Un secolo di minaccePer l’Europa dell’Est la cortina di ferro non è mai caduta, si è soltanto spostata

L’invasione russa dell’Ucraina ricalca il copione di quella nazista della Polonia, ma gli alleati hanno imparato gli errori di allora e non hanno abbandonato il Paese aggredito. Per Varsavia (e in futuro Kyjiv) l’ingresso nella Nato e nell’Ue è la rassicurazione di non essere mai più soli di fronte alle mire russe

Bandierine polacca, americana e ucraina in occasione del comizio a Varsavia del presidente Biden
AP Photo/Alastair Grant

Da qualsiasi parte si guardi la storia dell’Europa, la Polonia è sempre presente, ed è stata costantemente un centro di sofferenza e di indomabile resistenza. […] Per capire la guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina, è il caso di guardare con attenzione a quello che è accaduto in Polonia nel 1939: è un copione con altri personaggi, ma che si ripete, e se l’attacco congiunto di Hitler e Stalin contro Varsavia ricorda quello, iniziato il 24 febbraio 2022, di Mosca contro Kiev è perché le cose in comune non sono poche.

La campagna di Hitler contro la Polonia era iniziata rivendicando la protezione dei cittadini tedeschi rimasti, dopo la Prima guerra mondiale, sotto le autorità polacche, soprattutto di quanti vivevano a Danzica, città libera ma sotto la giurisdizione del ministero degli Esteri di Varsavia.

L’invasione del paese fu preceduta da una delle prime operazioni false flag della storia, un’espressione (falsa bandiera) che indica atti di sabotaggio e macchinazioni per far ricadere su altri la responsabilità del casus belli, divenuta molto nota proprio con la guerra della Russia all’Ucraina, quando si pensava che Mosca stesse cercando di creare un pretesto per invadere Kiev.

I nazisti studiarono a lungo l’operazione false flag da mettere in atto per attaccare la Polonia. Alcuni tedeschi vestiti con uniformi polacche assaltarono la stazione radio di Gleiwitz allora in Germania, oggi Gliwice in Polonia, uccisero alcune guardie di frontiera e dai microfoni dell’impianto diffusero un messaggio alle minoranze polacche, incitandole a prendere le armi contro i tedeschi. Il giorno dopo, 1° settembre, il più potente e moderno esercito dell’Europa dell’epoca entrò in Polonia, con il proposito di portare a termine una guerra lampo.

In due giorni distrusse l’aviazione polacca, e l’esercito di Varsavia che si era ammassato alla frontiera reagì con il suo fiore all’occhiello: la cavalleria. Questo episodio di grande eroismo, pur venato di mitologia, aiuta a capire quanto i polacchi fossero determinati a rischiare il tutto per tutto pur di salvaguardare l’indipendenza appena conquistata. Se poi si siano lanciati con la cavalleria contro i mezzi corazzati nazisti perché effettivamente fossero convinti di avere qualche chance o perché, pur di non perdere la libertà, erano pronti a farsi massacrare, questo non si saprà mai. Fatto sta che questo episodio rimane tra i più memorabili della guerra.

La Polonia inoltre era aggredita da tutti i lati: mentre i tedeschi divoravano l’ovest del paese, annettendo e occupando, i sovietici avevano iniziato la loro avanzata da est adducendo come pretesto la protezione delle minoranze ucraine e bielorusse maltrattate dal governo polacco allo sbando.

Quando Putin ha attaccato l’Ucraina, ha usato una motivazione simile: salvare le minoranze russe, vittime delle violenze del governo di Kiev. I polacchi di allora, però, erano stati abbandonati dai propri alleati, che non avevano ascoltato le richieste di aiuto di Varsavia e avevano sottovalutato la pericolosità e la determinazione del regime nazista. Un errore che non è stato commesso nei confronti degli ucraini. […]

La Polonia è sempre stata certa di essere la frontiera dell’Europa, dell’atlantismo e anche della cristianità, e il fatto che la storia entri anche nelle campagne elettorali, sia materia di dibattito e l’attuale partito al governo, il PiS, la manipoli contro gli avversari indica quanto per i polacchi sia importante.

L’ingresso prima nella NATO e poi nell’Unione europea ha rappresentato per Varsavia la rassicurazione che non sarebbe più stata sola di fronte alla minaccia russa e di essere entrata a far parte del mondo al di là della cortina di ferro, che per i paesi dell’Est europeo non è mai caduta, si è soltanto spostata.

Da “La cortina di vetro” di Micol Flammini, 228 pagine, 14,50 euro.

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