Tasselli greenGli obiettivi Ue di efficienza energetica e la riforma del mercato elettrico europeo

Il Parlamento europeo vara l’aggiornamento della direttiva sulla classe energetica degli edifici che punta a migliorare la condizione degli immobili (pubblici e privati), mentre la Commissione presenta il piano per tutelare i consumatori contro la volatilità delle bollette e renderli meno dipendenti dalle fonti fossili

Foto Cecilia Fabiano/LaPresse

Nel giorno in cui la Commissione europea ha presentato la sua ricetta per riformare il mercato elettrico dell’Ue, promuovendo contratti stabili e meno volatili che spronino le rinnovabili per svincolarci dai combustibili fossili, il Parlamento europeo ha varato la sua posizione sulla cosiddetta «direttiva Case green».

Nuovi edifici a emissioni zero
Più ristrutturazioni, meno consumi energetici (e quindi meno emissioni). Il Parlamento europeo ha approvato (con 343 voti favorevoli, 216 contrari e 78 astensioni) il mandato negoziale sulla proposta di revisione della direttiva sulle prestazioni energetica nell’edilizia. Tra gli altri obiettivi, c’è promuovere la riqualificazione degli immobili inefficienti sotto questo profilo e migliorare la condivisione delle informazioni.

In base al testo – su cui ora saranno avviati i negoziati con i governi dei ventisette Stati membri in seno al Consiglio – tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2028. La scadenza è anticipata al 2026 per le costruzioni occupate, gestite o possedute dagli enti pubblici. Dovranno, se possibile dal punto di vista tecnico ed economico, anche istallare pannelli solari entro il 2029, termine che slitta al 2023 nel caso delle ristrutturazioni da parte dei privati.

L’edilizia residenziale dovrà raggiungere almeno la classe di prestazione energetica E entro il 2030 e quella D entro il 2033. Per gli immobili non residenziali e quelli pubblici gli stessi target dovranno essere raggiunti tre anni prima (2027 per la classe E, entro il 2030 quella D). Vista la diversa situazione degli Stati membri, nella classificazione energetica, che va dalla lettera A alla G, la classe G dovrà corrispondere al quindici per cento degli edifici con le prestazioni energetiche peggiori di ogni Paese.

Gli interventi dovranno scattare all’ingresso di un nuovo inquilino, oppure al momento della vendita o della ristrutturazione dell’edificio. Ciascuno Stato membro potrà fissare le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi nei rispettivi piani nazionali, nonché le deroghe per escludere immobili protetti per il loro valore architettonico o storico; gli edifici utilizzati temporaneamente, chiese e luoghi di culto.

Le esenzioni potranno essere estese all’edilizia sociale pubblica in cui le ristrutturazioni comporterebbero aumenti degli affitti non compensati da maggiori risparmi sulle bollette. Ai Paesi sarà consentito, per una percentuale limitata, adeguare i nuovi obiettivi in funzione della fattibilità economica e tecnica delle ristrutturazioni e della disponibilità di manodopera qualificata.

La riforma (green) del mercato dell’elettricità
La Commissione europea ha invece presentato una proposta di riforma del mercato dell’elettricità, per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili (che deve triplicare entro questo decennio perché restino alla portata gli impegni del Green Deal) e abbattere l’utilizzo del gas, insieme alla quota di corrente prodotta con i combustibili fossili i cui prezzi volatili incidono sulle bollette.

Attraverso la riforma di più pezzi della legislazione europea – da discutere all’Europarlamento e infine in Consiglio – Bruxelles vuole incentivare i contratti a lungo termine e promuovere soluzioni flessibili e, soprattutto, pulite in grado di essere competitive rispetto al metano. Una competizione equa e aperta a livello europeo potrebbe infine migliorare la trasparenza tra le offerte.

Lo scopo della Commissione è accrescere il potenziale di scelta dei cittadini: prima di sottoscrivere un contratto di fornitura, dovranno avere chiare le condizioni e avere la possibilità di optare per prezzi più stabili sul lungo periodo, senza venire penalizzati però quando il costo dell’energia scende. Gli Stati membri dovranno individuare anche dei fornitori d’emergenza, per evitare che i consumatori possano restare senza corrente.

In caso di crisi, i governi potranno estendere il regime tutelato a famiglie e piccole e medie imprese. I privati che hanno installato pannelli solari potranno rivendere l’energia in eccesso ai loro vicini di casa, non solo al provider. «Proponiamo misure che rafforzeranno la stabilità e la prevedibilità dei costi dell’energia in tutta l’Ue», ha detto la commissaria europea all’Energia Kadri Simson.

«Le rinnovabili sono il nostro viatico per la sovranità energetica – ha aggiunto Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione con delega al Green Deal europeo – e per terminare la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Dobbiamo aggiornare il nostro assetto di mercato per assicurare che questa transizione avvenga il più velocemente possibile».

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