Un lago NatoEstonia e Finlandia consolidano la loro alleanza sul Baltico

Con l’ingresso di Helsinki nell’Alleanza Atlantica, l’allineamento sulla formula «1+1=3» diventa ancora più forte. Vengono integrate le loro difese costiere: in futuro potranno chiudere il Golfo alle navi nemiche, come a quelle russe basate a Kaliningrad (che transitano da lì)

Una nave da guerra estone
Foto Kaitseväe Peastaap

L’alleanza tra Estonia e Finlandia non è cosa nuova. In questi anni, la cooperazione ha lavorato in vari settori, come i trasporti e l’energia: un esempio è il collegamento Helsinki-Tallinn, alimentato a idrogeno e con dieci milioni di pendolari all’anno, ora esteso via Riga. Allo stesso modo, Finlandia ed Estonia hanno puntato su un terminale Gnl galleggiante per garantire l’approvvigionamento di gas durante questo inverno.

Nell’ambito dell’Ue, la cooperazione si è sviluppata anche riguardo il conflitto ucraino: lo scorso settembre l’allora Primo Ministro finlandese Sanna Marin e la leader estone Kaja Kallas, ad esempio, avevano chiesto congiuntamente ai Paesi europei di non rilasciare più visti turistici ai cittadini russi.

Sintonie baltiche
A livello di politiche europee, infatti, l’Estonia si è sempre orientata più verso la Finlandia che verso i suoi vicini baltici. Il rapporto tra Helsinki e Tallin è stato in costante ascesa negli ultimi mesi, come nel caso del seminario sulla cooperazione tra Finlandia ed Estonia presso la House of the Estates di Helsinki tenutosi nel novembre scorso, a cui avevano preso parte Marin e Kallas. All’evento avevano partecipato anche altri ministri finlandesi ed estoni.

Il seminario ha approfondito le modalità di sviluppo della cooperazione pratica tra Finlandia ed Estonia, offrendo raccomandazioni sullo sviluppo futuro della relazione tra i due Paesi in settori quali l’economia, la transizione verde, la cooperazione digitale, la cultura e l’istruzione.

Finlandesi ed estoni sono storicamente legati dalla lingua e dalla cultura, e il mondo ora offre nuove opportunità per una cooperazione sempre più ampia. I due Stati hanno commissionato un rapporto sulle opportunità di sviluppo in occasione del centesimo anniversario delle relazioni diplomatiche. È stato condotto dagli ex ministri finlandese Anne-Mari Virolainen ed estone Jaak Aaviksoo, con il sostegno dell’Istituto finlandese per gli affari internazionali (Fiia) e dell’Istituto di politica estera estone (Efpi).

Più della somma delle parti
La tendenza alla cooperazione è stata accelerata da quando l’Estonia ha aderito all’Unione Europea nel 2004. Sulla base di una lunga storia di contatti culturali, economici e politici, si è provato a immaginare e racchiudere la futura cooperazione strategica dei due paesi nel motto: 1+1=3, ovvero un risultato che va oltre le singole nazioni.

Lavorando insieme, Estonia e Finlandia non solo trarranno benefici reciproci (uno più uno) aumentando la competitività e sostenendo i cittadini, ma offrendo anche un valore aggiunto ai partner (così la somma fa tre). Questa visione punta a costruire un hub per la cooperazione digitale, combinando la centralità dell’aeroporto di Helsinki per gli scali globali e l’attrattiva di Tallinn nel settore digital e startup.

Uniti contro le minacce russe
A conferma di questa vicinanza, è arrivato il caldo benvenuto di Kaja Kallas all’ingresso della Finlandia nella Nato: secondo la leader, l’adesione finlandese è stata un momento storico per il Paese scandinavo, per la regione del Mar Baltico e per l’Alleanza in generale.

«Questo è un giorno importante anche per l’Estonia. Estonia e Finlandia sono sempre state unite da una forte amicizia e ora siamo anche alleate nella Nato. Questo rafforzerà la nostra sicurezza comune e quella dell’intera regione euro-atlantica», ha dichiarato Kallas. «L’adesione ci darà nuove opportunità per approfondire la nostra cooperazione bilaterale in materia di difesa. La collaborazione tra i nostri paesi è più stretta che mai».

Kallas ha affermato che la Russia è la più grande minaccia per l’Alleanza atlantica e che bisogna prepararsi a un lungo confronto. «Nell’ultimo anno, la Nato ha compiuto passi sostanziali per adattarsi alla nuova situazione e rafforzare la sicurezza degli alleati. L’adesione della Finlandia e l’allargamento della Nato dimostrano che l’Alleanza sta svolgendo un ruolo chiave nella regione euro-atlantica», ha chiarito la leader estone.

«Spero che anche il processo di adesione della Svezia proceda rapidamente e che presto potremo dare il benvenuto a Stoccolma come membro della Nato».

Cos’è il «lago Nato»
Un’area in cui l’adesione della Finlandia alla Nato avrà un effetto drastico è il Mar Baltico settentrionale, compreso il Golfo di Finlandia. Helsinki e Tallinn nel 2022 hanno raggiunto un accordo che vedrà le rispettive marine militari integrare le loro difese costiere in modo da coordinarle meglio e chiudere il golfo alle navi nemiche.

La regione ospita alcune delle rotte marittime più trafficate del mondo, tra cui traghetti civili, esportazioni di petrolio e gas e altre navi mercantili. Dal punto di vista russo, è anche la porta d’accesso agli oceani nonché la rotta di transito per le navi militari che transitano tra le principali basi della flotta russa del Baltico, compresa l’exclave di Kaliningrad.

Molti analisti, infatti, hanno parlato della nascita di un «lago Nato» nel Mar Baltico all’indomani dell’adesione finlandese all’alleanza. L’accordo sull’integrazione delle difese costiere rappresenta un duro colpo per le ambizioni russe in caso di guerra tra la Russia e l’Alleanza.

L’incubo zarista, un secolo dopo
La mossa permette a Finlandia ed Estonia di controllare le rotte marittime nell’area, trasformando il Baltico in un presidio Nato. «Abbiamo esperienza, storicamente, di come finlandesi ed estoni si siano aiutati a vicenda in tempo di guerra, ma i piani di cooperazione in una situazione simile oggi potrebbero essere molto più chiari», ha detto Kallas qualche mese fa.

E pensare che il primo Paese a cercare di chiudere il Golfo di Finlandia fu la Russia zarista, quando Nikolai II ordinò la costruzione di artiglierie costiere su entrambe le sponde del golfo per poter proteggere la capitale russa dopo il disastro di Tsushima.

Dopo la caduta dello zar e l’indipendenza di Estonia e Finlandia all’indomani della Prima Guerra Mondiale, la maggior parte di questi impianti passò nelle mani delle nuove nazioni indipendenti che, negli anni tra le due guerre, tennero colloqui segreti sulla possibilità di una difesa costiera integrata. I colloqui alla fine si arenarono e l’occupazione sovietica degli Stati baltici dopo la Seconda guerra mondiale ha fatto sì che sia passato quasi un secolo prima che i piani si realizzassero.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter