Basta sottovalutare JoeSostenendo l’Ucraina Biden ha fatto coraggio all’Europa (e reso possibile la resistenza di Kyjiv)

L’America è tornata, era lo slogan del presidente, per essere non solo leader muscolare dell’Occidente, ma soprattutto partner affidabile delle democrazie che volessero restarlo. Oggi possiamo dire che è vero

Biden a Varsavia
Foto: Evan Vucci/AP Photo

In politica ci sono le parole, le analisi, persino le tifoserie. Poi, sullo sfondo, quasi sempre inascoltati pur nel loro gridare, ci sono i fatti. E i fatti sono che martedì a Varsavia c’era una piazza piena di giovani e di bandiere polacche, ucraine, americane ed europee ad ascoltare un leader americano che parlava.

L’ultima volta che un americano ha riempito una piazza europea era l’estate del 2008, e a parlare, a Berlino, c’era Barack Obama, all’epoca ancora semplice candidato ma già formidabile oratore.

Poi, per anni, più niente. Anzi, meno di niente, visto che nel 2016 è arrivato Donald Trump e i rapporti tra Stati Uniti ed Europa si sono fatti diffidenti, se non addirittura platealmente ostili.

Poi ancora, all’inizio del 2021, è arrivato Joe Biden, e le cose sono cambiate ancora. «America is back» fu una delle sue prime stentoree affermazioni da Presidente: l’America, intendeva dire Biden, non era più una nave senza nocchiero, guidata da un leader così insipiente da averla resa irrilevante. La versione politica di un culturista un po’ scemo.

L’America, diceva Biden, era tornata per essere non solo (e non tanto) leader muscolare dell’Occidente, ma anche e soprattutto partner affidabile delle democrazie che volessero restarlo. Oggi, due anni dopo quella affermazione un po’ da film di Biden, se guardiamo all’Ucraina, possiamo dire che è vero.

E possiamo dire che il vero asso nella manica di Joe Biden, fin da quando era un giovanissimo senatore del Delaware eletto contro tutti i pronostici contro un mammasantissima del partito repubblicano, alla fine degli anni Settanta, è sempre lo stesso: è sempre stato sottovalutato.

Sarà per i suoi modi un po’ impacciati, sarà per la balbuzie che sa di innocuità (grande asso nella manica dei balbuzienti, inclusa chi scrive), sarà per la propensione alla gaffe, sarà per il modo crudele in cui la vita lo ha suonato come un pugile (una moglie morta, una figlia morta ancora bambina, il figlio prediletto morto di tumore a 46 anni), sarà per l’età avanzata.

Sarà quel che sarà, ma in un modo o nell’altro, Joe Biden viene sempre sottovalutato. Dicono che è lento e rimbambito. Eppure – questo è divertente – chi glielo rimprovera, chi lo chiama «sleepy Joe» e gli dice di essere vecchio, in genere, sostiene o Trump o Bernie Sanders, che sono due suoi coetanei (anzi, no: Sanders è un po’ più anziano).

Ma mentre Biden lascia giocare i suoi detrattori con la sua anzianità, la sua lentezza, la sua balbuzie, come fossero un gatto con un gomitolo, i fatti lavorano per lui. Nessuno al di fuori dello Studio Ovale sa se il presidente si ricandiderà, né cosa farà nei prossimi mesi. Ma sappiamo cosa ha fatto sin qui.

E così, mentre i trumpiani si divertono con i complotti e i democratici più a la page sospirano rimpiangendo il cestista Obama o immaginando le nobili gesta del Comandante Sanders, Biden ha inanellato in pochi mesi la più imponente campagna di vaccinazione di sempre, la più importante legge sul clima mai licenziata negli Stati Uniti, la più incisiva legge sulle infrastrutture mai vista, un pacchetto di misure di ripresa dal CoVid che, da solo, vale più della somma dei più importanti legislativi di tutta l’era Obama, ha portato a casa una timidissima (ma tant’è) riforma sulle armi, ha cancellato parte del debito studentesco, ha portato la disoccupazione ai minimi dal 1969, ha avviato un piano di produzione di microchip in America, ha messo a segno la più rapida crescita economica dai tempi di Reagan, ha vinto le elezioni di Medio Termine al Senato.

Il tutto alle prese con le code del Coronavirus, un ambiente politico tossico e diviso, l’inflazione più alta dagli anni Settanta, gli strascichi della scellerata decisione (firmata da Trump) di lasciare l’Afghanistan e, ovviamente, la guerra.

Eppure proprio questa guerra, che altrove e per altri leader (vedi alla voce Scholz, Olaf) è stata occasione di esitazioni e tentennamenti, per Biden è stato il modo di dimostrare che era vero che «America is Back»: sostenendo l’Ucraina ha fatto coraggio all’Europa; sostenendo l’Europa ha reso possibile l’esistenza stessa, oggi, dell’Ucraina.

Ha preso, Joe Biden, l’Occidente atterrito e spaventato e lo ha tolto dal mirino ricattatore di Vladimir Putin, dandogli coraggio e gas. Ha trasformato l’Occidente diviso in un attore politico unico, efficace, concreto, coeso. Ha preso la guerra e ne ha fatto politica. Ha preso la politica e ne ha fatto identità comune. Ha preso una piazza di Varsavia e l’ha riempita.

Il tutto, ancora attorniato dalle alzate di sopracciglia di chi dice che è vecchio, lento, un po’ pippa a giocare a basket, mascalzone che ruba le elezioni e che comunque, maxima culpa, si impapera quando legge il gobbo. Già. Non come quel figo di Putin che l’altro giorno ha letto per due ore senza inciampare mai. Ma per favore.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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