Bruxelles in palioLo scontro nella destra per le Europee è destinato a diventare feroce

Alle elezioni dell’anno prossimo la Lega potrebbe rubare voti a Forza Italia, forse perfino prenderne il posto negli equilibri del Ppe. Al momento Berlusconi è l’ultimo baluardo della sopravvivenza azzurra

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Gli East End Studios di Milano sono il set cinematografico del ritorno di Silvio Berlusconi. Oggi sarà acclamato da quattromila seguaci che attendono di vederlo in un video-ostensione del suo corpo. Non basta una semplice telefonata per tentare la disperata operazione di proiettare nel futuro un partito e un leader malato. Generali e colonnelli forzisti si aggrappano ancora al Cavaliere, alle sue residue forze, per tenere a galla Forza Italia nella maggioranza, nel governo e dentro il Partito Popolare, che tra un anno, alle europee, si gioca tutte le carte della virata a destra voluta dal bavarese della Csu Manfred Weber.

Il capogruppo e presidente dei Popolari europei ieri, all’apertura della convention “La forza dell’Italia”, ha indicato il modello politico italiano come esempio da replicare a Bruxelles, «una collaborazione proficua tra famiglie politiche». Riferimento diretto ai Conservatori europei guidati da Giorgia Meloni. Questo modello italiano comprende anche Matteo Salvini, che in Europa però sta nel gruppo di Identità e Democrazia, insieme a madame Marine Le Pen, l’estrazione destra tedesca e olandese, odiati da tutte le correnti del Partito Popolare. Soprattutto da quelli del Nord Europa e della stessa Cdu tedesca, sia la vecchia guardia legata a Angela Merkel sia la nouvelle vague più destrorsa.

Salvini e i suoi eurodeputati non contano un fico secco. La Lega nel 2019 prende il trentaquattro per cento ma attorno a essa, a Le Pen, ai tedeschi di AfD e all’ultradestra olandese viene stretto un cordone, al punto che al gruppo Identità e Democrazia non viene assegnato neanche un vicepresidente di commissione.

Intanto si forma la maggioranza Ursula con i voti dei Socialisti, dei Popolari, dei Cinquestelle e dei Conservatori polacchi e italiani, i quali cominciano il loro cammino verso il cuore del potere europeo. Leghisti fuori dai giochi, una lunga traversata nel deserto. Adesso però vogliono finire per entrare nel sancta sanctorum di Palazzo Berlaymont. Per fare questa scalata, il Carroccio dovrebbe non solo abbandonare i tedeschi e gli olandesi, ma togliersi la palla al piede di Le Pen. Salvini non è d’accordo, mentre Giancarlo Giorgetti e i governatori del nord spingono per entrare nel Ppe, per bussare al grande portone del potere europeo, replicando a Bruxelles proprio il modello italiano.

I leghisti martedì scorso a via Bellerio hanno cominciato a discuterne e continueranno a farlo nel prossimo Federale del 29 maggio, dove tutti si augurano che Salvini dica la sua. Finora ha ascoltato gli altri. Giorgetti, per il quale la Lega è un partito che governa a Roma e nelle regioni da decenni: «Eppure l’alleanza con gli estremisti tedeschi di AfD ci toglie credibilità sul piano internazionale».

Sulla stessa posizione il capogruppo Riccardo Molinari, il vicesegretario Andrea Crippa e il governatore lombardo Attilio Fontana. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha guidato Salvini sui sentieri sovranisti e antieuropei quando a Strasburgo condividevano l’abitazione, suggerisce invece di «ripulire» Identità dai tedeschi e olandesi e tenersi Le Pen per non snaturarsi, per avere un profilo più critico verso Bruxelles, perché il rischio è di perdere tanti voti.

Salvini vuole ripulirsi, iniziare un dialogo con i Popolari e federarsi o perfino aderire al gruppo Ppe, diventando il nuovo punto di riferimento in Italia di questa potente famiglia europea. La Lega punta a superare di slancio il dieci per cento alle elezioni europee, nella speranza di rubare consensi a Forza Italia, sempre più debilitata e senza futuro, come il suo leader. Salvini vorrebbe fare una sostituzione etnica-politica per sedersi, con un suo rappresentante, al tavolo della Commissione europea.

È questo obiettivo il vero convitato di pietra della convention milanese. Non è un caso che l’organizzatore Maurizio Gasparri e il reggente del partito Antonio Tajani hanno martellato su un concetto: «Non siamo un reperto del passato ma il futuro». Questo il senso del video del Cavaliere, dopo un mese di ricovero, e di un altro video che ricorderà la storia del leader . «Perché se in Italia c’è un governo di centrodestra – precisa Tajani – lo si deve a questo signore. Che rappresenta la nostra storia, il nostro passato e il futuro».

E tanto per essere più chiaro, il ministro degli Esteri ha precisato che per aderire al Ppe bisogna fare una richiesta e condividere i valori europeisti, cristiani e atlantisti. «Noi siamo federalisti, bisogna chiedere alla Lega cosa vuole fare», taglia corto e acido Tajani, che vuole tenere alla larga l’amica di Matteo: «Non abbiamo nulla a che fare con la signora Le Pen. Io non sono stato eletto con i suoi voti, noi siamo stati eletti con i voti dei moderati e dei conservatori. Meloni è la presidente dei Conservatori e Le Pen non fa parte dei Conservatori, è fuori contesto». Insomma, la Lega non sostituirà Forza Italia; poi, se si tira dietro l’appestata francese, è meglio che non si faccia vedere dalle parti del Ppe. La stessa appestata che è all’origine dello scontro con il ministro dell’Interno Gérald Darmanin.

Lo scontro per le europee dentro la maggioranza è destinato a diventare feroce. Passa attraverso la sopravvivenza azzurra. Pertanto, tenere in piedi Berlusconi come simulacro diventa vitale, indicare Le Pen come la bestia nera pure, ma Salvini non vuole tagliare con Marine.

Ieri l’ha fatta difendere da Marco Zanni e Marco Campomenosi, capogruppo di Identità e capo delegazione della Lega. Dicono di essere «orgogliosamente amici e alleati di Marine Le Pen e Jordan Bardella, che oggi rappresentano il primo partito in Francia e soprattutto non insultano l’Italia e il suo governo». Il messaggio è che i parlamentari della Lega e Rassemblement National saranno determinanti per il nuovo governo comunitario, per cui Tajani farebbe meglio a non fare lo schizzinoso se vuole mettere in un angolo i Socialisti e Renew Europe. E magari diventare Commissario con un portafoglio pesante.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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