All’arrembaggioDalle pagine di un manga al centro di Milano

Il Baratie vuole essere proprio come il ristorante galleggiante di One Piece: un porto franco nel quartiere Solari in cui bere e mangiare (bene) senza troppe formalità

Ostrica, mela, peperoncino e aneto, credits @Baratie

Andrea Cicu, in cucina, e Giacomo Sacchetti, dietro al bancone, hanno appena festeggiato con tutta la ciurma il secondo compleanno del loro riuscitissimo progetto: non è un cocktail bar con cucina, ma neppure un ristorante con cocktail bar; è semplicemente Baratie, un locale walk-in per farsi trascinare nel mood della serata. Entri per una birra (di PicoBrew) dopo un lunedì massacrante in ufficio, magari stuzzichi due sarde fritte in compagnia dei colleghi, e tra una chiacchiera e l’altra si fa sentire quell’appetito profondo che un aperitivo non è in grado soddisfare. Ma sono già le dieci… a quel punto che fai? Resti ancora un po’ e ti godi le “cicurie” della cena.

Andrea Cicu 

 

Giacomo Sacchetti

L’idea è nata dall’intesa vincente tra i due soci fondatori, che scoprono di avere la stessa ambizione quando si incontrano al Tree nel 2019. Classe 1990, Andrea si forma nelle cucine di Fra Fiusch a Revigliasco per poi andare a gestire il fratellino Anteprima a Torino, con una parentesi nel cuore della Sardegna ai fornelli del S’apposentu di Roberto Petza. Torinese di nascita e sassarese di origine, sceglie Milano per continuare la sua avventura. E dopo aver guidato la brigata del Vinoir in Porta Ticinese sbarca al Tree, dove conosce la sua “anima gemella”.

Giacomo trova sfogo al suo intuito imprenditoriale frequentando la facoltà di ingegneria gestionale, ma non riesce a tenere a freno la sua vera vocazione e così trova un posto al Pravda, il suo bar preferito: qui scopre la passione per la mixology e soprattutto coltiva il sogno di «restituire alla città la sua cultura dell’aperitivo, quella della “Milano da bere” con i suoi i vermouth e i suoi bitter».

E ora eccoli insieme ad altri cinque soci a bordo del Baratie, a far fruttare le rispettive esperienze in uno spazio a loro immagine e somiglianza in cui fare sperimentazione e cultura di prodotto, trasmettendo un po’ di “sostanza” in un panorama milanese che spesso vede trionfare le apparenze, mentre a loro il fumo senza arrosto non piace proprio. Il cuore del locale è la “libreria di bottiglie” dietro al bancone, che vi accoglie all’ingresso insieme al sorriso del barman: (con)fidatevi e lasciatevi guidare, senza rimanere troppo ancorati ai grandi classici. Iniziate con un aperitivo condiviso, magari assaggiando una rivisitazione del Garibaldi ancor più “beverina” dell’originale: il Select sostituisce il Campari, il succo di pompelmo rimpiazza quello d’arancia, e l’aggiunta di aromi mediterranei infusi nella vodka dona quel tocco di freschezza che incoraggia a chiedere un secondo giro senza troppe remore.

Condito

La focaccia – unta il giusto e buona di più – non vi basta? Allora lanciatevi sulle “cicurie da aperitivo”: questo neologismo vuole rendere omaggio allo chef Cicu, creatore degli sfizi gastronomici più o meno complessi che accompagnano le bevute senza limiti di orario, dalle 17:30 alle 23. Se volete restare sul classico, sarde fritte e zucchine in pastella vi lasceranno più che soddisfatti; aggiungete anche una giardiniera per sgrassare, che non fa mai male. Ma noi vi consigliamo di “osare” con il bignè di fegatini, mandorle e caramello salato: un’esplosione di golosità, dal morso bello pieno, di quelli che ti danno gioia mentre la farcia cola generosa verso il mento. E i più coraggiosi saranno attratti, a ragion veduta, dallo spiedino di asino: tenero, delicato e (finalmente) insolito per un aperitivo.

E se non siete in vena da “entri-bevi-esci” o non amate stare appollaiati sugli sgabelli per una serata ibrida in stile apericena, il Baratie sa accontentare anche i maniaci della prenotazione: nella sala principale vi attende il lungo social table, da condividere con futuri amici durante una cena completa. Se desiderate un luogo più intimo, potete riservare la saletta privata che può ospitare fino a otto coperti per una cena servita, seguendo l’esempio del gruppo di mamme che si incontrano qui ogni due giovedì per condividere racconti, risate, buon vino e cicurie.

Mentre l’informalità regna sovrana intorno al bancone – e ancor più nello spazio esterno affollato di giovani gaudenti – la cena servita attorno al tavolo ottagonale della “saletta VIP” ha un che di sofisticato, pur restando alla portata di tutte le tasche: il servizio fresco e spontaneo rimane la costante che accompagna i piatti, ben eseguiti, ragionati e gustosi. Se i tajarin “alla ligure” (con ragù di coniglio e olive) sono appaganti in modo sincero e comprensibile per tutti i palati, anche grazie alla consistenza magistrale della pasta fresca, il porro con crema di nocciola e salvia fritta lascia interdetti: cotto sottovuoto per poi entrare nel Green Egg – «bbq da gastrofighetti» amato da Cicu – si veste di una nota amarognola e affumicata, esaltata dalla tostatura della frutta secca. Aromi insoliti, a cui il fratello gentile della cipolla non ci ha abituati, e proprio per questo più intriganti anche se meno piacioni.

Tagliolini coniglio e olive
Porro nocciola e salvia

Qualora fosse vero – non ne siamo poi così certi – che il cocktail fa aperitivo mentre il vino fa cena, la cantina del Baratie propone più di trecento referenze, e poco scontate. Come AltaCosta, il Metodo Classico Brut di Tenuta San Francesco, accompagnamento sapido e rinfrescante adatto alle cicurie; o il Primitif del Domaine Giachino, nella regione storica della Savoia all’interno del Parc naturel Régional de Chartreuse: la bassa gradazione può far pensare a un succo di frutta, tanto si ha l’impressione di mordere dell’uva, e si sposa a meraviglia con l’ostrica condita con purea di mela, aneto e peperoncino.

Cicurie

Concludete in dolcezza con la tartelletta di frolla con crema pasticcera bruciata, il must have peccaminoso del Baratie: non stupitevi di assaggiarla in declinazioni sempre diverse, magari insidiata da una marmellata di limoni piuttosto che di arance; ma state pur certi che manterrà sempre quel gusto autentico e soddisfacente a cui Andrea è tanto affezionato e fedele. E poi caffè… corretto con scotch e Barba-Turico, un elisir balsamico ottenuto dalla macerazione a freddo di ventisei botaniche dell’arco alpino italiano. Erbe, radici e spezie di montagna regalano proprietà calmanti a questo un caffè alcolico, piacevole ossimoro che rappresenta perfettamente un locale nemico delle etichette. Che funziona proprio per questo.

Tartelletta e Barbacoffee

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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