non sono risultati così ferventi come gli elettori dei partiti di destra e come i disimpegnati e sono risultati sempre disposti a scendere a compromessi rispetto ai loro interessi quando è in gioco la democrazia. Quando il centro regge – sostengono gli autori – gli aspiranti autocrati falliscono.