Nel segno di Vittoria Arianna Occhipinti, la natural woman del vino italiano

Giovane ma con una vita nel mondo dell’enologia già alle spalle, questa vignaiola siciliana ha trasformato la sua attività vinicola in azienda agricola integrata dove pasta, vino e confetture nascono nel massimo rispetto dell’ambiente

Foto di Giuseppe Gallo su Unsplash

Vino, territorio, integrità, natura. Forse sono queste le principali parole che definiscono l’essenza di Arianna Occhipinti, la natural woman del vino in Italia, una delle più autentiche e celebri donne della viticoltura italiana. La sua cantina ha sede a Vittoria, in provincia di Ragusa, nella ormai famosa Strada Provinciale 68.

La sua avventura come vignaiola inizia molto presto: «Il vino è entrato nella mia vita quando avevo circa sedici anni. Mio zio Giusto, proprietario della cantina Cos, mi coinvolse per andarlo ad aiutare al Vinitaly. Per me significava saltare quattro giorni di scuola, per cui accettai. Arrivati a Verona, tutta la frizzantezza e l’entusiasmo negli scambi commerciali intorno al vino mi fecero gioire. Lì decisi di iniziare ad aiutare Giusto il fine settimana. Giorno dopo giorno mi sono appassionata sempre di più ai lavori di cantina, poi di vigna, così tanto da decidere di studiare enologia e viticoltura a Milano. Al terzo anno di università ho affittato il mio primo ettaro di terra, un gioco che è diventato ben presto realtà».

Da Milano al ritorno in Sicilia, una scelta istintiva e immediata: «Quando ti innamori di un territorio, crei un tuo legame con la terra, a volte viscerale, vuoi passarci più tempo possibile per conoscerlo, ascoltarlo, interpretarlo. A Milano, dove ero andata a studiare, ho iniziato ad avere nostalgia dei Monti Iblei, delle contrade di Vittoria».

Arianna Occhipinti ha avviato la sua azienda con un ettaro di terreno coltivato a Nero d’Avola e Frappato, in contrada Fossa di Lupo, negli anni ha recuperato piccole vigne in diverse contrade, ampliando il suo progetto agricolo fino a comprendere «altre colture che potessero incrementare la biodiversità». E la biodiversità è il tema centrale della sua azienda agricola: mantenere l’equilibrio «tra piante, animali, piccoli organismi e la natura intera è il nostro obbiettivo. Ci sentiamo custodi di questo luogo al Sud della Sicilia, tra le sue sabbie rosse, il calcare e i muretti a secco. Terre che guardano e ascoltano il Mediterraneo. Crediamo nel dialogo tra le diverse colture come si faceva da sempre nella nostra tradizione agricola», si legge sul sito Orto e Dispensa, il progetto che lega ancor più indissolubilmente Arianna alla sua Vittoria. «Vittoria si trova in una posizione elitaria rispetto a tanti altri luoghi, qui la calura mediterranea dello scirocco è preservata dai Monti Iblei e rinfrescata dal maestrale proveniente da Nord Ovest». È questo angolo di mondo che Arianna vuole custodire e sostenere.

Erbe aromatiche spontanee, mandorli e carrubi, alberi di ulivo, ma anche l’orto, e poi alberi da frutto, pere, arance, mandarini, cedri per la produzione di marmellate e confetture. Il grano antico, la Tumminia, per la produzione di farina, pasta e biscotti. Il rapporto con gli artigiani e gli agricoltori locali per la trasformazione di questi prodotti. Per la sua cantina, Arianna ha optato per la filosofia di azienda agricola integrata, affiancando al proprio core business, in vino, altre produzioni, nel segno della biodiversità: oggi l’azienda conta ventidue ettari di terreno, tra vigneti e frutteti, e comprende, in contrada Fossa di Lupo e Piraino, suggestivi appezzamenti suddivisi dai tradizionali muretti a secco, dove si coltivano i vitigni tipici della zona, il Frappato, il Nero d’Avola, il Cerasuolo di Vittoria e lo Zibibbo. «Prima con sovesci in vigna, poi con alberi di ulivo, il pereto di Chiaramonte, l’agrumeto, l’orto di Bombolieri e il grano antico di Tumminia. L’attenzione alla biodiversità è una parte fondamentale della nostra agricoltura, senza la quale, il vino, che rimane il cuore pulsante dell’azienda, non sarebbe lo stesso».

