Multimediale è meglioIl flagship project dell’anno è bresciano e parla di Risorgimento

La componente digitale del “nuovo” museo del Risorgimento di Brescia è trattata come una vera e propria collezione. L’obiettivo è far comprendere come il nostro passato sia intimamente connesso ai grandi fenomeni contemporanei, europei e globali

Courtesy of Fotostudio Rapuzzi

Reperti storici, certo. Opere d’arte, senza dubbio. Ma vuoi mettere l’appeal di un museo che esibisce una serie di apparati multimediali per approcciare un tema non facile come quello del Risorgimento? Succede nel rinnovato (sarebbe meglio dire “nuovo”) museo del Risorgimento di Brescia che ha (ri)aperto le sue porte il 29 gennaio per “dare il la” alle celebrazioni nell’anno in cui la Leonessa d’Italia, insieme a Bergamo, diventa Capitale Italiana della Cultura. 

Un’operazione audace per certi versi, ma «la riapertura del museo del Risorgimento in modalità hi-tech – informa Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei – è il flagship project dell’anno e vede affiancati cimeli, lavori di grandi artisti (Appiani, Inganni, Wildt, solo per fare alcuni nomi) e installazioni digitali». Il museo ha ritrovato la sua sede all’interno del Castello, negli spazi del Grande e Piccolo Miglio (un tempo, depositi delle granaglie all’interno della fortezza veneziana) completamente ripensati e ristrutturati per ospitare oltre alle raccolte storiche anche una collezione digitale e multidisciplinare di media diversi. 

Ph. Alberto Mancini

Il tutto, assicurano i curatori, con lo scopo di parlare a un pubblico sempre più vasto, dagli addetti ai lavori ai turisti per caso ai ragazzi della Generazione Alpha. Forse chi si aspetta di trovare un percorso didascalicamente cronologico può rimanere deluso: negli spazi del museo, infatti, grande e piccola storia si incontrano, battaglie ed eroi si mescolano con i racconti di vita quotidiana, con le vicende di attualità e di cronaca, con le voci dei protagonisti, con le ricostruzioni multimediali. 

L’approccio è fortemente narrativo, certo, ma lo scopo è anche quello di leggere e interpretare la contemporaneità partendo dalla conoscenza del passato. Nelle otto sezioni del museo, ognuna pensata come una piccola wunderkammer, ognuna intitolata a una parola chiave – Rivoluzione, Dissenso, Insurrezione, Guerra, Unità, Partecipazione, Mito, Eredità –  è stato scelto di prendere le distanze dalla retorica, dalle autocelebrazioni e dalla mistica risorgimentale.

Combattimento in piazzetta dell’Albera (31 marzo 1849), di Faustino Joli

L’obiettivo? Privilegiare un’ambientazione ludica e una interazione dinamica che – spiega  ancora Karadjov – «permettono di esplorare, per esempio, la biografia dei garibaldini bresciani, la toponomastica o le date dell’indipendenza con l’ausilio di stratagemmi come la grande stanza immersiva dedicata alle Dieci Giornate di Brescia. Tutto è finalizzato a far comprendere come il nostro passato sia intimamente connesso ai grandi fenomeni contemporanei europei e globali, si tratti dell’impatto della guerra o della legittimità delle proteste dei Fridays for future». 

I nuovi apparati multimediali sembrano essere stati studiati non solo per integrare la narrazione, ma anche per fornire nuovi strumenti didattici e divulgativi. La componente digitale, infatti, è trattata come una vera e propria collezione, che possiede la stessa dignità estetica, scientifica e narrativa degli oggetti fisici e si compone di slideshow in loop, raccolte di immagini a rotazione che servono ad ampliare il racconto storico, pannelli di datatelling, tracce musicali che si attivano grazie a sensori di prossimità, un Atlante del Risorgimento, finalizzato a ricostruire le vicende storiche che a partire dal Settecento hanno condotto all’attuale configurazione geopolitica europea e infine sei installazioni multimediali, dislocate in parti differenti del percorso, tra cui un curioso totem che permette di visualizzare la toponomastica dedicata in Italia ai protagonisti e ai più celebri eventi del Risorgimento. 

Courtesy of Civici Musei di Brescia – Fondazione Brescia Musei

Infine, tra gli strumenti digitali disseminati nel museo, ci sono le Prove di Risorgimento attivabili alzando un microtelefono, in cui importanti  testi letterari, cronachistici e politici del tempo sono interpretati da Gioele Dix e dagli attori della Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Ognuno all’interno del museo può costruirsi il suo personalissimo percorso emozionale tra memorabilia garibaldine, canti patriottici, busti dei Padri della Patria, divise ed armi senza seguire schemi legati strettamente all’epopea risorgimentale.  

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