Sussulto dell’universoFabienne Verdier usa l’arte per studiare le leggi che regolano il cosmo

Riflessioni cosmiche della pittrice francese classe 1962, protagonista di un libro e di una mostra (fino al 27 marzo al Musée d’Unterlinden di Colmar, in Francia) in armonia con le leggi della natura

Fabienne Verdier

«Le stelle sono i nostri antenati e l’origine è davanti a noi: noi siamo polvere di stelle», dice la pittrice Fabienne Verdier. E, come fossero stelle che muoiono prendendo la forma di un anello di gas avvolto dal colore, i quadri “cosmici” dell’artista francese trovano unità e origine nella forma dell’arcobaleno. Sono nati così 78 dipinti che hanno dato vita alla serie Rainbows raccolta, infine, nel volume Fabienne Verdier The Song of Stars/Le chant des étoiles, edito da 5 Continents Editions, che accompagna l’omonima mostra personale al Museo Unterlinden di Colmar (fino al 27 marzo 2023). Una mostra che è un incontro: quello di Verdier con le collezioni di arte antica e moderna del museo e soprattutto con lo spazio architettonico – rivisitato da Herzog & de Meuron – che le accoglie.

Avana di Fabienne Verdier

L’artista ha stabilito un legame profondo tra la sua installazione monumentale e l’Altare di Isenheim di Matthias Grünewald (1480-1528), ospitato nel museo, prendendo spunto dallo spettro cromatico e dall’aura di luce che connotano la pittura del maestro tedesco. Ne è derivata una riflessione su luce, ritmo, musica e spiritualità. Verdier ha studiato a fondo la Resurrezione di Grünewald (ne ha una copia a grandezza naturale nel suo atelier). Ma ha anche interpellato gli astrofisici per conoscere i segreti delle stelle che muoiono e si trasformano, approdando a una propria idea di aldilà, di luce, di colore e di rinascita.

Il libro “The song of stars” realizzato da 5 Continents Editions

I Rainbows evocano il ciclo infinito del cosmo e della vita, ma hanno ognuno un’identità: Verdier ha attribuito ai suoi dipinti nomi (più che titoli) tratti da tutte le lingue del pianeta, con significati legati al cielo o alla terra. La serie centrale nella grande installazione nell’Ackerhof – cappella contemporanea che fa da controcanto al gotico del museo – è un percorso ritmicamente digradante dal giallo intenso al viola, fino al blu scuro della sera. Un gigantesco Vortex salvifico, simbolo laico di resurrezione, è il culmine del cammino iniziatico proposto al visitatore nell’Ackerhof: un invito a riflettere sulla trascendenza e sul legame tra l’uomo e il cosmo, che si esplicita in un autentico “cantico delle stelle”.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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