L’inquilinaGiorgia Meloni dice che il suo governo non è in continuità con quello di Draghi

In una lunga intervista al Sole 24 Ore, la premier promette che il 2023 sarà l’anno delle riforme, compresa quella fiscale. Annuncia nuovi tagli al cuneo, la sostituzione del reddito di cittadinanza con una nuova misura anti-povertà e la messa in sicurezza del debito con più titoli di Stato detenuti dagli italiani

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

«Occorre rivoluzionare il rapporto tra fisco e contribuente e fare in modo che l’evasione si combatta prima ancora che si realizzi». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una lunga intervista al Sole 24 Ore, annuncia che la prossima legge delega sul fisco toccherà «tutti i settori della fiscalità» e «metterà al centro anche i dipendenti e i pensionati, con misure ad hoc». E dice anche che con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sta lavorando per mettere al sicuro il debito pubblico, aumentando il numero di italiani che detengono titoli di Stato e riducendo la dipendenza dai creditori stranieri.

L’intervista con il direttore del Sole Fabio Tamburini è l’occasione per fare un bilancio dei cento giorni di governo. Meloni dice che non si sente in continuità con il governo Draghi: «Questo è un governo politico scelto dai cittadini, sostenuto da una maggioranza politica e con un programma votato dagli elettori. Un governo che gli italiani hanno voluto per segnare una netta discontinuità con chi ci ha preceduto a Palazzo Chigi. E i provvedimenti che abbiamo adottato, penso per esempio alla revisione del reddito di cittadinanza o ai passi decisi sull’indipendenza energetica con lo sblocco per la produzione di gas nazionale, lo dimostrano. Scelte qualificanti dal punto di vista della politica economica, perfettamente in linea con il nostro programma e che danno stabilità per la ripresa».

Sul cuneo fiscale, Meloni dice che vuole continuare a tagliarlo, «compatibilmente con le risorse disponibili». Sul reddito di cittadinanza, dice che «è una misura che ha fallito tutti gli obiettivi per i quali era nata. Non ha abolito la povertà e non ha creato posti di lavoro. Abbiamo deciso di sostituire il reddito di cittadinanza con misure concrete di contrasto alla povertà e, separatamente da queste, di rafforzare le politiche attive del lavoro». E, fermo restando la tutela di chi non è in grado di lavorare, «stiamo lavorando per costruire un nuovo strumento che accentuerà il concetto di inclusione attiva e che sostituirà e migliorerà le politiche attive del lavoro, anche alla luce della nuova programmazione delle politiche di coesione 2021-2027».

Sul debito pubblico, la premier dice che vuole «ridurre la dipendenza dai creditori stranieri, aumentando il numero di italiani e residenti in Italia che detengono quote di debito. Mi faccia aggiungere un elemento: l’unica strada per rendere sostenibile un debito elevato come il nostro è la crescita economica, non le politiche di cieca austerità viste negli anni passati».

Per Meloni la lotta all’evasione fiscale «deve diventare internazionale». Mentre sulla famiglia «bisogna sostenere il lavoro femminile e investire in tutti quegli strumenti utili, sia pubblici che privati, di conciliazione vita-lavoro. A partire dal potenziamento degli asili nido». Sul fisco invece il governo lavora alla legge-delega: «Punteremo di più sugli strumenti in grado di favorire l’adempimento spontaneo. Per le piccole e medie imprese con l’istituzione di un concordato preventivo biennale. Le agenzie fiscali con tutte le banche dati che hanno a disposizione possono tranquillamente stimare il reddito delle imprese con cui potranno sedersi a tavolino e dire loro: “Tu per due anni paghi quel dovuto e se fatturi di più non mi dai nulla, in cambio non ti sottopongo a controlli”. Se il contribuente rifiuta sarà soggetto a verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate».

Su lavoro e istruzione Meloni punta alla «formazione sia nell’ambito delle discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) che nei settori di eccellenza della manifattura italiana». Infine, la promessa: «Il 2023 dev’essere l’anno delle grandi riforme che l’Italia aspetta da anni ma che nessuno ha avuto il coraggio di fare. È arrivato il tempo di una riforma fiscale che costruisca un nuovo rapporto tra lo Stato e i contribuenti, di una riforma della burocrazia che la faccia ritornare al servizio di famiglie e imprese e di una riforma della giustizia che garantisca certezza del diritto e certezza della pena. Senza dimenticare l’avvio di un grande processo di riforma per rendere le nostre istituzioni più moderne ed efficienti, mettendo insieme presidenzialismo e autonomia».

Tra un annuncio e un altro, la premier dice anche che il momento più bello di questi primi cento giorni a Palazzo Chigi è stata la cattura di Matteo Messina Denaro. Mentre il potere «è seducente e tenta di ammaliarti in ogni momento. La sfida quotidiana è rimanere con i piedi ben piantati per terra».

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