Il vino di Arianna Occhipinti è un vino umano, che parla in prima persona di chi lo produce, «Un vino che racconta il territorio da cui proviene e rispecchia le varie stagione dell’anno. E questo è possibile solo attraverso i vini naturali, che sono indissolubilmente legati ad un territorio di origine. Rispettiamo la naturale evoluzione del vino, che viene accompagnato con precisione e rispetto, senza l’utilizzo di additivi chimici sia in vigneto che in cantina. Attraverso metodi biologici e biodinamici, riusciamo a prenderci cura della natura che ci circonda, cercando di produrre con la massima qualità».

Arianna, sebbene sostenuta da un efficientissimo staff, si occupa in prima persona di tutto il ciclo produttivo, mettendo a frutto gli studi milanesi: in vigna, in cantina, è esperta di agricoltura ed enologia, ma è anche l’amministratrice e il volto della comunicazione dell’azienda.
La sua storia e la sua concezione del vino le ha raccontate in un libro, che potremmo definire quasi un romanzo di formazione, “Natural woman”, edito da Fandango qualche anno fa. Nel libro delinea la sua concezione del vino, dell’agricoltura, della sostenibilità: ricorda della delusione una volta iniziati gli studi di enologia, dell’accusa di esoterismo del prof. Attilio Scienza, della famosa lettera a Veronelli, un inno alla terra contro la «Falsa enologia appesantita da un evidente piede industriale».

Arianna è una donna determinata, tenace, con una visione chiara di ciò che vuole per sé stessa, la sua attività, la sua terra. È un’icona. Per la Sicilia, per la provincia di Ragusa, per Vittoria, un volano di crescita. «Oggi più che mai cerco di avvicinarmi alla comunità locale. Le porte della mia azienda agricola sono sempre aperte e cerco anche di formare e sensibilizzare rispetto ai temi che più mi stanno a cuore. Vittoria è un luogo che ha fortemente bisogno di un pensiero sensibile, e spero che la mia azienda possa rimanere sempre “dibattito aperto” per questo».

Ha ribaltato ogni pronostico e dubbio di impossibilità di riuscita. Ha mostrato una via, indicato una strada: «Ad essere sincera non ho mai avuto dei problemi legati al fatto di essere donna. Probabilmente il problema più grosso è stato avere ventun’ anni e confrontarsi con gente molto più grande di me». Ma dai suoi esordi a oggi il mondo dell’enologia è cambiato, ormai sono tanti i giovani che ritornano alla terra, molti con idee innovative, tutti profondamente attenti alla sostenibilità della propria produzione, all’ambiente. «Oggi nessuno può esimersi dal fare considerazioni e rivalutazioni dei processi produttivi, e portarli sempre più verso un modo sostenibile di agire e di produrre. I giovanissimi di oggi hanno a cuore queste tematiche e sono fiduciosa che nei prossimi anni qualcosa possa ulteriormente migliorare. Riuscire a usare oggi la tecnologia nella giusta maniera rappresenta un aiuto imprescindibile, ma l’importante è mantenere le tradizioni e la parte artigiana del nostro lavoro».

E il futuro, cosa vuole che le riservi? «Mi sono riproposta di iniziare a godere maggiormente delle belle cose che mi circondano. Sono stati anni intensi, sto cercando di aprirmi sempre di più a una squadra con cui poter condividere questo lavoro meraviglioso. Mi piace l’idea di rimanere aperta e attiva al cambiamento. Il mondo del vino, come la vita, è in continua evoluzione. Sperare di poterne fare ancora parte mi conforta, mi conforta sapere di poter crescere e trasformarmi attraverso il vino, nella mia terra, come donna».

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