Risorsa sprecataIl dramma irrisolto del “water service divide”

I nuovi dati Istat, pubblicati in occasione della Giornata mondiale dell’acqua (22 marzo), confermano il profondo divario tra Nord e Sud (isole comprese) in termini di carenza e qualità delle infrastrutture idriche, oltre che a livello di manutenzione. Problematiche ancor più evidenti nel pieno di una siccità aggravata dalla crisi climatica

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L’inefficienza della rete idrica italiana è purtroppo sotto gli occhi di tutti, ed è un problema che va a sommarsi a una siccità che sta colpendo soprattutto il Nord e il Centro: attualmente la situazione più critica, secondo l’Ispra, si osserva nei distretti del fiume Po, delle Alpi orientali, dell’Appennino settentrionale e dell’Appennino centrale.

Al contempo, però, la carenza di infrastrutture e la scarsa manutenzione sono due questioni che continuano a investire soprattutto le Regioni meridionali e le isole. È il tema del “water service divide”: parlando di qualità del sistema idrico, si evidenzia un netto divario tra Nord e Sud, rimarcato dagli ultimi dati Istat (riferiti al periodo 2020-2022) pubblicati in occasione della Giornata mondiale dell’acqua 2023 (22 marzo). 

Fonte: istat.it

L’adozione di misure restrittive nell’erogazione idrica, si legge nel report, «è legata alla obsolescenza dell’infrastruttura, soprattutto nel Mezzogiorno, a problemi di qualità dell’acqua per il consumo umano e ai sempre più frequenti episodi di riduzione della portata delle fonti di approvvigionamento, a causa del cambiamento climatico, che rendono insufficiente la disponibilità della risorsa idrica in alcune aree del territorio». 

Dai nuovi dati Istat emerge che, nel 2021, le misure di razionamento idrico sono adottate in quasi tutti i capoluoghi della Sicilia (tranne Messina e Siracusa) e in tre della Calabria (Reggio Calabria, Cosenza e Crotone). A Catania, per esempio, la distribuzione dell’acqua è stata sospesa a circa 17.400 persone per quattordici giorni nell’arco dell’anno, interessando il 5,8 per cento dei residenti (0,3 per cento nel 2020). A Ragusa, invece, è stata ridotta per sessanta giorni e sospesa per quindici. 

Il “water service divide” si concretizza anche a livello di allacciamento alla rete fognaria pubblica. Questo servizio è assente in quaranta Comuni italiani, dove risiedono 386mila abitanti (0,7 per cento della popolazione), situati soprattutto in Sicilia (venticinque comuni). In questi centri, scrive l’Istat, «ogni edificio è generalmente dotato di sistemi autonomi di smaltimento dei reflui, mentre in alcuni casi la rete fognaria è presente ma non in esercizio, poiché non ancora collegata a un depuratore». La Sicilia, inoltre, è la Regione italiana con la peggior copertura del servizio pubblico di fognatura: 77,2 per cento dei residenti. A livello provinciale, Catania è all’ultimo posto con il 35,9 per cento. 

In più, sono soprattutto al Sud i centri abitati privi di servizi di depurazione. Questi, secondo l’Istat, sono assenti in duecentonovantasei Comuni (3,7 per cento). E il 67,9 per cento di questi Comuni (duecentouno) è localizzato nel Mezzogiorno. Parliamo soprattutto di Sicilia, Calabria e Campania, dove è coinvolto rispettivamente 13,1 per cento, 5,3 per cento e 4,4 per cento della popolazione. 

Fonte: istat.it

In questi Comuni, sottolinea l’Istat, «in diversi casi sono presenti gli impianti, ma risultano inattivi poiché sotto sequestro, in corso di ammodernamento o in costruzione. Sono comuni con ampiezza demografica medio/piccola, nel 74,3 per cento dei casi localizzati in zone rurali o scarsamente popolate». E non è tutto, perché più di un terzo degli impianti di depurazione dei reflui urbani è concentrato nel Nord-Ovest del nostro Paese. 

In generale, i nuovi dati confermano una frammentazione drammatica a livello di gestione ed efficienza della rete idrica italiana, che è notoriamente un colabrodo. I numeri sulle perdite d’acqua sono emblematici: nel 2020, i valori più alti sono stati rilevati nei distretti di Sicilia (52,5 per cento) e Sardegna (51,3 per cento), seguiti dai distretti Appennino meridionale (48,7 per cento) e Appennino centrale (47,3 per cento).

In nove Regioni le perdite totali in distribuzione risultano superiori al quarantacinque per cento, con i valori più alti in Basilicata (62,1 per cento), Abruzzo (59,8 per cento), Sicilia (52,5 per cento) e Sardegna (51,3 per cento). Si perde, sottolinea l’Istat, almeno il cinquantacinque per cento del volume immesso in rete in ben venti Province che, ad eccezione di Belluno e La Spezia, sono situate nel Centro e nel Sud.

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