La sublime svoltaLa fine dell’invincibilità di Erdogan e delle sue promesse

Il ritiro di Ince, ex segretario del Chp, aumenta le possibilità che il prossimo presidente possa essere eletto al primo turno. Il leader dell’opposizione Kilicdaroglu è in testa nei sondaggi, entrambi i candidati hanno cercato di accattivarsi la Gen Z

Poster elettorali che mostrano Erdogan e Kilicdaroglu
AP Photo/Emrah Gurel

Istanbul. La Turchia è pronta alle storiche elezioni del 14 maggio, tra colpi di scena dell’ultimo minuto e comizi oceanici accompagnati da musica elettronica o dal lancio di pietre. A sfidarsi saranno Recep Tayyip Erdogan e il leader dell’opposizione, Kemal Kilicdaroglu, candidato del cosiddetto Tavolo dei sei, una coalizione di diversi partiti unitisi per sconfiggere il presidente uscente. A contendersi il posto di capo di Stato è anche e Sinan Oğan, esponente della destra nazionalista, ma secondo i sondaggi non dovrebbe superare il tre per cento delle preferenze.

Ugualmente basso era il sostengo che aveva raccolto intorno a sé MuharremI Ince, ex segretario del partito repubblicano Chp guidato adesso da Kilicdaroglu. Ince però ha deciso di ritirare la sua candidatura a pochi giorni dalle elezioni, dopo che il consenso raccolto soprattutto tra i più giovani era crollato dal sei all’1,5 per cento.

Ufficialmente Ince ha deciso di fare un passo indietro a causa delle critiche ricevute dal Tavolo dei sei: secondo la coalizione, la sua candidatura stava agevolando Erdogan e riducendo le possibilità di successo dell’opposizione. Con il suo ritiro aumentano le probabilità che già domenica si decida chi sarà il prossimo presidente della Turchia, anche se l’ipotesi ballottaggio resta ancora sul tavolo.

In quel caso molto dipenderà anche dal successo che i singoli partiti registreranno nelle elezioni parlamentari e che potrebbe influenzare la preferenza di voto di una parte dell’elettorato al secondo turno, previsto eventualmente per il 28 maggio.

A poche ore dalle elezioni, intanto, i sondaggi continuano a parlare di un testa a testa tra Erdogan e Kilicdaroglu. Secondo l’istituto Konda, il leader dell’opposizione potrebbe contare sul 49.6 per cento delle preferenze, mentre il presidente uscente sarebbe fermo al 43.7 per cento. Per vincere, un candidato deve ottenere il cinquantuno per cento delle preferenze, pertanto Kilicadroglu potrebbe non riuscire a battere per pochissimi punti il suo avversario. I voti di Ince potrebbero aiutare il leader del Chp a vincere al primo turno, ma la partita è ancora aperta.

Decisivo in queste elezioni sarà anche il sostegno dei cinque milioni di cittadini turchi che si recheranno per la prima volta alle urne. Entrambi i candidati hanno cercato di accattivarsi il sostegno della Gen Z proponendo riforme e misure di sostegno economico che consentano loro di studiare e di trovare più facilmente un lavoro, ma molti giovani sono ancora indecisi su chi votare. Erdogan ha puntato sul successo dell’industria della difesa e della tecnologia, mentre Kilicdaroglu sull’inclusione e sulla fine del nepotismo, percepito come un problema dalla Gen Z ma non solo.

Manifestazione elettorale del CHP
Manifestazione elettorale del CHP (AP Photo/Khalil Hamra)

Se il voto dei giovani è un terreno di contesa tra i due candidati, lo stesso non può dirsi per le casalinghe. Questo bacino elettorale di circa undici milioni di voti dovrebbe andare in larga maggioranza a Erdogan, che già in passato ha potuto contare sul sostegno di una parte della popolazione che si riconosce nei valori conservatori che guidano il partito del presidente.

In vista delle elezioni, il capo di Stato ha anche promesso alle casalinghe una pensione statale e nuove forme di sostegno alla famiglia, secondo un copione già utilizzato in passato e risultato decisamente vincente. Da parte sua, Kilicadroglu ha proposto di introdurre riforme simili, ma secondo i sondaggi il suo messaggio ha fatto meno breccia in questo elettorato.

I due candidati si sono contesi anche il voto dei circa settecentomila dipendenti pubblici, pesantemente colpiti dall’aumento dell’inflazione. Il leader dell’opposizione ha promesso misure ad hoc per aumentare il salario minimo, ma Erdogan, forte della carica che ancora ricopre, lo ha battuto sul tempo annunciando un incremento dello stipendio minimo del quarantacinque per cento per il 2023 e per il 2024.

Il presidente uscente ha anche promesso gas per la cucina e acqua gratis per un anno, i cui costi sono ugualmente saliti a causa delle politiche monetarie imposte dal capo di Stato, che controlla di fatto le decisioni della Banca centrale.

Le promesse di Erdogan però non stanno riscuotendo il successo del passato. A dimostrarlo sono prima di tutto i sondaggi, ma lo stesso presidente afferma da giorni che saranno le urne di domenica a decretare la vittoria di uno o dell’altro candidato. Un cambio di toni significativo per un leader da sempre convinto di riuscire a vincere un nuovo mandato, ma che stavolta teme un reale cambio ai vertici del potere.

In attesa del voto di domenica, le città sono state tappezzate di manifesti elettorali di dimensioni e forme diverse. Camminando per le strade di Istanbul si è guardati a vista dalle gigantografie dei due candidati più importanti, accompagnati dai loro slogan e da promesse elettorali che non sarà facile mantenere. La vita intanto continua a scorrere, ma nei bar, nei negozi o più semplicemente per strada i cittadini discutono animatamente o a voce più bassa del futuro di un Paese che da vent’anni a questa parte è stato governato da un uomo non più invincibile come in passato.

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