Roma non c’èL’inadeguatezza di governo e opposizione sull’emergenza in Emilia-Romagna

Meloni e Schlein non hanno mostrato grande prontezza di riflessi sulla tragedia climatica, lasciando spazio alle solite scaramucce tra i difensori dell’una e dell’altra. Ma ovviamente nessuno ha fatto peggio di Conte

Guido Calamosca/LaPresse

Qualche riflessione sulla reazione della politica “romana” alla tragedia che ha colpito l’Emilia-Romagna. Il governo, innanzitutto. Ha reagito con la forza che era necessaria? Si sente che Roma c’è? Non pare proprio. È vero che Matteo Piantedosi e poi Nello Musumeci si sono recati subito nella zona, ma è il minimo sindacale.

Diciamo la verità, si è sentita l’assenza della presidente del Consiglio – come si sa, prima in Islanda e poi di lì in Giappone per impegni internazionali irrinunciabili – e nessuno può darle la colpa. Però una riunione del Consiglio dei ministri, anche in sua assenza, o con lei collegata da remoto, si sarebbe dovuta tenere anche solo per dare l’idea al Paese, e soprattutto alle popolazioni interessate e agli ammirevoli sindaci della zona interessata dal disastro, che il governo centrale c’è, magari mettendo subito qualcosa di più dei venti milioncini stanziati.

No, il Consiglio dei ministri si farà solo martedì, attendendo che Giorgia Meloni smaltisca gli effetti del lungo viaggio. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (è uno che si chiama Matteo Salvini) non si è visto e non si è sentito. Solo oggi parlerà con Stefano Bonaccini, mentre forse Musumeci avrebbe potuto rendersi utile in zona più che dietro la sua scrivania. Forse, eh. Certo non è il momento delle polemiche. Però ci sono momenti in cui lo Stato si deve far sentire.

Sandro Pertini si recò in Irpinia poche ore dopo il terribile terremoto del 1980, per dire, stavolta stranamente il Quirinale non ha parlato molto. Chi invece purtroppo ieri si è fatto sentire è Ignazio La Russa, come al solito inutilmente polemico con i giovani ambientalisti che protestano – con metodo discutibilissimi ma cosa c’entrano in questa vicenda.

E il Partito democratico? Ieri Elly Schlein è andata nella sua Emilia-Romagna, la regione di cui è stata vicepresidente fino al 24 ottobre, quando si dimise in vista della corsa congressuale del partito, poi vinta. Perché non è andata prima, nelle prime ore del dramma? Si può qui solo tentare di capirne le ragioni, non avendo lei detto nulla (anche perché non le è stato chiesto). Schlein ha avuto una reazione relativamente lenta. Solo qualche giorno dopo il dramma ha rilasciato un’intervista nella quale ha detto molte cose giuste, a partire dalla necessità di mettere al primo posto – ma si dice sempre così dopo le tragedie – una seria e organica politica della prevenzione e ha proposto di stornare fondi del Pnrr per la ricostruzione e la manutenzione di quel territorio. Una strada che però il ministro Raffaele Fitto ha sbarrato, forse con ragione, a causa della rigidità delle “causali” degli investimenti del Piano.

È chiaro che la segretaria del Partito democratico non ha voluto dare l’impressione di fare una passerella nelle ore più drammatiche e non ha voluto correre il rischio di essere un elementi di intralcio ai soccorsi (anche se quest’ultima motivazione non regge tanto).

Schlein è fatta così. È una leader che non si muove d’istinto. Un Walter Veltroni, o un Matteo Renzi – per fare due esempi – si sarebbero precipitati due ore dopo sui luoghi del disastro a costo di arrivarci in canotto. Sono modelli di leadership diverse. Può darsi che il tratto femminile e meno aggressivo induca Elly a non gettarsi sulla notizia, e questo non è di per sé negativo, preferendo restare ai bordi della scena riflettendo sui pro e i contro di ogni sua mossa.

A Cutro andò subito, perché lì la sua presenza fisica suonava come una critica al governo – ne aveva ben donde – mentre stavolta si è imposta una valutazione più attenta a rischio di una sua marginalità in un momento così delicato.

Naturalmente la destra ha pronta un’altra versione, e cioè che la segretaria del Partito democratico, già vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, non abbia voluto mettere la faccia su un disastro che nella cinica logica dei giornali di destra mette nel mirino Stefano Bonaccini, un uomo che andrà semmai sostenuto da tutti per l’immane compito che lo attende.

D’altra parte il Partito democratico dell’Emilia-Romagna, per quel che conosciamo, non ha certo bisogno della presenza della segretaria per rimboccarsi le maniche: come tutti gli emiliani e i romagnoli è gente che non ha paura di nulla, che nessun flagello naturale potrà mai piegare, ed è anche in considerazione di questo che Schlein non ha ritenuto d dover essere subito presente fra i “suoi”.

Chi invece non può proprio parlare e infatti non parla è quel Giuseppe Conte che – come ha ricordato su Linkiesta Mauro Pasquini – nel 2018 abolì Italia Sicura, una delle poche realizzazioni sensate degli ultimi anni nel quadro degli interventi politici sul tema dell’ambiente e del territorio. È una circostanza che avevamo dimenticato, un’altra ragione per considerare l’avvocato del popolo non spendibile per una sana politica riformatrice.

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