DispersiUn ragazzo su sei in Italia abbandona la scuola

I giovani tra i 18 e i 24 anni con nessun titolo di studio o al massimo la licenza di scuola media oggi sono al 16,6% nel Sud Italia, a fronte del 10,4% nel Centro-Nord. Quindi quasi il doppio della media europea del 9 per cento. Una ferita italiana, che però non allarma i governi. E non basterà il Pnrr a eliminare questa piaga

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Succede nelle regioni del Sud, ma non solo. I ragazzi che abbandonano la scuola in Italia sono ancora troppi. Erano 83mila gli studenti che, alla chiusura degli scorsi scrutini, sono stati bocciati solo perché non hanno raggiunto la soglia minima delle presenze. Rischiano almeno di raddoppiare, nel 2023. È la piaga dispersione scolastica, di cui parla Repubblica citando i dati della Svimez. La maglia nera va al Mezzogiorno, con un picco nell’area metropolitana di Napoli. E non basterà il Pnrr a eliminare questa piaga. 

Si parla di questi studenti anche come Early leaver: i ragazzi tra i 18 e i 24 anni con nessun titolo di studio o al massimo la licenza di scuola media. Oggi sono al 16,6% nel Sud Italia, a fronte del 10,4% nel Centro-Nord. Con un tasso di abbandono medio del 12,7 per cento. A fronte di una media europea del 9 per cento. Una ferita italiana, che però non allarma i governi.

E molto dipende dai territori in cui si nasce. È stretta la connessione, tra i servizi che la scuola non offre e l’abbandono. Il tempo pieno, ad esempio, al Sud è solo al 18 %, contro il 48 del resto del Paese. Di più: a Milano è all’80%, a Napoli solo al 20. A Napoli la dispersione in media è arrivata al 23 per cento. Il prefetto Claudio Palomba ha ripetuto spesso: «In provincia siamo a picchi del 50-60%, impressionante».

Su queste distanze, gli analisti di Svimez con il manager Ernesto Albanese de l’Altra Napoli onlus ci hanno costruito un cartoon dal titolo “Un Paese, due scuole”. Racconta di due ragazzini di quinta elementare, nati lo stesso giorno: uno vive in Toscana, dove l’85% delle scuole ha una mensa, e il 75 dispone di palestra; l’altro scolaro invece sta a Napoli, con l’80% delle scuole senza il tempo pieno, e l’83 che non ha palestra. Il bimbo del Nord avrà avuto alla fine della quinta, grazie al tempo pieno, 1.226 ore di formazione, e quello del Sud solo mille. Alla fine del ciclo, il ragazzino del Meridione è in credito di un intero anno in termini di formazione, doposcuola, educazione alimentare e allo sport. In pratica: un anno di crescita che manca. 

E il Pnrr? Luca Bianchi, direttore di Svimez, dice a Repubblica: «Il Pnrr che dedica importanti risorse all’istruzione non raggiunge l’obiettivo di colmare i divari: la priorità oggi è rafforzare il sistema soprattutto nelle aree più marginali, garantendo asili nido, tempo pieno, palestre. Da una ricerca Svimez in via di pubblicazione emerge che l’investimento per alunno del Pnrr sull’istruzione (esclusi gli asili nido) è stato pari a 903 euro nella provincia di Milano, dove il tempo pieno è assicurato al 75% dei bambini della primaria, mentre è di 725 euro a Palermo, col tempo pieno solo al 10%».

Il piano stanzia un miliardo e mezzo di euro contro la dispersione scolastica, ma i presidi hanno le segreterie vuote e sono preoccupati per la rendicontazione dei progetti, al punto che qualcuno potrebbe decidere di non utilizzare le risorse. Sono previsti interventi di sostegno per 820.000 studenti entro la fine del 2025. Entro il 2026 il tasso di abbandono scolastico, attualmente al 12,7%, dovrebbe scendere al 10,2%, avvicinandosi alla media europea (9,7%). Entrambi obiettivi molto ambiziosi, per i quali molte scuole (il 55%) hanno coinvolto gli enti locali con patti di rete, per avere un sostegno organizzativo. Il tempo stringe, le norme del Pnrr prevedono che i primi risultati debbano già essere raggiunti entro la fine del 2024.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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