Cortocircuito di maggioranzaSalvini farà di tutto, ma proprio tutto, per nominare il commissario alla ricostruzione

Il leader della Lega vuole vendicarsi con Bonaccini per la sconfitta delle Regionali 2020 e si metterebbe di traverso anche al suo stesso governo pur di non lasciargli gestire a lungo neanche l’emergenza in Emilia-Romagna

Lapresse

C’è un cortocircuito nel governo tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che ha il dente avvelenato con Stefano Bonaccini. Il leader della Lega si era trasferito in Emilia-Romagna per far vincere, alle regionali del 2020, la sua pupilla Lucia Borgonzoni. Aveva battuto palmo per palmo il territorio, aveva assoldato pure il presidente del Veneto Luca Zaia durante la campagna elettorale come modello “perfetto” di amministratore. Uno dei suoi tanti errori: figuriamoci se gli emiliano-romagnoli si fanno dare lezioni.

Tra l’altro il governatore Zaia si concentrò proprio in quell’entroterra romagnolo devastato dall’alluvione, accompagnato da Jacopo Morrone, ex sottosegretario alla Giustizia, che era ed è il segretario del Carroccio in Romagna. Lo stesso Morrone che accarezzava il sogno di mettere le mani sulla ricostruzione o, quantomeno, avere un ruolo forte. La Lega vorrebbe una personalità vicina, che non sia un tradizionale e acerrimo avversario politico. Mai e poi mai il governatore Bonaccini, che impedirebbe a Salvini di farsi una bella campagna elettorale alle europee del prossimo anno (perché, sia chiaro, i leader politici, tutti, nessuno escluso, hanno la testa lì). Il ministro delle Infrastrutture non vuole le mani legate quando ci sarà da ricostruire strade e ponti franati. È lui il Capo Cantiere d’Italia. Ma il problema è che non vuole neanche che Bonaccini gestisca a lungo l’emergenza.

Con tutta probabilità non sarà Bonaccini il commissario della ricostruzione, nonostante venga considerato il commissario naturale da altri tre governatori del centrodestra come Luca Zaia, Roberto Occhiuto e Giovanni Toti. Ha dimostrato sul campo le sue capacità nella ricostruzione post sisma del 2012. Oltre al fatto che conosce come pochi il territorio danneggiato dalle alluvioni.

A tre anni dalla sconfitta delle Regionali, Salvini vorrebbe gustarsi la vendetta, una tremenda vendetta. Perché nel 2020 la sconfitta per mano dell’uomo del Partito democratico con il pizzo e ray-ban fu veramente cocente. Aveva pregustato la conquista della fortezza rossa per antonomasia con una campagna elettorale tutta all’attacco con citofonate al Pilastro e contro il partito di Bibbiano che toglieva i figli ai genitori con l’inganno. Nessuno sembrava poterlo fermare, forte di quel trentaquattro per cento preso alle europee e in seguito alla vertigine di avere disarcionato il governo Conte I, che nel frattempo si era accasato con il Partito democratico.

Ora devono passare sul suo cadavere per la nomina di Bonaccini, che allora gli fece mangiare la polvere segnando l’inizio della luna calante leghista e del sorpasso di Fratelli d’Italia. Salvini non vuole trovarsi tra un anno Bonaccini commissario e candidato alle elezioni europee. Un appuntamento con cui Salvini conta di avvicinarsi, per quanto possibile, alla sua vera rivale/alleata Giorgia. Non accetta neanche che il governatore emiliano rimanga a lungo commissario per l’emergenza. Ieri il capo leghista ha fatto circolare una nota a doppio taglio affilato (“fonti del partito di Matteo Salvini”) per dire «non c’è alcun veto o antipatia nei confronti di alcuno: la Lega, a tutti i livelli, è impegnata per risolvere i problemi e auspica che la nomina avvenga al più presto». Poi è stato lo stesso ministro per le Infrastrutture a sollecitare la nomina «il prima possibile».

Esattamente l’opposto di quello che ha detto il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, nella sua informativa al Senato, ha infatti ricordato che la fase dell’emergenza «di solito dura un anno». «Sento parlare di nomina di un commissario straordinario per la ricostruzione: voglio assicurare che questo non è all’ordine del giorno. La fase dell’emergenza – ha precisato Musumeci – verrà chiusa soltanto quando la Protezione e l’Emilia-Romagna avranno comunicato che non ci sono più le condizioni per mantenere lo stato di emergenza». Un’ora dopo è uscita la nota della Lega.

Non sarà Bonaccini il commissario per la ricostruzione, ma una persona super partes che accontenti tutti, un piccolo miracolo di unità nazionale, che in questi casi sarebbe saggio praticare. Non sarà Bonaccini perché il commissario dovrà occuparsi anche di territori e comuni di Marche e Toscana colpiti dalle esondazioni. Sì, ma il governatore intanto è e rimarrà sulla tolda di comando per almeno un anno, così come è scritto nell’ordinanza del ministro della Protezione civile che gli ha dato i poteri commissariali.

Salvini vorrebbe tempi brevi, è furioso con Meloni, che ha usato con il Partito democratico il garbo che non è reciproco. Quando si dice eterogenesi dei fini. Il leghista può intanto brindare alla conversione in legge del decreto sul Ponte di Messina. Si è pure inventato un nome da dare all’opera: “Il ponte degli italiani” (ma a decidere il nome definitivo sarà un concorso di idee). Almeno questa gli è andata bene.

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